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Erbe cinesi: rimedio contro il Parkinson?

erbe cinesi parkinsonE’ stato calcolato che in tutto il mondo ci siano almeno quattro milioni di persone colpite al morbo di Parkinson. Basti pensare che solo in Italia si contano 10mila nuovi casi ogni anno, per un totale di circa 250mila pazienti. In virtù di questi numeri elevati, sono spuntati un po’ dappertutto nuovi centri di ricerca per tentare, se non altro, di arginare il proliferare di questa patologia.
E un recente studio pubblicato su Neural Regeneration Research, sembra aprire la strada della speranza, evidenziando il ruolo positivo esercitato sulla malattia dall’assunzione di alcune erbe cinesi. La ricerca sottolinea le virtù benefiche di alcuni preparati a base di erbe, che sembrerebbero essere in grado di rafforzare l’energia renale. Siccome la malattia di Parkinson è segnata dalla perdita selettiva di neuroni dopaminergici, sono state realizzate delle culture in vitro con tali elementi e, dai primi risultati, sembrerebbe che determinate erbe come l’Epimedii (Epimedium) e la Cistanches (Cistanche), possono fornire un buon aiuto nel ridurre i sintomi del morbo di Parkinson, nel difendere le cellule nervose e nel regolare l’espressione dei fattori di apoptosi (morte cellulare programmata).
Una ricerca parallela, guidata dal professor Mingyan Wang della Nanjing University di Medicina Cinese, ha dimostrato, invece, come estratti in vino del Fructus Corni possano aiutare il trattamento delle lesioni legate agli stress ossidativi del cervello. Lo stesso componente (dall’impossibile nome di 5-idrossimetilfurfurale), sembrerebbe essere dotato anche di proprietà antiossidanti, antisettiche, antinfiammatorie e antitumorali, e sarebbe in grado di svolgere un ruolo protettivo nei confronti dell’ippocampo danneggiato dal perossido di idrogeno. Lo studio, per ora portato avanti solo su modello animale, naturalmente è solo il primo, piccolo passo verso l’individuazione di un percorso clinico in grado di combattere una patologia per ora incurabile e in fase espansiva, facilitata anche dall’invecchiamento della popolazione mondiale.

Articolo di Redazione
Fonte: La Stampa, 29/11/2013