Finora eravamo stati abituati più che altro a leggere dei danni che videogames e playstation arrecano ai loro abituali utilizzatori finali ma, da adesso, dovremo cambiare atteggiamento verso questi moderni passatempi. Uno studio opera dei ricercatori della canadese McMaster University, coordinato dalla dott.ssa Daphne Maurer, avanza infatti l’ipotesi che giocare a un videogame d’azione per 40 ore al mese potrebbe essere un modo alternativo di curare la cataratta.
Questo disturbo, che può essere congenito ma che colpisce in prevalenza gli anziani, si manifesta con una progressiva perdita di trasparenza del cristallino che, divenendo opaco, riduce il passaggio della luce e, di conseguenza, la vista stessa. Lo studio canadese, partendo dalla constatazione che gli attuali interventi chirurgici non sempre riescono a rimediare il deficit visivo, si è indirizzato alla ricerca di vie alternative e, tra queste, ha focalizzato l’attenzione proprio sui videogames. E le conclusioni, secondo la dottoressa Maurer, sono state incoraggianti, poiché dopo aver partecipato a un videogioco d’azione per 40 ore mensili, i pazienti riuscivano a vedere meglio i caratteri stampati, la direzione di puntini in movimento, e la riconoscibilità delle figure.
Prendendo spunto da una precedente ricerca che ha mostrato come un “corso” di 40 ore a base di videogiochi avesse le potenzialità di trattare l’occhio pigro o l’ambliopia – una malattia del cervello che colpisce lo sviluppo della visione dell’occhio – hanno voluto testarne l’efficacia anche nel trattamento della cataratta. E i risultati sembrano incoraggianti, dimostrando in conclusione che anche un cervello adulto rimane sufficientemente plastico per poter imparare a superare handicap sensoriali come, appunto, la cataratta.
Forse, in futuro, a comprare la playstation ai bambini, invece dei genitori converrà mandare i nonni.
Articolo di Redazione
Fonte: La Stampa, 18/02/2012