La carotide è un grosso vaso sanguigno, posto nel collo, che svolge un’importante funzione di trasporto del sangue dal cuore al cervello.
Le arterie carotidi sono due, generalmente presentano pareti lisce ed hanno una struttura flessibile, ma possono anche essere soggette ad aterosclerosi, un accumulo di deposito di grassi, proteine ed altri detriti, fenomeno che potrebbe impedire il regolare passaggio del sangue o provocare degli emboli a seguito di frammentazioni delle placche ateromatose.
Spesso è asintomatico e chi ne è colpito non ne è a conoscenza fino a quando non si verificano conseguenze anche molto serie come ictus cerebrali o attacchi ischemico transitori. Le persone a rischio di contrarre malattie cardiovascolari possono apportare delle modifiche al proprio stile di vita per cercare di prevenire la formazione delle placche. E’ importante un consulto con uno specialista di chirurgia vascolare soprattutto alla comparsa dei primi sintomi.
Quando si ostruisce la carotide: la stenosi carotidea
L’arteria carotide sinistra ha origine dall’arco aortico mentre l’arteria carotide destra dall’arteria anonima. Il primo tratto che risale nel collo viene chiamato carotide comune che nel punto chiamato seno carotideo si divide in carotide esterna e carotide interna. La carotide interna a sua volta si divide in tre parti:
- arteria oftalmica,
- arteria cerebrale anteriore,
- arteria cerebrale media.
La carotide può essere soggetta ad una malattia ostruttiva chiamata stenosi carotidea che si potrebbe verificare quando sulle sue pareti interne si sono accumulati dei depositi, detti placche ateromatose che, se presenti in quantità rilevanti, possono ridurre il diametro della carotide e ostruire il passaggio del sangue. Questo processo di accumulo di grassi e altri detriti è molto lento, possono passare anche alcuni anni dopo i quali è possibile che si manifestino disturbi alla persona colpita.
Generalmente l’aterosclerosi delle arterie carotidi si crea nel punto in cui la carotide comune si divide in carotide interna ed esterna. Spesso la stenosi carotidea può anche non manifestarsi con sintomi particolari che preannunciano il verificarsi di gravi conseguenze, anche fatali, come un attacco ischemico transitorio o un ictus.
I sintomi più comuni e i segnali precedenti a queste conseguenze sono:
- vertigini,
- cefalee,
- difficoltà di movimento degli arti,
- problemi improvvisi di visione,
- difficoltà di comunicazione,
- stato di debolezza degli arti (in genere in un unico lato del corpo).
Una diminuzione di afflusso del sangue all’encefalo può dare uno stato di incoscienza, se la durata dell’interruzione è di pochi secondi, mentre se si protrae per almeno quattro minuti, si potrebbero creare danni cerebrali permanenti. Queste conseguenze gravi hanno un’incidenza rara perché anche altre arterie chiamate arterie vertebrali contribuiscono ad irrorare sangue all’encefalo.
La formazione di placche che vanno ad ostruire la carotide può dipendere da numerosi fattori, i più comuni sono:
- ipertensione arteriosa,
- età avanzata del soggetto,
- livelli alti di trigliceridi e lipoproteine a bassa densità,
- fumo,
- ereditarietà,
- diabete mellito,
- cardiopatia ischemica,
- fibrillazione atriale.
Inoltre gli esperti hanno constatato un aumento del rischio di essere colpiti da stenosi carotidea per le persone che non svolgono con regolarità attività fisica, che fanno una vita sedentaria, e che hanno un peso troppo elevato rispetto al loro peso forma.
Si può fare molto in termini di prevenzione.
Carotide ostruita: interventi
Il medico effettua una diagnosi di un’eventuale presenza di un’ostruzione della carotide auscultando la carotide con uno stetoscopio. L’esame di primo livello che potrebbe richiedere per individuare la presenza di un’ostruzione della carotide è l’ecocolordopler.
Il medico potrebbe prescrivere inoltre altre indagini come:
- angio-CT,
- risonanza,
- angiografia tramite risonanza magnetica,
- angiografia cerebrale.
Se il medico constata che la stenosi della carotide si trova ad uno stadio iniziale o è asintomatica potrebbe richiedere di seguire delle indicazioni che aiutano a rallentare l’evolversi di questa patologia, come ad esempio smettere di fumare se si è soggetti fumatori, evitare il consumo di alcol, cercare di mantenere uno stile di vita più sano sia dal punto di vista dell’alimentazione sia svolgendo una regolare attività fisica.
Potrebbe eventualmente anche prescrivere dei farmaci che aiutano a mantenere regolare la pressione sanguigna, farmaci per abbassare i livelli alti di colesterolo o per migliorare la fluidità del sangue.
Il soggetto colpito da questa patologia dovrà tenere sotto controllo la pressione sanguigna (che non deve raggiungere livelli alti), il diabete ed il proprio peso corporeo.
Nel caso più grave in cui il medico abbia constatato una stenosi della carotide ad uno stadio avanzato, anche quando il soggetto sia stato già colpito da un ictus dovuto ad un’ostruzione della carotide, potrebbe essere necessario eseguire un intervento chirurgico per rimuovere l’ateroma.
I trattamenti chirurgici che vengono generalmente utilizzati sono due:
- Endoarteriectomia carotidea: è un’operazione chirurgica di tipo tradizionale utilizzata in caso in cui ci si trovi in presenza di una grave occlusione. Il chirurgo procede con un’incisione sulla parte anteriore del collo e rimuove gli accumuli che ostruiscono il normale passaggio del sangue. E’ un intervento chirurgico che richiede un alto livello di esperienza dell’equipe medica che lo effettua: è importante quindi rivolgersi sempre a personale medico qualificato.
- Angioplastica carotidea endovascolare: è una tecnica meno invasiva della precedente che si effettua tramite l’introduzione di un catetere e l’inserimento di un filtro (che ha il compito di raccogliere eventuali frammenti di placca che potrebbero distaccarsi dalla parete della carotide). Il chirurgo inserisce con il catetere un palloncino che gonfiandosi allarga la carotide per permettere di inserire uno stent, una piccola struttura che mantiene aperto il diametro dell’arteria. Vengono poi rimossi sia il palloncino, sia il filtro ed il catetere. Il passaggio del sangue all’interno della carotide verrà garantito dalla presenza dello stent.
Fonte:
http://www.corriere.it