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Neurologia

C’è una relazione tra i vaccini e l’autismo?

L’autismo, o tecnicamente meglio definito come Disturbo dello Spettro Autistico (Autism Spectrum Disorder, ASD, APA 2013) implica diversi sintomi. Insorgendo nei primi anni di età è frequente che si utilizzi anche il termine autismo infantile. L’autismo non è una malattia; una malattia, infatti, prevede una diagnosi e una cura: dall’autismo invece non si guarisce. L’autismo è una sindrome: sarebbe meglio definirlo “sindrome dello spettro autistico”. Sono anni che gli studiosi cercano di indagare le cause del Disturbo Autistico, ancora in parte incerte: gli studi più recenti dimostrano che è la risultante di vari fattori, tra cui la combinazione di fattori genetici.

Autismo e vaccini

antidepressivisintomi dell’autismo compaiono, di solito, prima dei tre anni, riguardano inizialmente difficoltà di linguaggio e di comunicazione, e un’apparente difficoltà di contatto emotivo, sia con i genitori sia con i coetanei, ma le sfumature e i quadri di presentazione possono essere anche assai diversi, il che rende spesso anche assai difficoltosa la diagnosi.

Al momento non si può affermare che vi siano evidenze scientifiche per cui i vaccini possano causare o contribuire a causare l’autismo. Gli studi presenti in letteratura sottolineano come il tasso di diffusione dei disturbi dello spettro autistico non differisca tra i bambini che hanno ricevuto il vaccino e quelli che non sono stati sottoposti alle iniezioni vaccinali.

Nonostante le ripetute smentite da parte della comunità scientifica, da anni continuano a circolare le voci che a causare l’autismo possano essere alcune vaccinazioni di età pediatrica; voci che alimentano una gran confusione. In un caso, sotto accusa, c’è stato il vaccino contro il morbillo, ed è stato dimostrato che si trattava di una vera e propria bufala; falsificando i dati, un medico inglese, era riuscito a pubblicare su una rivista scientifica autorevole l’ipotesi che il vaccino, che contiene il virus vivo attenuato, potesse provocare l’autismo.
L’autismo è una sindrome di difficile gestione in quanto l’accudimento ricade completamente sui familiari; le famiglie di pazienti autistici sono riunite in numerose associazioni che si interrogano sui percorsi migliori per avviare un bambino autistico ad una vita il più possibile autonoma

Non sono rare le notizie di bambini isolati perché problematici e difficili da gestire, e la filosofia dell’inclusione di questi bambini nella scuola incontra non poche difficoltà, per non parlare della loro vita da adulti, quando il sostegno delle famiglie può venire a mancare.

 La terapia mediata dai genitori

Al Bambin Gesù si effettua una “terapia cooperativa mediata dai genitori” che si rivolge a tutto il nucleo familiare e coinvolge il bambino a partire dall’età prescolare. Il percorso dura 6 mesi: si inizia con una seduta a settimana e si finisce con una cadenza mensile. Il trattamento consente di costruire, in un arco limitato di tempo, un’interazione tra genitori e figlio che favorisce lo sviluppo delle competenze sociali e comunicative nel bambino, aumenta il senso di autoefficacia dei genitori e riduce lo stress.

In pratica, si forniscono ai genitori consigli utili e pratici da adottare nell’interazione con il proprio bambino. Per esempio, mantenere una postura che favorisca il contatto dello sguardo e l’interazione faccia a faccia; seguire l’interesse del bambino per provare a coinvolgerlo in attività condivise; parlare con un linguaggio semplice e adatto alle competenze linguistiche del bambino. Spesso i bambini autistici devono affrontare anche l’isolamento che vivono a scuola dove non sempre riescono ad integrarsi.

Una delle problematiche più importanti è l’inserimento del ragazzo in classe. Le insegnanti, non per colpa loro, spesso non hanno gli strumenti per ‘gestire’ un alunno autistico. Molte volte purtroppo la soluzione diventa l’aula di sostegno che isola e alimenta la frustrazione del ragazzo. Per questo da anni le associazioni si battono per stipulare con le scuole protocolli per la formazione gratuita delle insegnanti e l’affiancamento di educatori professionali e di psicologi neuropsichiatri infantili; nel rispetto dei ruoli, la presenza di questi professionisti, facilita l’inclusione scolastica del ragazzo e migliora le relazioni con i compagni. Una pratica che andrebbe istituzionalizzata.

L’opinione pubblica e la Giornata Mondiale

Ogni anno viene organizzata la giornata mondiale dell’autismo, a riprova che questa sindrome ha un costo sociale altissimo in quanto le famiglie non riescono a far fronte né economicamente né psicologicamente alla problematica.

Quest’anno la Giornata Mondiale per la consapevolezza dell’autismo si è celebrata il 2 aprile ed ha visto l’organizzarsi di numerose iniziative; una delle più interessanti, alla luce di percorsi di autonomia delle persone affette da autismo è stata quella della  Fondazione Oltre il Labirinto che ha proposto “Cooking 4Autism”, un programma che prevede l’avviamento di 20 ragazzi con autismo, di età compresa tra i 12 e i 21 anni, a percorsi di lavoro nei laboratori di cucina e pasticceria. I ragazzi, divisi in gruppi e turni settimanali e sotto la stretta supervisione di un maestro pasticcere e di personale qualificato, hanno appreso le diverse fasi produttive, dalla spesa al confezionamento, di biscotti della tradizione veneta, di creme, marmellate e gelati.