La balbuzie è un disturbo fonoarticolatorio con emissione saltuaria, esitante, prolungata, interrotta o infine ripetitiva di parole, date da uno spasmo intermittente delle corde vocali. L’individuo ha nella sua mente un’idea, che riesce a trasmettere con difficoltà attraverso suoni e parole disarticolati.
Quali sono le caratteristiche del balbuziente?
Il ritmo di emissione delle parole di un balbuziente è ineguale per il manifestarsi di esitazioni come per esempio T….tallone nella forma cronica oppure di ripetitività di alcuni gruppi sillabici come ta…ta… nel caso di tallone, tamburo, tartaruga etc. o nella forma doppia in cui la difficoltà investe sillabe e parole che non permettono di proseguire la frase: la ma….ma….mammaa mammaa.. . Il disturbo può riguardare in prevalenza le gutturali, le linguali, le dentali e le labiali.
Spesso chi soffre di balbuzie nello sforzo di poter emettere la parola, utilizza movimenti dei muscoli facciali e degli arti che a loro volta esprimono l’impegno dando luogo involontariamente a parole estranee al corso del discorso o della frase. Talvolta cerca di evitare parole servendosi di circonlocuzioni o di parole più facilmente esprimibili. Stanchezza ed emozione accentuano il disturbo del linguaggio e provocano rash cutanei, sudarella o tremolii delle articolazioni, nonché qualche spasmo involontario.
La balbuzie potrebbe generare un senso di vergogna e portare ad un desiderio di isolarsi con il conseguente scarso rendimento scolastico e ad una maggiore difficoltà di concentrazione. Manca o quasi l’autostima ed è presente una forma di timidezza particolarmente accentuata.
Quanto è diffusa?
La balbuzie non è poi così rara e tra i bambini colpisce circa 1 o 2 bimbi su 100. È il fenomeno che è presente in tutte le etnie indifferentemente dal loro sesso, anche se prevale in quello maschile: il rapporto è pari a 5 maschi ed 1 femmina ossia è 5 volte maggiore il rischio.
È un fenomeno che inizia a comparire all’età di 3 o 4 anni durante la quale la fluenza del linguaggio non si è ancora definita. Nell’età prescolare, è ancora presente in un numero elevato di bambini, anche se di solito all’età di 6-7 anni nel 75% dei casi si ha una regressione. Potrebbe comunque ricomparire in caso di forte stress come la perdita di un proprio caro, la nascita di un fratello o una sorella, un trasferimento all’estero. Raramente è l’effetto di un trauma cerebrale o la conseguenza di una malattia neurologica.
Quali sono le cause della balbuzia?
La disputa tra gli scienziati non si è ancora risolta: il punto più discusso è se le cause sono individuabili tra le varie sinapsi cerebrali di tipo genetico o piuttosto nell’ambiente e sono di tipo psicologico.
A favore dei primi ci sono delle prove evidenti in caso di gemelli monocoriali (2 maschietti o 2 femminucce nati dallo stesso uovo) dove non si esclude la possibilità lo siano entrambi balbuzienti. Un’altra prova è data dalla presenza in famiglia di altri casi simili. Le immagini radiologiche documentano nei casi di trasformazioni da mancini o ambidestri un’insufficienza cerebrale dettata da stimoli contrastanti tra l’emisfero destro e quello sinistro.
Esiste però anche la posizione degli psicologi, che sono convinti della loro posizione asserendo che il balbuziente vive il disturbo solo se in compagnia, ma non, se si trova da solo, con il proprio cane o, quando recita poesie e canta. In altre parole la balbuzie è fortemente legata a livello emotivo.
L’ipotesi più seguita ,oggi, è che tutti questi fattori concorrono alla genesi delle balbuzie con incidenza diversa di caso in caso.
Cosa si può fare per aiutare il bambino balbuziente?
Il consiglio primo è rivolgersi al pediatra che cercherà non solo di aiutare il bimbo, ma anche di tranquillizzare i genitori. Soprattutto se il bimbo ha meno di 6 anni. In questo caso, infatti, verrà detto loro che si tratta di un fenomeno passeggero che non va evidenziato. Il bimbo non dovrebbe essere punito, criticato o fatto deridere da altri, ma bisognerebbe lasciar correre ricorrendo semmai in qualche caso difficile (si parla del bimbo che mostra queste difficoltà in età scolastica) al fonoiatra o allo psicologo.
Quali sono gli interventi più consigliati?
In effetti, molti potrebbero essere gli interventi : interventi riabilitativi, educativi, psicoterapeutici, farmacologici. Iniziando dai primi, si vuole sottolineare che esistono ginnastiche per favorire il movimento corretto di mandibola e di tutti gli organi della fonazione. Gli interventi educativi mirano a rassicurare e sostenere il soggetto, favorendo gli inserimenti nell’ambiente; gli interventi psicoterapici dovrebbero poi riuscire a far controllare meglio l’ansia. L’ultimo rimedio che ha dato deludenti risultati, consiste nell’assunzione di antidepressivi o ansiolitici.
Conclusioni
La balbuzie è abbastanza frequente, ma spesso, scompare in età scolastica, intorno ai 6 o 7 anni. Questo problema può colpire più i maschietti che le femminucce, ma nessuno è escluso. Se persiste in età adulta – cosa che succede nel 20% dei casi – si presenta il più delle volte in caso di forti emozioni o stress.
I diversi fattori che influenzano sono:
- l’età dell’esordio, prima/dopo i 6 anni, perché l’età indica se si tratta di un fenomeno transitorio o no;
- l’adattamento emozionale dipendente dalla qualità delle relazioni nel suo vissuto;
- l’atteggiamento degli sforzi e nelle relazioni che assumono una certa valenza nel bambino: famiglia, parenti, amici, scuola.
FONTE: Guida alla diagnosi dei disturbi dell’infanzia e dell’adolescenza, di Judith L. Rapoport.