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Senologia

Mastite: un disturbo frequente soprattutto dopo il parto

mastiteLa mastite è un’infiammazione di una parte della mammella che si manifesta soprattutto nelle neo mamme che allattano, ma può comparire anche indipendentemente dall’allattamento, in seguito ad un’infiammazione o a causa di anomalie dei dotti mammari. Dolore, arrossamento e gonfiore localizzati in un punto ben preciso del seno, sono i sintomi più ricorrenti. Se la mastite non viene curata si potrebbe formare un ascesso, che, per essere rimosso, necessita di un drenaggio con agoaspirato o chirurgico.

Mastite: come si manifesta

La mastite è un’infiammazione interna del tessuto mammario, che si presenta spesso con sintomi molto fastidiosi come:

  • gonfiore,
  • arrossamento,
  • dolore,
  • calore interno,
  • zona arrossata a forma di scudo,
  • secrezioni dal capezzolo,
  • stato di malessere, brividi e febbre (nei casi più gravi).

mastite perchè compareMastite: perchè compare?

La mastite viene chiamata “puerperale” quando compare nella donna che allatta (soprattutto durante i primi tre mesi dopo il parto, in particolare nelle prime sei settimane), o durante lo svezzamento, quando il bambino riduce il numero delle poppate. E’ un’infiammazione dovuta a vari fattori, il più diffuso è l’ingorgo mammario non curato, ossia un accumulo di latte mammario che porta all’ostruzione dei dotti galattofori, piccoli condotti tubolari che raccolgono e trasportano il latte, che si possono ostruire se il seno non si svuota completamente durante le poppate.

Può essere anche conseguenza di un’infezione batterica, come lo Stafilococco aureo, lo Streptococco o altri tipi di batteri, in questo caso si parla di “mastite infettiva”.

La mastite non puerperale (detta periduttale o cronica), può comparire con l’avanzare dell’età, anche dopo i 40-50 anni,  spesso causata da lesioni al capezzolo, che facilitano il passaggio di batteri, o da anomalie dei dotti mammari.

Di solito la mastite si manifesta in modo improvviso su un unico seno, difficilmente si verifica in entrambi i seni. Gli esperti hanno inoltre associato il manifestarsi di questa patologia a particolari comportamenti legati alla mamma o al neonato, come ad esempio:

  • impostazione dell’allattamento in modo troppo regolare (che porta ad uno svuotamento incompleto del seno),
  • allattamento poco frequente,
  • produzione eccessiva di latte,
  • posizione e attacco al seno scorretto da parte del neonato,
  • suzione debole,
  • svezzamento veloce,
  • utilizzo di un reggiseno troppo stretto (che potrebbe comprimere il seno),
  • stato di stress nella mamma.

Inoltre si è notato un aumento di casi di mastiti in presenza di ragadi sul capezzolo del seno della mamma, poiché queste lesioni possono favorire l’introduzione di germi e batteri che moltiplicandosi possono provocare l’infezione.

mastite come intervenireMastite: come intervenire

Quando si notano i sintomi tipici della mastite, è importante farsi seguire da un medico esperto in senologia, che, basandosi sugli esiti della visita, darà le giuste indicazioni per curare questa patologia ed evitare complicazioni. Potrebbe prescrivere un trattamento farmacologico come:

  • analgesici (come ibuprofene),
  • antibiotici per uso orale per almeno 10-14 giorni.

Non sono evidenti, ad oggi, rischi per il bambino in presenza di mastite. Si può tranquillamente allattare!

In generale, infatti,  in caso di assunzione di questi farmaci prescritti dal medico, è possibile continuare ad allattare, perché la dose indicata non è nociva per il proprio bambino. E’ sempre meglio comunque  chiedere consiglio al proprio medico per chiarire ogni dubbio.

Il medico potrebbe inoltre dare suggerimenti su come eseguire l’allattamento in modo corretto (posizione del bambino e “attacco” al seno), e spiegare la tecnica per far fuoriuscire il latte comprimendo il seno con le mani per eliminare l’ingorgo.

Spesso la donna si scoraggia a causa dei sintomi dolorosi e decide di abbandonare l’allattamento, soprattutto se questa complicazione si presenta con il primo figlio, la neo mamma spesso non sa come affrontarla.  Al contrario, invece bisognerebbe aumentare la frequenza delle poppate per evitare che si formino ingorghi.

Nel caso in cui decidesse di interrompere l’allattamento, la donna dovrebbe comunque far fuoriuscire il latte dal seno con l’aiuto di un “tiralatte” e/o con massaggi manuali. L’interruzione precoce dell’allattamento potrebbe aumentare ancora di più la possibilità di formazione di un ascesso.

Durante l’allattamento, gli esperti consigliano di massaggiare l’area del seno soggetta a mastite con un panno caldo-umido, per aiutare il latte a fuoriuscire, mentre dopo aver allattato, per alleviare il dolore e il gonfiore, il massaggio deve essere fatto un panno freddo-umido. Inoltre, viene in genere consigliato di continuare a far fuoriuscire il latte anche subito dopo aver allattato, con l’aiuto di un tiralatte o “spremendo” il latte in modo manuale.

L’organizzazione mondiale della sanità consiglia di procedere ad una coltura del latte materno con antibiogramma, in alcuni casi particolari, come quando l’uso di antibiotici non ha dato risultati positivi entro due giorni, in caso di mastiti ricorrenti, o anche in caso di allergia della mamma agli antibiotici.

La coltura del latte materno consiste nell’analisi di un campione di latte spremuto a mano e raccolto in un contenitore sterile.

Nel caso in cui i trattamenti farmacologici non hanno avuto successo, si potrebbe sospettare la presenza di un ascesso mammario che va comunque confermato con un ecografia.

L’ascesso mammario compare nel 3% di donne in cui è comparsa la mastite. Il medico, una volta accertata la presenza di un ascesso, potrebbe richiedere il drenaggio ossia l’agoaspirazione che oltre a servire come terapia per eliminarlo, potrebbe anche essere utile per effettuare una diagnosi approfondita. Non sempre con un’unica seduta di agoaspirazione si riesce ad aspirare completamente l’eccesso di fluido, ma potrebbero essere necessarie più sedute. Si ricorre ad un drenaggio chirurgico nel caso di ascesso di dimensioni elevate o multiplo.

Fonte:

Protocollo clinico n.4 dell’Academy of Breastfeeding Medicine (http://www.bfmed.org)