Ahh, la tecnologia, il mondo virtuale dove sembra possibile tutto e il contrario di tutto. Ora che tutti impazziscono per Facebook (nonostante il flop borsistico gli adepti del social network non sembrano particolarmente preoccupati), esce fuori la teoria che avere tanti amici online può essere fonte di ansia e di stress.
Gli esperti della Business School dell’Università di Edimburgo, che già circa un anno fa avevano avvertito di questi pericoli, ora tornano alla carica. Ma mentre prima avevano sostenuto che l’ansia e lo stress potevano derivare dal dover tenere aggiornata la propria pagina personale, dal rispondere ai messaggi etc., in questo nuovo studio che ha coinvolto 300 utenti del social network più famoso al mondo, sostengono che l’ansia e lo stress si può anche trasformare in paura. Paura di offendere un qualcuno del proprio gruppo di amici – soprattutto se si tratta di parenti, genitori, datori di lavoro – o nel non corrispondere all’idea che questi (si pensa) abbiano di noi.
A detta del professor Ben Marder, curatore dello studio, e dei suoi colleghi, infatti, lo stress aumenta quando la persona pubblica un profilo di sé che stride con quello ideale che gli “amici” del social network hanno disegnato per noi. E spesso questi screzi riguardano comportamenti personali (e quindi irrinunciabili per chi li adotta) che vanno a stridere con il comune sentire, come ad esempio il bere, il fumare etc.). D’altronde, piacere a tutti è sempre stato impossibile e anche usare il politically correct può essere un’arma a doppio taglio se, dall’altra parte del computer, c’è qualcuno che ragiona con la propria testa e non con i luoghi comuni oggi in voga, tanto trendy quanto banali.
Attenzione quindi a cavalcare le novità con eccessiva disinvoltura: esporsi sinceramente e secondo l’estro del momento su un social network, può rivelarsi un handicap per il futuro lavorativo o sentimentale. Quello che va in rete rischia di essere scolpito per sempre nel vostro curriculum e non è detto che un giorno un rivale in amore o un concorrente professionale non possa avvalersi di quanto scritto in un momento di debolezza quando si aveva 15 anni, per rinfacciarvelo e mettervi in cattiva luce agli occhi di chi deve decidere dei vostri destini. Ora che siete avvertiti, meditate gente, meditate…
Articolo di Redazione
Fonte: La Stampa, 27/11/2012