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Obesità: forse scoperto il virus “ciccione”

L’Italia in Europa ha il poco simpatico record di nazione con la più alta percentuale di bambini sovrappeso. Mentre si calcola che negli USA vivano circa una decina di milioni di bambini sovrappeso, da noi si considera che siano affetti da questo disturbo circa  il venticinque per cento della popolazione infantile.
Di fronte a tali cifre è evidente che sul banco degli imputati i principali accusati siano lo stile di vita, l’alimentazione e la mancanza di una sana attività fisica; tuttavia negli ultimi tempi alcuni studi hanno messo nel mirino il ceppo 36 dell’adenovirus (AD36), un virus portatore di infezioni respiratorie e intestinali.

Secondo queste ricerche, infatti, il ceppo 36 del virus avrebbe più di una responsabilità nella comparsa dell’obesità tra la popolazione giovanile. Ricerche sul campo hanno dimostrato che ragazzi con pregresse  infezioni causate da questo ceppo del virus arrivavano a pesare anche 22 chili in più rispetto a coetanei privi nel sangue delle tracce di questo virus.
Non è ancora assodato se l’obesità sia provocata da un’infezione duratura del virus o da un contagio temporale del metabolismo dell’ospite che da quel momento in poi verrebbe predisposto ad accumulare il grasso. Una volta attaccate dall’AD36 le cellule del grasso aumenterebbero velocemente di numero accorciando il periodo della loro maturazione. Questa scoperta mette a nudo un nuovo aspetto dell’obesità che non può più essere liquidata come la risultante di uno stile di vita sedentario o di un’alimentazione sbagliata. L’obesità è un problema a qualunque età si presenti, ma se si manifesta in età giovanile, oltre ai problemi inerenti alla sfera estetica e alla libertà di movimento della persona, è una disfunzione che può con il tempo provocare grossi problemi a organi fondamentali come il cuore e il fegato, oltre a preparare il terreno per l’insorgere del diabete.
L’importanza di questo nuovo corso della ricerca sulle cause dell’obesità sembra quindi quella di spostare l’attenzione dalla colpevolizzazione dei soggetti afflitti da obesità, all’analisi più approfondita della complessità del processo nella sua interezza, con la speranza naturalmente di riuscire nel tempo a fornire strumenti terapeutici e di prevenzione sempre più efficaci.

Articolo di redazione
Fonte: Corriere della Sera – Salute