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Allergologia e Immunologia

Raffreddore, “male incurabile”

La cieca (e stolta) fiducia sull’inarrestabilità delle umane sorti e progressive deve arrendersi di fronte al malanno più banale mai conosciuto: il raffreddore!
Mentre si parla di allungare la media della vita a 120 anni, di sconfiggere le malattie peggiori e più atroci, la scienza (finalmente) ha l’umiltà di alzare una prima bandiera bianca e dichiarare il raffreddore malattia incurabile. Aspettando le prime serate evento patrocinate da star hollywoodiane per la raccolta di fondi a favore dei milioni di malati di raffreddore costretti a lunghi giorni di immobilità nel caldo del proprio letto, vediamo di capire il perché si è dovuto ammettere un tale smacco nell’era della globalizzazione, dove tutto -e il contrario di tutto- sembra possibile e raggiungibile.
E’ stata l’Università del Wisconsin ad alzare la bandiera bianca, segno della resa, dopo che 700 volontari raffreddati erano stati divisi in due gruppi di cavie da laboratorio. Il primo gruppo ha assunto echinacea (che è semplicemente un’erba selvatica) ai primi sintomi del raffreddore, il secondo ha aspettato che la malattia passasse da sé. Risultato: mezza giornata di vantaggio per gli affezionati dei rimedi erboristici, su una durata media di 7 giorni. Uno scarto troppo piccolo per essere significativo in termini statistici. Il problema dell’incurabilità della malattia sembra risiedere nell’inafferrabilità di virus estremamente variabili.
Come comportarsi, ora, di fronte all’”emergenza” raffreddore? Se anche la scienza onnipotente di una società medicalizzata come la nostra si arrende di fronte ai virus del raffreddore, che speranza rimane al comune cittadino? Udite, udite: per alleviare i sintomi del raffreddore e il senso d’impotenza che tutti ci assale di fronte a una delle rare malattie del tutto insensibili all’offensiva della medicina, non rimangono che i suffumigi, le bevande calde al miele e, aggiungiamo noi , una vecchia nonna armata di buonsenso che sappia convincerci a starcene un paio di giorni al caldo senza voler fare i supereroi autoreferenziali convinti di essere indispensabili all’umanità.

Articolo di redazione
Fonte: La Repubblica, 31/12/2010