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Psichiatria e Psicoterapia

La dipendenza sessuale come disturbo mentale

Gli psichiatri, fino ad oggi, erano riluttanti a considerare la “sex addiction” come un disturbo  comportamentale a causa delle scarse evidenze scientifiche. Oggi, però, un nuovo studio condotto da un team della University of California di Los Angeles (UCLA), ha testato una serie di criteri per definire e quindi diagnosticare questo disturbo. Rory Reid, docente di psichiatria presso il Semel Institute of Neuroscience and Human Behavior della UCLA, ha coordinato un team di ricercatori che hanno convalidato i criteri messi a punto, considerandoli utili per poter arrivare a una diagnosi di questo tipo di problema, che in Italia riguarda il 6% degli uomini e il 3% delle donne.
Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di Psichiatria dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano, sostiene che l’ipersessualità rientra nelle nuove dipendenze cosiddette “senza sostanza” come quella dal gioco d’azzardo o dallo shopping compulsivo, essendo una sorta di bulimia sessuale il cui meccanismo scatenante è uguale a quello che si verifica con la dipendenza da droghe o alcol perché vengono attivate le stesse aree del cervello.
Il fenomeno è cresciuto negli ultimi anni anche in conseguenza della diffusione in rete di contenuti a sfondo sessuale, e Reid sostiene che questo nuovo studio fornisce un’evidenza scientifica al fatto che l’ipersessualità sia un disturbo mentale e come tale, dopo attenta diagnosi, vada trattato. Tra i sintomi collegati alla sex addiction vanno segnalati la ricorrenza ossessiva di fantasie sessuali, le manifestazioni di dipendenza sessuale che durano sei mesi o più e che non sono riconducibili ad altre cause come abuso di sostanze.
Per determinare i criteri dell’ipersessualità, i ricercatori hanno esaminato 207 pazienti di varie cliniche di salute mentale che stavano cercando di combattere questo o altre forme di dipendenza. Al termine è emerso che l’88% dei pazienti era affetto da questa patologia e che il comportamento di dipendenza sessuale era collegato a disturbi emozionali, impulsività e incapacità a gestire lo stress. Le manifestazioni di ipersessualità più comuni emerse dallo studio, includono la masturbazione e l’uso smodato di pornografia, seguito dall’avere rapporti sessuali con un adulto consenziente e dal sesso virtuale. I rimedi, spiega Claudio Mencacci, sulla base della gravità del problema e delle possibili cause, sono la terapia cognitivo-comportamentale e talvolta la terapia farmacologica in grado di stabilizzare l’umore.

Articolo di Redazione
Fonte: La Repubblica, 7 novembre 2012