Psicofarmaci in gravidanza: si possono assumere? Sì, ma vediamo come.
I più recenti studi ci hanno portato alla conoscenza dei cambiamenti che subisce il cervello di una donna in gravidanza. Ebbene, forse non tutti sanno che le modificazioni cerebrali sono necessarie a mantenere un ottimale equilibrio psico-fisico, soprattutto nel rapporto tra madre e feto. Se tali modificazioni non compaiono, potrebbero insorgere disturbi psichici di diverso tipo ed entità sulla madre prima, ed in seguito sullo sviluppo del bambino.
Spesso l’uso farmacologico è l’unica soluzione efficace per abbattere i problemi ed evitare ricadute. Generalmente, si tratta di forti sbalzi di umore che vanno dalla felicità a stati di ansia o di depressione.
Psicofarmaci in gravidanza: quante donne soffrono di disturbi psichici durante la gestazione?
I disturbi che si riscontrano più di frequente sono 3: l’ansia, inclusi attacchi di panico, fobie e disturbi ossessivi; depressione nelle sue diverse forme o in associazione ad ansia (disturbo bipolare). Si calcola in circa il 10-20% la quota di donne che soffre di tali problemi, mentre molto più basso è il numero di donne con disturbi psicotici più gravi quali il delirio, l’allucinazione o evidenti sbalzi di umore.
Non è così raro soffrire di anoressia e bulimia come conseguenza di alcuni disturbi alimentari.
Psicofarmaci in gravidanza: da dove partono i disturbi?
Andrebbe precisato che tristezza, stanchezza, tendenza al pianto senza apparente motivo, disturbi del sonno e paura della gravidanza e dell’accrescimento del nascituro sono molto frequenti. Quando questi stati di ansia si alternano a repentini ed improvvisi sbalzi di umore, si assiste ad un disturbo bipolare a cui seguono periodi di benessere.
Perché capitano questi fenomeni? Nella maggior parte dei casi, le donne che vivono con queste sensazioni e disturbi portano avanti gravidanze non desiderate e feti concepiti per “errore”, oppure sono donne con situazioni economiche particolarmente difficili prive del necessario sostegno familiare, o senza aiuto e abbandono da parte del partner, od infine troppo stressate.
Perché e come curare questi disturbi?
È opportuno e raccomandabile seguire i consigli del ginecologo per non aggravare quegli stati depressivi o ansiosi che possono ripercuotersi negativamente anche sui nascituri.
Andrebbe pertanto seguita un’adeguata dieta alimentare, evitando specialmente alcool e fumo che mal si associano agli psicofarmaci che si dovrebbero assumere. Per diminuire o calmare i problemi di ansia o depressione, si potrebbe provare prima con trattamenti di tipo psicologico (neurologo, sedute dallo stesso ginecologo o seguendo psicologi e ginecologi insieme) e poi, se questi non risultano efficaci, si potrebbe passare a terapie farmacologiche.
Le terapie farmacologiche vanno decise ed intraprese nei casi più gravi e vanno intraprese informando la coppia dei rischi e dei benefici legati all’assumere farmaci o al non farlo. Andrebbe valutato il singolo caso per stabilire se la crisi è temporanea, e soprattutto da cosa sia stata provocata. Una volta comprese le cause, si dovrebbe iniziare ad intervenire, persuadendo le donne a cambiare atteggiamento; il sentirsi appoggiate ed incoraggiate a portare avanti la gravidanza, e il rendersi conto di quanto sia importante diventare mamma, potrebbe essere il primo passo.
Ma se tutto ciò fosse invano e fossero necessari gli psicofarmaci?
Psicofarmaci in gravidanza?
Premettendo che gli psicofarmaci andrebbero riservati nelle pazienti con significativi e rischiosi stati di depressione, incurabili stati bipolari o ancora con forme ancora più gravi, analizzeremo, tra i farmaci assumibili, quelli meno nocivi per la mamma e per il neonato.
Sottolineando ancora una volta che l’uso di questi farmaci potrebbe recare comunque complicazioni alle madri, ai feti (che li assumono attraverso la placenta) e ai nascituri (si rischia la teratogenesi/malformazione durante le prime settimane), va tuttavia osservato che possono essere presi, se associati ad un monitoraggio accurato.
Veniamo ai casi di depressione che possono essere curati con gli antidepressivi triciclici, con farmaci contenenti serotonina, benzodiazepine ed altri che influiscono sull’umore. Sono preferibili terapie piuttosto brevi e con dosaggi bassissimi delle sostanze chimiche suddette. Inoltre sono consigliate ecografie approfondite per controllare i parametri delle madri e dei feti, e per decidere eventuali cambiamenti dei dosaggi o dei farmaci.
Dalla depressione passiamo all’ansia, che il più delle volte si manifesta a causa di ogni diversa forma di fobia o a causa di attacchi di panico. Tra i sintomi più ricorrenti: tremarella, alterazione del battito cardiaco e momentanee aritmie, senso di oppressione e mancanza del respiro, forte sudorazione, problemi intestinali e arrossamento del viso. La fobia potrebbe altresì presentare delle forme “anticipatorie”, ossia quelle situazioni in cui il solo pensiero di dover affrontare ciò che si teme crea panico.
Fobie e stati depressivi vanno valutati soprattutto in base alla professione che la donna svolge, poiché per esempio i casi di fobia dell’ascensore richiedono un lavoro che permette di evitarla, com’è anche per la paura di volare; in questi casi si consiglia cautela nella scelta del proprio lavoro. In altre parole, le fobie vanno curate quando costringono a fare rinunce importanti nella propria vita o causano molte limitazioni nella vita quotidiana.
In qualche caso, lo stato di ansia o depressivo nasce da un trauma o da un intervento che si è costretti a subire: in caso di incidenti o infortuni sul lavoro o sventure casalinghe, la frattura di qualsiasi arto genera problemi di ansia, temporanea depressione o paura di non riuscire a tornare come si era prima. Non siamo comunque tutti uguali e riusciamo ad uscirne in modo diverso e in tempi più o meno lunghi.
Veniamo comunque ai farmaci adeguati che non sembrano rilasciare particolari effetti collaterali: all’occorrenza anche qui sono utili le benzodiazepine o i più comuni farmaci ansiolitici; talvolta potrebbero essere efficaci i betabloccanti, per ridurre le manifestazioni psico-somatiche, o ancora i farmaci con serotonina. Esistono anche gli antichi rimedi naturali come la camomilla e il litio; in più, può diventare utile l’evitare spezie o bevande eccitanti, nonché sostanze alcoliche.
In caso di dubbi, è meglio dunque parlarne con il proprio ginecologo. Sicuramente ne troverete giovamento.
Fonte: Cesario Bellantuono, Psicofarmaci in gravidanza (2013).