Il sistema e l’apparato respiratorio comprendono i polmoni, i bronchi, il sistema nervoso centrale, la gabbia toracica, il diaframma, i muscoli intercostali, ed il circolo polmonare. Il sistema nervoso centrale ha il compito di regolare l’attività dei muscoli della gabbia toracica, che fungono da pompa del sistema respiratorio. Dal momento che tutto il sistema e tutti i suoi componenti agiscono insieme, per garantire un efficace scambio di gas, chiaramente il malfunzionamento di uno di questi, comporta un’alterata funzionalità respiratoria.
Oltre alla funzione respiratoria si ha una funzione ventilatoria. La ventilazione è un processo, mediante il quale, l’aria arriva negli alveoli polmonari; la capacità respiratoria polmonare è rappresentata dalla massima quantità d’aria che penetra dopo un’inspirazione profonda. Va poi aggiunto che il volume residuo è dato dalla quantità di gas, che rimane nel polmone dopo un’ispirazione forzata. Il volume di gas emesso dai polmoni, compreso tra il massimo di aria inspirata e quella con la massima espirazione, rappresenta la capacità vitale.
Cosa avviene quando la respirazione non è normale?
La compromissione di uno degli organi e il blocco del sistema respiratorio porta appunto al fiatone ovvero ad insufficienza respiratoria. In altre parole, l’apparato respiratorio non riesce più a svolgere la funzione di trasporto dell’ossigeno nel sangue arterioso e l’anidride carbonica non esce dal sangue venoso.
L’insufficienza respiratoria può vedersi come un turbamento del metabolismo cellulare che impedisce l’apporto di ossigeno necessario ai tessuti, a causa di problemi durante il processo respiratorio: ventilazione, passaggio di gas intrapolmonare, trasporto di gas e trasferimento di gas nei tessuti.
Se questa è la descrizione anatomo-fisiologica, da un punto di vista fisiopatologico, l’insufficienza respiratoria è caratterizzata da: ipossiemia secondaria, dovuta ad un rapporto alterato tra ventilazione, respirazione e diffusione negli alveoli polmonari o ad un’ eventuale formazione di shunt (il sangue venoso passa in quello arterioso senza un’adeguata ossigenazione) (tipo 1).
Esiste poi un tipo 2, quando l’ipossiemia è causata da patologie del sistema nervoso centrale, della gabbia toracica o dei muscoli respiratori che non garantiscono una giusta ventilazione negli alveoli.
Il primo tipo (senza ipercarpnia) può essere generato da: il polmone umido, la polmonite, l’asma acuta e l’embolia polmonare; il secondo tipo (con ipercarpnia): asma più grave della forma precedente e cronica, deformità del torace, anomalie a livello neuromuscolare, uso incontrollato di farmaci , oltre al tipo 1 aggravato da deficit nella pompa ventilatoria.
Quali sono i sintomi dell’insufficienza respiratoria?
Da un primo esame obiettivo, lo specialista nota un uso molto intenso dei muscoli adibiti alla ventilazione (muscoli ventilatori), un’accelerazione respiratoria (tachipnea), tachicardia, il volume respiratorio ridotto, un po’ di affanno ed un movimento anomalo dell’addome. Talvolta si ha uno stato mentale confusionale ed un senso di malessere.
L’insufficienza respiratoria potrebbe portare ad un grado di invalidità, poiché le capacità lavorative sono alterate in modo significativo e la vita di relazione può avere notevoli problemi. La qualità della vita non è incoraggiante sia a livello economico, poiché il paziente è costretto a chiedere diversi giorni di ferie e a comprare farmaci piuttosto costosi cronicamente, sia a livello umano, poiché si può arrivare a stati depressivi essendo difficile il relazionarsi con gli altri.
Quale terapia viene consigliata?
Gli specialisti potrebbero consigliare terapie a lungo termine come l’ossigenoterapia, la ventilo terapia a domicilio o l’uso di presidi creati appositamente per la cura dell’I.R che intervengono ed aiutano i pazienti nei casi di dispnea, bronco plasmo, l’ipersecrezione di muco o catarro o la tosse; quest’ultima terapia è di tipo patogenetico in quanto si interviene sugli strati fisiopatologici e sui bronchi ostruiti per diverse ragioni.
Alternative abbastanza efficaci possono trovarsi, utilizzando broncodilatatori, antibiotici ed antinfiammatori.
L’ossigenoterapia consiste nella somministrazione prolungata di ossigeno durante le ore giornaliere.
La ventilazione meccanica aumenta la sopravvivenza in caso di malattie neuromuscolari, mentre la gabbia toracica va impiegata in casi particolari.
Una terapia farmacologica può essere utile in caso di riacutizzazioni che causano infezioni o infiammazioni pericolose come la trombo embolia polmonare.
Sicuramente una dieta alimentare con un regolare apporto calorico e sana, suggerita dagli specialisti può contribuire, insieme ad uno stile di vita appropriato, ad affrontare al meglio la situazione patologica.
Quali forme di prevenzione possono essere utili?
La prevenzione è di tre tipi: primaria, secondaria e terziaria.
Quanto alla prima, si tratta di eliminare il più possibile le cause che possono avere come conseguenza l’I.R.: il tabagismo ovvero il fumo che rappresenta quasi il 70% di morti per insufficienza respiratoria. Oltre al fumo, l’uso di sostanze o strumenti che possono sostituirlo come le sigarette elettroniche, possono avere effetti collaterali devastanti come l’aumento del volume del polmone e dei bronchi per la presenza di acqua ed aria; infine, va evitata l’assunzione di nicotina per via sistemica, transdermica o aereosolica. Di conseguenza, anche i sostituti sono sconsigliati.
La cosa più importante nella prevenzione primaria, è lo screening, soprattutto nei soggetti che sono più predisposti.
Quanto alla prevenzione secondaria, si basa su esami specifici come la spirometria ed indagini radiologiche o ecografiche.
Infine come prevenzione terziaria, si potrebbero attuare interventi di monitoraggio domiciliare e non, nei pazienti che presentano altre patologie e sono più a rischio di altri.
Conclusioni
L’insufficienza respiratoria è una forma patologica che coinvolge l’apparato e il sistema respiratorio ed, in particolare, è dovuta ad un’alterazione o ad un blocco nel meccanismo regolare che permette il passaggio dell’aria ovvero di ossigeno e l’eliminazione dell’anidride carbonica. Non ci sono fasce di età o generi più facilmente attaccabili, ma ci sono persone predisposte o persone che non conducono una vita sana che più facilmente vanno incontro ad I.R; se poi si aggiunge l’inquinamento atmosferico e quello trovato in specifici ambienti di lavoro, l’I.R. e le sue complicanze sono da preventivare.
È anche vero che fortunatamente esistono forme preventive, ma va ricordato e sottolineato che uno screening ed una visita dallo specialista, quale il fisiopatologo o lo pneumologo sono caldamente consigliati, soprattutto, ai fumatori e ai soggetti predisposti.
FONTE: HARRISON. Principi di Medicina interna