Tra le cure palliative che permettono di curare malattie life-threatening o life-limiting esiste la radioterapia; si distingue in radioterapa interna o esterna.
Vediamo di cosa si tratta e cosa dicono gli esperti.
Quale tipo di approccio dovrebbe essere seguito?
Innanzitutto andrebbe valutata la malattia poiché è fondamentale capire se si tratta di una neoplasia e di dolori cronici o no.
Nel primo caso, l’attenzione dovrebbe essere rivolta non solo al paziente, ma anche ai familiari che lo circondano e ai colleghi con i quali lavora quotidianamente. L’appoggio di tipo psicologico è la prima cosa e poi si provvederà alla scelta delle cure più idonee.
Lo studio del tipo di dolore è altresì essenziale poiché solitamente nel caso delle neoplasie c’è una combinazione di sintomi e una differenziazione dettata dalla localizzazione delle cellule tumorali, dall’istologia delle stesse (tipologia e grado) e dalle metastasi.
Partendo dalla premessa che la radioterapia è praticabile in caso di neoplasia di quasi tutti gli apparati e sistemi del nostro corpo, in questo articolo ci occuperemo della radioterapia in ginecologia.
Questa procedura si distingue in radioterapia esterna o radioterapia interna detta brachiterapia.
La scelta dipende dalla tipologia e dalla localizzazione del tumore. Si può effettuare o prima o dopo l’intervento chirurgico per preparare meglio i tessuti o per accertarsi di aver eliminato tutte le cellule malate.
Radioterapia esterna: in cosa consiste
Il trattamento in più sedute prevede l’erogazione di radiazioni direttamente sulle cellule malate.
E’ necessaria la preparazione e la pianificazione, poi si deciderà il numero delle sedute. Prima del trattamento è opportuno eseguire una TAC senza contrasto ed una simulazione per riuscire a proteggere gli organi vicini e capire esattamente dove dirigere le radiazioni.
Al paziente vengono indicati con una penna i punti esatti che dovranno essere mirati e colpiti dal radiologo; la pelle in quelle sezioni dovrà essere il più possibile asciutta per tutto il tempo necessario alle diverse sedute. Il paziente viene fatto sdraiare su un lettino e messo a suo agio ovvero il più comode possibile. E’ indolore e l’unico sforzo a cui sono sottoposti i pazienti è il rimanere assolutamente fermi.
Le sedute possono essere effettuate giornalmente e durano circa 10-15 minuti.
Cosa si sa della radioterapia interna o brachiterapia?
Durante il trattamento la protezione dai raggi è maggiore rispetto a quella esterna e lo strumento viene posto direttamente in vagina. In questo caso, gli specialisti o i tecnici pongono un catetere nella vescica, poiché la radiazione interna stimola di più la minzione; questo verrà lasciato fino alla fine del trattamento. Può essere eseguita a complemento di quella esterna o a titolo esclusivo direttamente sugli organi di forma cava (cervice uterina, canale vaginale).
Oltre al catetere verranno collocati in vagina o in utero degli applicatori collegati all’apparecchio che emana radiazioni attraverso una sonda rettale.
Anche in questo caso la terapia non è dolorosa, ma è necessario rimanere supini ed immobili per tutta la durata.
Se le formazioni neoplastiche sono vulvari o vaginali è possibile utilizzare una forma di brachiterapia interstiziale: verranno applicati in anestesia dei piccoli aghi nel tessuto sottocutaneo o mucoso e si collegano tramite vettori ad uno schermo che consente l’esatta individuazione della area colpita dalla malattia.
Esistono due tipi di radioterapia interna: una richiede più sedute brevi nell’arco di una settimana ripetibili ogni 2 giorni; l’altra prevede una seduta lunga di 24 o 48 ore durante le quali si emettono le radiazioni.
Quali sono gli effetti collaterali di entrambe le terapie del dolore?
In realtà gli effetti variano da individuo ad individuo, ma il più spesso si manifestano con una lieve entità e durano pochi giorni. Generalmente si risolvono dopo circa una settimana dalla fine della terapia.
I più comuni sono:
- problemi durante la minzione (può essere più frequente) o urinari (bruciore o altri fastidi),
- episodi diarroici,
- crampi addominali,
- meteorismo (aria nell’intestino),
- secchezza o alterazione cutanea,
- emorroidi,
- disturbi della sessualità (spesso sono coinvolte le ovaie e si potrebbe anticipare una momentanea menopausa;
- diminuzione il desiderio sessuale ed aumento dei dolori nei rapporti sessuali.
Esistono rimedi in ogni tipo di disturbo: partendo da quelli urinari, si consiglia una dieta iposodica (con poco sale) e poco speziata con la drastica riduzione di sostanze eccitanti come il caffè; l’assunzione di molti liquidi non gassati e poco dolci, come anche senza molte fibre o grassi sono spesso raccomandabili in caso di problemi urinari, diarroici, meteorismo e crampi addominali. Per combattere le emorroidi vengono prescritte pomate estremamente efficaci o supposte con steroidi. Per disturbi della sfera sessuale esistono pillole specifiche per il ripristino della funzionalità ovarica o lubrificanti per alleviare il dolore coitale.
Va comunque ribadito che tutta questa sintomatologia, scompare seguendo le terapie farmacologiche opportune.
Attraverso la stretta collaborazione di ginecologi, terapisti del dolore e radiologi è possibile attualmente affrontare con alta probabilità di successo neoplasie ginecologiche individuate ai primi stadi. La radioterapia può essere una forma di preparazione o sussidio all’intervento chirurgico sia che si tratti di radioterapia interna che di quella esterna, talvolta eseguite in associazione, una dopo l’altra.
Quindi, il nostro consiglio è quello di recarsi al controllo ginecologico o ecografico con regolarità annuale o biennale a seconda del risultato delle ecografie stesse o del parere degli specialisti.
Fonte:
Del Bufalo-Giordano Maurizio, Trattamento multidisciplinare del doloren radioterapia in “Il caduceo”, 2016.