Asma in gravidanza, le cose da sapere.
Partiamo dalle basi: innanzitutto l’asma è una malattia cronica delle vie aeree, caratterizzata da ostruzione bronchiale più o meno accessionale e solitamente reversibile spontaneamente dopo una terapia specifica; si tratta in altre parole di un’infiammazione bronchiale con aumento delle secrezioni ed un progressivo declino della funzionalità respiratoria.
È possibile l’asma in gravidanza?
Dagli anni ’80 si è assistito ad un progressivo incremento dei casi, il più spesso in una fascia di età compresa tra i 15 e i 40 anni; ne consegue che purtroppo l’asma in gravidanza è tranquillamente riscontrabile, e andrebbe affrontata con terapie adeguate alla situazione.
Perché parliamo di asma?
Lo sviluppo della malattia è causato da molti fattori che interagiscono tra di loro. Nell’asmatico c’è una predisposizione genetica sulla quale agiscono fattori ambientali e diabetici. Potrebbero vivere e convivere in un ambiente domestico ad alta presenza di agenti interni come acari e peli di animali domestici; o agenti esterni come polveri sottili, pollini o altri inquinanti.
Per affrontare meglio l’insorgenza dell’asma andrebbe seguita una dieta basata su alimenti ad alto contenuto di vitamina C ed omega 3 (in prevalenza contenuto nel pesce).
Quali disturbi comporta l’asma in chi ne è affetto?
L’infiammazione e la bronco-costrizione determinano l’attacco asmatico costituito da respirazione affannosa, rumorosa, con piccoli sibili e rantoli. A questi segue il senso di costrizione toracica e la tosse umida anziché secca. Con la terapia, l’asma tende a risolversi, ma talvolta anche spontaneamente.
Come si arriva alla diagnosi dell’asma?
La storia clinica e l’obiettività sintomatologica conducono facilmente alla diagnosi: in particolare si potrebbe manifestare a seguito di inalazione o esposizione a sostanze domestiche, e i sintomi sono appunto una respirazione lunga e difficoltosa, sibili e rantoli. Per valutare la gravità dell’asma esiste uno strumento sul quale è opportuno fare la prova spirometrica, per mezzo della quale si può quantificare il deficit.
Una volta arrivati alla diagnosi, se si tratta di asma in gravidanza, cosa è necessario fare?
Asma in gravidanza: quali sono le modificazioni respiratorie?
Premettendo che durante la gestazione potrebbero comunque insorgere alcuni problemi respiratori, si può aggiungere che va comunque garantito alla madre e al feto l’apporto di ossigeno necessario. Man mano che l’utero cresce nell’addome materno, spinge in alto il diaframma e di conseguenza ne risentono i polmoni. L’aumento però del diametro trasverso del torace della gestante, permette di mantenere in gran parte la capacità polmonare; tuttavia, anche se i polmoni possono continuare a svolgere la loro funzione, riducendosi la riserva respiratoria, i sintomi dell’asma in gravidanza possono peggiorare.
Circa il 20% di donne partorienti riferiscono un miglioramento nella respirazione, ma una percentuale più alta riporta un peggioramento. Andrebbe precisato che tanto più la donna soffriva di asma prima della gravidanza, tanto più ne risente durante i nove mesi.
In caso di deficit di ossigenazione e di altre complicanze dettate dall’asma, si potrebbero verificare:
nelle madri:
- ipertensione gestazionale;
- preeclamsia;
- parti anticipati;
- rottura delle membrane;
- emorragie vaginali prima o dopo il parto;
nei feti/bimbi:
- ritardo di crescita o perdita della vita in utero;
- problemi di distress respiratorio;
- problemi di natura neurologica;
- essere asmatici in età più adulta;
Come deve essere trattata e curata una donna affetta da asma in gravidanza?
Una delle prime cose da fare è cercare di allontanare la donna da un ambiente con possibilità di sviluppare o favorire l’attacco asmatico; le donne dovrebbero vivere in ambienti sani e puliti, privi di polvere o sostanze allergeniche.
Si possono comunque assumere farmaci corticosteroidi per curare la flogosi o infiammazione bronchiale, mentre altri appartenenti alla categoria Beta2agonisti risolvono la stenosi bronchiale. Si possono utilizzare per via orale ed inalatoria; in caso di asma allergica sono possibili anche gli antistaminici.
È consigliabile farsi controllare dal ginecologo regolarmente ed in particolare effettuare l’ecografia per controllare la crescita fetale anche mensilmente, soprattutto se l’asma è dura da vincere. Oltre all’ecografia, gli esami dovrebbero essere anche cardiotocografici per avere maggiore informazione su battito e ritmo cardiaco della madre e del nascituro.
Conclusioni sull’asma in gravidanza
L’asma è una malattia cronica che può essere curata tranquillamente in qualsiasi stato si stia vivendo ossia in gravidanza e non.
In gravidanza, però, è preferibile intervenire tempestivamente, facendosi fare una diagnosi – solitamente facile da eseguire -, e prendendo i farmaci più adeguati. È importante convincere le pazienti che i farmaci non hanno controindicazioni e che è meglio assumerli per non avere complicanze nate da asma trascurata.
Si aggiungono, quindi, altri suggerimenti:
- utilizzare cuscini antiacaro o sintetici;
- coprimaterasso impermeabili;
- lavaggi frequenti in acqua calda di lenzuola e coperte;
- eliminazione di peluche e mobili rivestiti da imbottiture;
- ridurre al massimo tappeti e tendaggi;
- se si esce, portare bombolette spray;
- non aprire i finestrini per evitare possano entrare pollini.
Chiaramente, oltre a queste banali e semplici indicazioni di tipo comportamentale, si consigliano controlli mensili dal vostro specialista, ginecologo o allergologo che sia, poiché l’asma non controllata potrebbe portare ad un’insufficienza respiratoria di diverso livello.
Fonte: Gasbarrini, Tratto di medicina interna, 2015