La cefalea è un disturbo abbastanza frequente o almeno più di quanto si potrebbe immaginare; si verifica durante l’infanzia o l’adolescenza: si calcola che circa il 3% di bambini in età pre-scolare ne soffra e il 20% in età adolescenziale. Il bambino potrebbe assentarsi da scuola fino a 10 giorni l’anno per questo problema e il suo rendimento potrebbe essere influenzato da questo malessere. C’è persino chi ne soffre 10 giorni al mese, ma si tratta di cefalea dovuta a vari fattori: predisposizione genetica, mancanza di sonno, un eccessivo tempo trascorso davanti ad uno schermo (dal PC al Tablet allo smartphone) ed infine lo stress.
Quali tipi di cefalea esistono?
Le cefalee possono essere di tipo primario e sono quelle le cui cause sono aspecifiche e non si possono riconoscere. Tra queste si possono annoverare l’emicrania, la cefalea di tipo tensivo, le cefalee a grappolo. Le cefalee di tipo secondario sono quelle dovute a cause ben precise come ad esempio traumi, disturbi vascolari o alimentari, ed altre che comunque compromettano la zona intracranica.
Cos’e’ l’emicrania?
Emicrania è un altro termine per indicare la cefalea più comune. E’caratterizzata da attacchi di intensità moderata o forte aggravata dall’attività fisica e talvolta associata a nausea o vomito; se si presenta quotidianamente si definisce cronica. Esistono due tipi di emicrania: con aura o senz’aura: la prima è preceduta da disturbi neurologici, nella seconda non c’è preavviso; entrambe colpiscono maggiormente più le donne che gli uomini.
Quali possono essere i fattori scatenanti?
I fattori sono:
- Fattori psicologici: emozioni o forti stress (esami finali, tests, nascita di fratelli o sorelle).
- Fattori alimentari: Diete basate su alimenti pesanti piuttosto grassi (insaccati, zuppe in scatole, formaggi stagionati, sughi pre-confezionati, eccessivo consumo di cioccolata.
- Altri fattori: mancanza di sonno dopo lunghi viaggi, fatica e stress.
La fase più dolorosa è caratterizzata da un graduale aumento del dolore nell’arco di un’ora, quando si va incontro ad una notevole riduzione dell’attività quotidiana o sportiva; generalmente gli attacchi capitano settimanalmente. Il dolore parte a livello oculare o fronte temporale per estendersi poi al resto del corpo. Anche se in via di risoluzione, al bambino rimane un senso di spossatezza, debolezza e sonnolenza. Va precisato che nell’emicrania con aura i disturbi visivi nei confronti dei fari o luci abbaglianti, acufeni, problemi olfattivi, ed alterazioni del gusto, formicolii e mancanza di sensibilità tipo crampi costituiscono i fattori premonitori.
Cosa dire sulla cefalea tensiva.
Si tratta di un mal di testa di lieve o modesta intensità bilaterale di durata variabile. Può essere a carattere episodico a distanza di 15 giorni o cronica se l’intervallo di tempo è inferiore. L’esordio si colloca verso i 2 anni ed ha una frequenza media di 2 attacchi di circa 2 ore. La cefalea tensiva è quella più comune delle cefalee, poiché la causa principale in età adolescenziale è spesso lo stress da studio, da uso improprio dei telefonini e ad ogni età lo stress provocato da particolari situazioni ambientali e familiari.
Cosa va riferito al pediatra?
In caso soprattutto di familiarità o cronicità sarebbe opportuno avere un diario dove annotare i singoli episodi, la durata e la forma per poter stabilire la frequenza ed identificare la tipologia di emicrania in base a tali dati. Il pediatra dopo un esame obiettivo solitamente richiede alcuni esami emato-chimici e strumentali e rivolgerà alcune domande riguardo la vita e la dieta alimentare del bambino o dell’adolescente.
Da lì spesso saranno richieste le visite dei singoli specialisti come l’oculista, l’otorino e talvolta il neurologo. Una volta escluso che si tratti di cefalea secondaria, si formulerà con più sicurezza la diagnosi di cefalea primaria.
Come si cura?
È preferibile innanzitutto capire il tipo, poi si procede con farmaci composti da paracetamolo o ibuprofene che rispondono bene ai sintomi. Esiste anche una terapia preventiva spesso consigliata nei casi più gravi.
Conclusioni
La cefalea primaria o secondaria è abbastanza frequente ma si può diagnosticare in tempo e curare.È consigliabile in alcuni casi recarsi presso centri specializzati, soprattutto se influisce negativamente sul comportamento del bambino, sulla sua salute e sul suo rendimento scolastico. La cronicità e la familiarità spingono a controlli maggiori; in altri casi è sufficiente intervenire con i farmaci antidolorifici e antiepiretici. Il mal di testa non dovrebbe mai essere sottovalutato, perché è il primo segno di un’eventuale malattia, disordine o anomalia funzionale. Ad essere più colpito è il sesso femminile in cui la percentuale è pari a circa 3 volte rispetto a quello maschile.
FONTE: Argomenti di Neuropsichiatria infantile a cura C. Ciampi e M. Guarnieri