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Alzheimer, nuove ricerche su cause e possibili cure neurologiche.

alzheimer sintomiUn aminoacido sarebbe tra i fattori scatenanti: si aprono le porte alla speranza di una cura per migliorare o risolvere questa patologia neurologica.

In queste ore molte notizie riportano una ricerca della Duke University School of Medicine, che da anni è condotta negli Stati Uniti su cavie da laboratorio affette dalla malattia di Alzheimer-Perusini.

Una malattia che solo in Italia affligge migliaia di pazienti, anziani che cominciano a manifestare dopo il 65 anni una sindrome di demenza presenile e degenerativa, con sintomi invalidanti come la perdita della memoria a breve termine, disorientamento, afasia, cambiamenti d’umore e depressione.

La ricerca combatte da decenni questa malattia, con fasi di stallo che ora, dallo studio, pubblicato recentemente alla stampa scientifica, sembrano essere arrivate ad una svolta. In effetti, recentemente la ricerca neurologica ha rilevato un collegamento tra un aminoacido in particolare e la comparsa della patologia neurologica di Alzheimer.

Bloccare l’Alzheimer bloccando l’arginina.

arginina alzheimerUn tipo particolare di cellule del sistema immunitario del nostro cervello, le cellule microglia, nel momento in cui iniziano a consumare forti dosi di un aminoacido detto arginina, un nutriente, iniziano a dividersi, scindersi e cambiare. È proprio in quel momento che appare la malattia dell’Alzheimer.

La speranza di una cura per l’Alzheimer è data dal fatto che, forse, bloccando il processo di consumo dell’arginina, sarebbe possibile bloccare il processo degenerativo della cellula, anzi divisorio.

Tramite un inibitore enzimatico, la difluorometilornitina (DFMO), si potrebbe diminuire l’attività di consumo dell’arginina da parte delle cellule microglia. Parallelamente, potrebbe ridursi anche il numero di cellule delle placche amiloidi, responsabili del rallentamento dei neuroni, che si alterano causando la demenza tipica nei soggetti affetti da Alzheimer.

In questo processo sono coinvolte anche le proteine Tau, che si depositano nei neuroni insieme alle placche amiloidi e iperfosforilati, provocando cambiamenti comportamentali e la perdita neuronale nell’ippocampo.

Processi che vengono studiati da anni ma che ora stanno avendo una possibile risoluzione in senso di cura per la patologia detta morbo di Alzheimer e le risposte immunitarie alterate che ne conseguono.

Mentre finora la ricerca si era orientata in una direzione “pro-infiammatoria”, queste ricerche stanno mettendo in luce la correlazione tra il decesso dei neuroni, la soppressione immunitaria e la presenza di ridotti livelli di arginina nel cervello.

Le possibili cure per il morbo di Alzheimer, bloccate da tempo senza nuove possibilità di speranza, ora potrebbero, invece, avere una svolta tra ricerche e rimedi possibili.

Le ricerche neurologiche in laboratorio

La ricerca è stata pubblicata sul Journal of Neuroscience e un componente del team di ricerca, il professore Carol Colton, ha parlato di un modo completamente nuovo di pensare questa patologia neurologica. La cura possibile è quella relativa all’utilizzo della difluorometilornitina (DFMO), una sostanza in grado di bloccare, come detto, l’aminoacido dell’arginina e i suio effetti.

Questa sostanza, la difluorometilornitina, è stata utilizzata anche in diverse sperimentazione contro il cancro e avrebbe delle possibilità di contrasto contro l’Alzheimer, magari a livello farmacologico con novità per neurologi e pazienti che seguono questa malattia.
In effetti, non esistono farmaci in grado di bloccare l’Alzheimer né di farlo regredire, dato che si riescono solo a curare i sintomi e non sempre in modo soddisfacente.

alzheimerAlcuni farmaci neurologici riescono a dare degli effetti di contenimento di alcuni sintomi nella fase lieve, limitando l’aggravarsi della sintomatologia. Ma di fronte alle degenerazioni della facoltà di memoria o disorientamento non è ancora stata trovata una cura efficace.

La speranza delle ricerche sull’aminoacido e le alterazioni e disfunzioni neuronali, è attesa da circa 500.000 malati di Alzheimer in Italia, con una percentuale del 5-6% circa degli over 60 colpiti da questa forma di demenza senile e alterazione delle funzioni cerebrali.

Fonti

http://www.jneurosci.org/content/35/15/5969.short