Mangiare tanto, male e muoversi poco fa ingrassare. Si sa, ed è quasi inutile ripeterlo. Ma di certo, la faccenda non si chiude qui. Perché è indubbio che la quantità di cibo o le ore sulla cyclette non chiudono il cerchio; e che rimangono senza risposta le domande di fondo della scienza più ostica, quella che indaga il metabolismo umano, quella capace di spiegarci perché ci sono individui che dimagriscono qualunque cosa fanno e altri che ingrassano anche solo se si avvicinano a una fetta di torta. Qual è la chiave del rebus?
Forse gli scienziati ora cominciano a cercarla nell’insieme delle relazioni biochimiche che collegano l’ipotalamo con le ghiandole che producono gli ormoni e con il sistema immunitario. I geni coinvolti nella regolazione del peso sono molti, ma nessuno spiega fino in fondo il rebus-obesità, neanche i geni sono sufficienti a spiegare come il metabolismo controlli il peso. Così torna in campo ciò che accadde prima che noi nascessimo.
Uno studio sui ratti pubblicato pochi giorni fa da un gruppo di ricercatori della University of Massachusetts Medical School e della University of Texas at Austin ha voluto indagare quanto la dieta dei padri possa determinare la salute della prole e ha scoperto che gli animali nutriti con poche proteine hanno figli con maggiori probabilità di ammalarsi di diabete e difficoltà di controllo dei lipidi. A complicare ulteriormente le cose, è oggi molto in voga un’ipotesi suggestiva: che l’aumento eccessivo di peso possa essere causato da infezioni di natura virale. Certi virus infettano anche i centri dell’ipotalamo che presiedono al senso di fame e sazietà, rompendo equilibri molto delicati e facendo impazzire i circuiti che regolano l’accumulo di grasso.
Perché, alla fine, è sempre lì che si finisce, vale a dire a questi accumuli di grasso che alterano il peso e che sono determinati dalle reazioni del nostro sistema immunitario. Gli adipociti sono stati totalmente reinterpretati dalla nuova medicina, trasformati da semplici depositi di grasso inerte a protagonisti di una complicata rete che mette in comunicazione metabolismo, infiammazione, dipendenza dal cibo e molto altro. E nella quale hanno un ruolo i 15-30 mila ceppi batterici diversi che popolano l’intestino umano protagonisti di prima grandezza dello sviluppo del sistema immunitario e possibili responsabili dell’obesità.
La flora batterica intestinale governa gran parte dell’assorbimento delle sostanze nutritive. Per questo si ritiene che, quando se ne altera la composizione, possano mutare talvolta in maniera radicale quantità e qualità di alimenti assorbiti. Così, se di solito l’organismo assorbe circa il 75 per cento delle sostanze che assume, quando i batteri intestinali non funzionano a dovere si può arrivare anche al 100 per cento, con evidenti conseguenze sul peso. La sindrome metabolica inizierebbe quando gli adipociti, sopraffatti dalla quantità di cibo malsano ingerito, non riescono più a funzionare da cassaforti e per questo iniziano a rilasciare le sostanze nocive, attivando anche il sistema immunitario e l’infiammazione.
Articolo di Redazione
Fonte: L’Espresso, 10 gennaio 2011