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Ricercatori della Oregon Health and Sciences University hanno pubblicato on line su Neurology uno studio, in cui si è visto che le persone anziane con elevati livelli nel sangue di alcune vitamine del gruppo B (B1, B2, B6, B12, ), di vitamine C, D ed E, e con alti livelli di acidi grassi omega 3 a lunga catena (tipici del pesce,) hanno ottenuto risultati più brillanti in molti test cognitivi,  al contrario di chi aveva elevati livelli di acidi grassi trans (considerati fra i grassi meno salutari) .
La ragione per cui sono state prese in considerazione le quantità di queste sostanze, è che si è ritenuto che queste sostanze potessero costituire validi indicatori del consumo di cibi che, in studi precedenti, erano stati indicati come utili per il benessere del sistema cerebrale. Il regime dietetico, nelle ricerche precedenti, veniva studiato utilizzando questionari basati su quanto riferito dai partecipanti, il che poteva portare a facili dimenticanze o inesattezze, mentre ora, sostiene Giuseppe Sartori, professore di neuroscienze cognitive all’Università degli Studi di Padova, vengono messi in relazione per la prima volta marcatori biologici, riconducibili alla dieta, con l’efficienza cognitiva e le caratteristiche morfologiche del cervello.
Quello che emerge da questo studio, in attesa di conferme, è che l’efficienza cognitiva e le caratteristiche del cervello possono effettivamente essere influenzate dal tipo di dieta seguita e anche dall’attività fisica, dal movimento. Alcuni articoli pubblicati su Preventive Medicine sostengono infatti che determinati fattori nutrizionali agiscono sul cervello umano con gli stessi meccanismi che mediano gli effetti dell’esercizio fisico.
Del resto, già i latini sostenevano mens sana in corpore sano…

Articolo di Redazione
Fonte: Corriere della Sera, 20/01/2012