Sull’importanza del pesce ai fini di una sana alimentazione non sussistono dubbi. Pesci e frutti di mare, preziose fonti di proteine, vitamine, minerali essenziali, sono ricchi anche di acidi grassi omega-3, benefici per il sistema cardiovascolare, perché migliorano la fluidità del sangue e possono prevenire la formazione di trombi. Naturalmente chi ama il pesce in genere preferisce quello fresco, possibilmente pescato in giornata. In mancanza del pescato, soprattutto nella stagione invernale e col mare agitato, è giocoforza ricorrere al pesce d’allevamento, ma qui sorgono i dubbi: i pesci d’allevamento hanno lo stesso valore nutrizionale del pescato “selvaggio”?
Paradossalmente il valore nutrizionale potrebbe essere addirittura superiore. Secondo le nostre indagini – dice Elena Orban, dell’Istituto nazionale di ricerca per l’alimentazione e la nutrizione – a parità di contenuto di proteine, sali, vitamine e omega 3, i pesci d’allevamento hanno più omega 6». Questo perché, per motivi ambientali, si sostituisce con oli vegetali parte della farina di pesce usata come mangime. Da qui l’unico dubbio – per altro poco incisivo – sulla qualità complessiva del pesce d’allevamento: gli omega 6 assunti in grandi quantità potrebbero favorire processi infiammatori? «L’acquacoltura è il mezzo più efficace per avere proteine animali a basso costo – dice Vittorio Moretti, dell’Istituto di Ispezione degli alimenti di origine animale -. L’allevamento è “intensivo”, oppure “estensivo”. Nel primo caso, il pesce, confinato in vasche, è nutrito dall’allevatore con oli e farine di pesce e cresce alla svelta. Nel secondo, che in Italia si effettua soprattutto in laguna, il pesce viene “seminato” e confinato in ambiente naturale, ma trova da solo il nutrimento, perciò cresce lentamente e risulta, per composizione e gusto, più simile al pesce “selvaggio”». Il pesce d’allevamento è sicuro? «Da noi, come in tutta la Ue, vengono svolti controlli accurati sulla salubrità del pesce. Comunque, io consiglio di scegliere pesce allevato in Italia, che in 24 ore arriva fresco alla grande distribuzione».
Articolo di Redazione
Fonte: Corriere della Sera Salute, 13 dicembre 2010