Un nuovo modo di aiutare i bambini e gli adolescenti che soffrono di eczema atopico o neurodermatite, un disturbo della pelle molto fastidioso, è stato scoperto da un gruppo di ricercatori tedeschi. Questo disturbo è in aumento nei paesi industrializzati e gli esperti stimano che il 20% dei bambini ne soffra in Europa. I risultati dello studio sono stati presentati sul Journal of Allergy and Clinical Immunology.
Questo gruppo di ricerca ha condotto uno studio che monitorava il corso della dermatite atopica in quasi 4000 soggetti dalla prima infanzia fino all’età adulta. L’eczema atopico è classificato come disturbo allergico e gli scienziati credono che la malattia sia molto probabilmente il risultato di una combinazione di fattori genetici e ambientali. Tra questi ultimi, ad esempio, la polvere domestica e il fumo di sigaretta sono indicati come fattori scatenanti della malattia. La malattia può manifestarsi nell’infanzia, ma molto spesso sparisce nell’età della crescita. I ricercatori hanno confrontato l’insorgenza e la progressione della dermatite atopica in un gruppo di pazienti di età selezionata e ha considerato i fattori associati alla manifestazione iniziale, la re-insorgenza o la persistenza di una condizione pre-esistente durante l’adolescenza. In circa il 7% dei partecipanti, la dermatite atopica è apparsa la prima volta in questa fase, le bambine hanno mostrato un rischio più alto di sviluppare la malattia durante l’adolescenza, mentre i bambini erano maggiormente rappresentati tra i pazienti più giovani. E’ emerso, inoltre, che la probabilità di sviluppare la neurodermatite aumentava significativamente in presenza di un parente stretto affetto dal disturbo. Sulla base dei dati ottenuti si è sviluppato un modello probabilistico in grado di prevedere il progresso della malattia durante la pubertà, una fase spesso critica. È emerso che il più importante fattore di rischio per gli adolescenti è l’esposizione professionale a sostanze come fluoro o disinfettanti.
Questi risultati hanno implicazioni significative per la cura dei pazienti, in particolare per quanto riguarda le loro scelte professionali. L’esposizione durante il lavoro a sostanze irritanti sembra essere l’unico fattore di predisposizione rilevante nei casi di neurodermatite sviluppatasi tardivamente. I gruppi a maggiore rischio sembrerebbero essere i panettieri, gli addetti alle pulizie e gli infermieri. Per questo motivo gli allergologi dovrebbero prendere in considerazione i risultati di questa ricerca nel mettere in guardia sulle professioni da intraprendere i giovani a rischio di dermatite.
Articolo di redazione
Fonte: Italiasalute.it