E’ una malattia che dai primi problemi di movimento (la chiamano anche malattia delle vetrine per le frequenti soste cui è obbligato chi ne soffre) può portare nei casi pù gravi anche all’amputazione dell’arto. Di regola si manifesta con un dolore di tipo crampiforme alla coscia e al polpaccio a causa del mancato arrivo di sangue ossigenato che non passa per le arterie ristrette: dietro questo sintomo si nasconde, in genere, l’aterosclerosi che colpisce le arterie degli arti inferiori.
La malattia ha gradi crescenti di gravità, che sul piano clinico vanno dal dolore fino, come si diceva, all’amputazione per salvare il paziente dalle conseguenze fatali della gangrena. A provocare l’aterosclerosi delle gambe è soprattutto il diabete, in combinata con gli altri fattori di rischio per la salute delle arterie: fumo, colesterolo alto e ipertensione. Fino a qualche tempo fa, le uniche possibilità di cura erano affidate ai farmaci anti-piastrinici e vasodilatatori o, quando possibile, al by-pass chirurgico; negli ultimi anni, invece, le cosiddette terapie endovascolari, cioè l’angioplastica, associata in genere al posizionamento di stent (cioè di tubicini infilati all’interno delle arterie della coscia e della gamba) hanno fatto la parte del leone e salvato molti sventurati dall’amputazione.
Ma oggi, per il trattamento di questo tipo di aterosclerosi si sta per aprire un nuovo capitolo. Dopo i pallonicini ‘semplici’ dell’angioplastica, utilizzati per dilatare arterie ristrette, e i ‘tubicini’ – gli stent infilati nelle arterie per mantenerle aperte – stanno per arrivare i cosiddetti DEB (drug eluting ballon), i ‘palloncini medicati’. La nuova tecnica consiste nel dilatare l’arteria ristretta dall’aterosclerosi con un palloncino da angioplastica ricoperto di un farmaco, il paclitaxel, che viene tenuto per qualche decina di secondi a contatto con la parete del vaso. Si tratta di una tecnica minimamente invasiva, adatta anche a pazienti in età avanzata.
Articolo di redazione
Fonte: La Repubblica, 23/12/2010