Una ricerca danese pubblicata sul New England Journal of medicine, sembra aver risolto il rebus di mangiare fino a saziarsi, riuscendo a perdere peso. Purchè quello che si butta nello stomaco sia rappresentato da proteine di carni bianche e da legumi, riducendo drasticamente le porzioni (e le calorie collegate) di latticini, pane bianco e riso raffinato.
I risultati di questo studio, uno dei più vasti mai condotti, sono rivolti direttamente a chi ha gravi problemi di peso. Nella fase iniziale, tra i circa 2.000 partecipanti, gli adulti in sovrappeso che hanno seguito la dieta ipocalorica – 800 calorie al giorno per circa 8 settimane – hanno perso 11 chili. Raccomandazioni alimentari, ricordano i ricercatori, che valgono per chi parte da un peso eccessivo. Anche a questi il consiglio è quello di essere sempre guidati da un dietologo. Si tratta pur sempre di diete drastiche anche se calibrate sulla sensazione di fame e sazietà. I ricercatori danesi hanno provato a trovare il giusto equilibrio tra apporto proteico e indice glicemico.
Il risultato più soddisfacente tra le diverse ipotesi è stato ottenuto dal regime dietetico con maggior apporto di proteine (prevalentemente legumi e carni di pollo e tacchino) e un minore apporto di zuccheri semplici: quindi meno frutta “zuccherina”, come kiwi, uva e banane, tagli anche ai dolci e soprattutto ai carboidrati presenti nel pane bianco e nel riso raffinato, da sostituire con cereali integrali. Pasti assortiti seguendo questo principio, anche se abbondanti come spesso capita ai soggetti obesi, che hanno difficoltà a frenare l’appetito, sostengono i ricercatori, hanno effetti dimagranti più rapidi e di lunga durata e consentono un mantenimento del peso raggiunto più prolungato.
Naturalmente si tratta di una soluzione adottabile, sempre sotto il controllo medico, solo nei casi di soggetti con obesità conclamata, ossia di quei casi in cui le raccomandazioni dietetiche e le campagne di sensibilizzazione non sono sufficienti e non sortiscono effetto alcuno.
Articolo di redazione
Fonte: Il Sole 24 ore