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Bambino ansioso, adulto malato

Nel generale processo di adultizzazione del mondo infantile (show televisivi con piccoli finti geni, sfilate di moda il cui scopo recondito sembra quello di alimentare il peggior voyeurismo, giornate consumate sul filo dei minuti tra scuola full-time, sport, corsi di ogni genere e tipo, feste di compleanno di classe e di amichetti sparsi, recite scolastiche, viaggi intercontinentali ad ogni festività riconosciuta), sembra che adesso il processo di emulazione del mondo adulto abbia raggiunto la perfezione con il manifestarsi dei sintomi della malattia tipica della nostra epoca: la sindrome ansiosa.
Il che non sarebbe grave se si limitasse a pianti e capricci entro le mura domestiche, quasi una meritata nemesi per genitori distratti e impegnati per lo più a riempire l’agenda dei loro pargoletti solo per tenerli lontani il più possibile dalle loro vite.
Il problema è che secondo uno studio pubblicato su European Psychopharmacology, i ricercatori dell’Imperial College di Londra, coordinati dal professor Hans Ulrich Witten, questi bambini ansiosi rischiano, una volta cresciuti, di diventare dei malati cronici. Le cifre, del resto, lo confermerebbero: solo in Europa 165 milioni di persone – il 38,2 per cento – soffre di disturbi mentali, di cui l’ansia è il più diffuso e, in aggiunta a questo, c’è da rilevare come i tassi d’incidenza della depressione siano più che raddoppiati dal 1970 a oggi, con un abbassamento dell’età in cui si manifestano i primi disturbi mentali sempre più accentuato.
Per tutti questi motivi il professor Witten sostiene che i problemi d’ansia non vadano sottovalutati poiché potrebbero essere l’anticamera per malattie ben più gravi come, per esempio, quelle neurodegenerative – tra cui la malattia di Parkinson. Intervenire immediatamente, al contrario, fin dai primi segnali e, se necessario, anche in tenera età, secondo gli scienziati potrebbe cambiare il corso della malattia. In questo modo si potrebbe evitare che le persone si avviino verso la possibili gravi conseguenze che le malattie mentali e neurovegetative si portano appresso.
Certo, intervenire è il minimo. Bisogna tuttavia vedere come, poiché gli psicofarmaci non sempre sono la soluzione migliore, soprattutto in organismi delicati come quelli di un bambino. Ma su questo ancora non è stato detto alcunché.
Un’ansia in più da dover gestire?

Articolo di Redazione
Fonte: La Stampa, 6/9/2011