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Malattie Infettive

La Brucellosi: un rischio dal latte non pastorizzato

La brucellosi conosciuta con diversi nomi quali febbre maltese, morbo di Bang, febbre ondulante (undulans).
È un antropozoonosi, un’infezione batterica che può essere trasmessa dagli animali all’uomo; i batteri appartengono al genere della Brucella. È presente in tutto il mondo, ma particolarmente nei paesi del Mediterraneo, in India, nell’Asia Centrale, in America Latina.

Cos’è la Brucellosi?

La brucella prende il nome dal suo scopritore, Davide Bruce che isolò il ceppo per la prima volta a Malta. Esistono varie specie ma non sono tutte contagiose e colpiscono in prevalenza bovini ma anche più raramente negli ovini, caprini, bisonti, cammelli, alpaca, lama, cani, ruminanti, volpi e cavalli specie se selvaggi. Le parti anatomiche più colpite sono i testicoli e l’apparato genitale in generale, come anche le mammelle e possono influire sulla loro fertilità; si trasmettono nell’accoppiamento attraverso lo sperma infetto o con l’allattamento. Non va esclusa la possibilità che il contagio avvenga in caso di mucose con ferite o lesioni infette.
Negli animali come per esempio le mucche la brucellosi può provocare mastite ed infezioni genitali trasmissibili al feto/vitello con conseguente perdita dello stesso.
In Italia si può contrarre l’infezione mangiando e consumando formaggi freschi prodotti con latte non pastorizzato come ricotte o caciottine fresche dove è indicato appunto il tipo di latte da cui originano.
In alcuni paesi, come la Svizzera molti animali vengono analizzati a campioni e viene formulato al termine un accurato quadro degli animali malati con la creazione di una banca dati contenente i dati sull’infezione da brucella.

Come si manifesta la malattia?

La Brucella ingerita con i prodotti contaminati può raggiungere i linfonodi intestinali, dove si moltiplicano e iniziano ad entrare in circolazione localizzandosi nel fegato, nella milza. Da queste sedi possono ripartire e riaccendere una sintomatologia.
Il periodo di incubazione dura da 5 a 60gg. Nella forma classica di brucellosi il sintomo classico è la febbre, sudorazione profusa e dolori artromialgici (alle articolazioni e ai muscoli).
La curva termica è ondulante e l’odore nella sudorazione del paziente è simile a quella che si sente in una stalla. I dolori articolari possono dar luogo a lombalgie, torcicollo, dolori intercostali.
L’effetto più importante da tenere presente è l’eventuale ingrossamento del volume della milza o del fegato.
Se non viene riconosciuta o trattata, la febbre passa dopo 6-8 settimane con frequenti ricadute. Talvolta se non viene trattata per diverse ragioni potrebbe influire sullo stato psicologico e creare sbalzi di umore e stati depressivi.

Come si può arrivare alla diagnosi?

In presenza di una febbre ondulante, il medico si trova davanti una situazione in cui osserva un ingrossamento di milza o fegato o entrambi.
Procederà con la richiesta di esami ematici che debbono far ricercare nel sangue l’eventuale presenza del batterio; il prelievo dovrebbe essere eseguito nel picco della febbre.

Come si può prevenire ed eventualmente curare?

L’unica forma preventiva è stare attenti quando si mangiano in campagna o negli agriturismi prodotti derivanti dal latte non pastorizzato per poterli evitare. I prodotti industriali sono più controllati e garantiti perché gli animali sono sottoposti ai controlli dei veterinari o sono vaccinati contro la brucella.
La terapia è basata su antibiotici come nelle altre infezioni batterico; in genere si prescrivono quelli derivanti da tetracidina da sola o associata. Per evitare recidive, il trattamento si dovrebbe protrarre x almeno 30 o 40gg.

Conclusioni

La Brucellosi, infezione batterica trasmessa dagli animali all’uomo che si nutre di prodotti derivati dal latte non pastorizzato, colpisce gli animali ed in particolare l’apparato genitale maschile, femminile e le mammelle. Alle femmine gravide, la brucellosi causa molto spesso aborti.
È abbastanza diffusa nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo, inclusa l’Italia e in alcuni paesi dell’Est Asiatico come l’India dove gli allevamenti di bovini ed ovini sono massicci e poco controllati.
È una malattia che va riconosciuta, poiché se si trascura può causare problemi anche psichici e ritornare in frequenti recidive. I sintomi sono piuttosto chiari, in quanto oltre all’alta temperatura febbrile e alla forte sudorazione compaiono dolori osteo-articolari, addominali e organi come milza e fegato particolarmente ingrossati.
Gli specialisti ai quali rivolgervi sono i virologi, gli infettivologi oltre ai clinici medici.
Si consiglia di fare prevenzione con la scelta di prodotti dei quali si conosce la provenienza, in quanto controllati da veterinari.

FONTE: Malattie infettive a cura di F. Sorice