Una patologia che colpisce circa 350 milioni di persone a livello mondiale (Secondo la OMS), la depressione, che potrebbe avere sempre più un nesso con il nostro patrimonio genetico, oltre che essere stimolata da fattori ambientali.
Il fatto che per la depressione cause come la genetica siano coinvolte è ribadito da uno studio condotto da ricercatori britannici e cinesi che ha lavorato nella Oxford University, la Fudan University in Cina e presso l’americana Virginia Commonwealth University (VCU).
Il legame tra depressione e cause genetiche è stato individuato tramite due varianti genetiche che sono collegate al disturbo depressivo dell’umore e della personalità. Diverse indagini precedenti avevano dato risultati negativi riguardo alla causa-effetto tra geni e depressione, mentre in una fase successiva, analizzato il DNA di oltre 5.000 pazienti di sesso femminile colpiti da depressione, sono state valutati dati differenti.
Depressione e predisposizione genetica nei cromosomi.
La ricerca si era concentrata sulla popolazione femminile anche perché nelle donne il disturbo depressivo è più diffuso che negli uomini, con sintomi però variabili a seconda dei casi. Confrontando il genoma delle donne dichiaratamente depresse con quello di donne non affette da depressione, gli scienziati hanno identificato due aree situate sul cromosoma 10, associate probabilmente agli effetti della depressione.
In particolare, un’area si trova nei pressi del gene Sirti, che viene coinvolto nel processo di biosintesi dei mitocondri, ovvero le centrali di energia della cellula. In tal modo, i ricercatori hanno potuto valutare un possibile ruolo di questi mitocondri nello sviluppo e comparsa della depressione.
Ovviamente, gli studi sono stati condotti solo sulla popolazione asiatica e, quindi, dovranno essere valutati dati su differenti popolazioni per la conferma di tali possibilità di depressione da predisposizione genetica.
Potrebbero essere coinvolte anche altre sequenze geniche, dato che l’attività dei mitocondri è regolata da numerosi segmenti di DNA che andranno studiati in modo accurato, dopo tale prima indagine sulle sequenze mitocondriali e i disturbi depressivi e dell’umore.
Malinconia o depressione?
Inoltre, è sempre necessario, quando si parla di depressione, valutare la differenza tra la patologia vera e propria e la tristezza o “umore malinconico”, come è stato definito per secoli. Mentre lo stato di tristezza o malinconia può essere transitorio e può diventare un atteggiamento anche culturale, le problematiche legate alla depressione vera e propria sono spesso correlate invece a dei disturbi dell’umore e psichiatrici (a volte) più complessi.
Solo uno specialista neurologo o psichiatra o psicologo, può valutare se lo sconforto e la mancanza di forze e di entusiasmo, così come gli sbalzi umorali, sono frutto di un disturbo passeggero o necessitano di un’adeguata cura per la depressione. Nella società odierna il modello della iper-funzionalità e dell’atteggiamento positivo ad ogni costo, sono ormai talmente diffusi da creare delle etichette di “depressione” anche a situazioni di crisi che con adeguate cure possono essere superati.
Nel caso di sintomi da ansia depressiva o sintomi depressivi prolungati e di uno stato di alterazione dell’umore, il medico specialista potrà invece valutare cure a termine più lungo, con un quadro clinico valutato ogni volta differentemente.
Si possono verificare alcuni episodi scatenanti che possono dare l’allarme, come:
- stato di tristezza frequente con pianto immotivato o malinconia senza motivazioni realistiche
- scarsa concentrazione e calo delle prestazioni lavorative dove necessaria l’attenzione
- stanchezza fisica e mancanza di energie fisiche sufficienti anche per le normali attività quotidiane
- mancanza di interesse per le solite attività.
Evitando le diagnosi fai-da-te e, soprattutto, evitando gli psicofarmaci senza prescrizioni, è fondamentale indagare tramite un medico psicoterapeuta o psicologo, lo psichiatra o il neurologo.
Fonti
http://www.nature.com/news/mental-health-a-world-of-depression-1.16318
http://www.nature.com/nature/journal/v523/n7562/full/nature14659.html