Fino al XX secolo si pensava che le donne cardiopatiche non avrebbero dovuto concepire un figlio, se l’avessero fatto sarebbe stato impossibile partorire spontaneamente e dopo il parto non era raccomandato l’allattamento al seno.
Tutto ciò è ancora vero? Assolutamente no! Donne che abbiano vizi o problemi cardiaci devono essere seguite da ginecologi e cardiologi durante la gravidanza, ma non c’è alcun limite di concepimento o obbligo di parto cesareo, per chi soffre di una cardiopatia in gravidanza.
Se sono loro a desiderarlo, si può effettuare anche un’anestesia per il parto.
In ogni caso, la percentuale di donne cardiopatiche in gravidanza si aggira intorno all’1%.
Perché la gravidanza potrebbe determinare un rischio per la donna cardiopatica?
Come è intuibile, durante la gravidanza la circolazione sanguigna aumenta ed il cuore è sottoposto ad uno sforzo notevole, visto che deve spingere in circolo una quantità maggiore di sangue. Se il difetto cardiaco è lieve, il surplus è affrontato senza problemi, ma se è più grave il cuore è soggetto ad un eccesso che potrebbe non essere sopportato. In questo caso, la paziente per esempio potrebbe andare incontro allo scompenso cardiaco.
Come sono classificate le cardiopatie?
Una classificazione considera l’età di insorgenza della cardiopatia in gravidanza, ovvero se si tratta di malattia congenita o acquisita dopo una malattia reumatica.
Quando la patologia cardiaca è congenita si distingue, a seconda del colore delle mucose in cianotizzante o non; nel primo caso le mucose assumono un colore bluastro, nel secondo sono più rosee.
Nel caso di cardiopatie acquisite, queste possono interessare il muscolo cardiaco e le sue componenti valvolari o il ritmo cardiaco.
L’associazione dei cardiologi americani suggerisce una classificazione basata sulle capacità funzionali delle pazienti:
- Classe I: assenza di sintomi, nessuna limitazione dell’attività fisica.
- Classe II: asintomatica a riposo, sintomatica solo in condizioni di un’attività fisica di un certo rilievo. Vengono consigliate modesta limitazione dell’attività fisica.
- Classe III: asintomatica a riposo, ma sintomatica con piccoli sforzi. Conseguentemente, considerevole limitazione dell’attività fisica.
- Classe IV: sintomatica con qualsiasi attività. Può essere presente affanno a riposo. Limitazione severa dell’attività fisica.
Il rischio di mortalità materna è inferiore all’1% nella I classe, ma può arrivare al 25-50% rispettivamente nella III e IV classe.
Le cardiopatie congenite più gravi come la tetralogia di Fallot o la cooptazione aortica andrebbero corrette chirurgicamente alla nascita o nei primi anni.
Il difetto del setto atriale e il difetto del setto ventricolare rappresentano le cardiopatie congenite più diffuse e, a seconda della loro entità, se non corretta chirurgicamente possono in gravidanza sovraccaricare il cuore destro e portarlo allo scompenso.
Il difetto cardiaco acquisito più riscontrato è la stenosi mitralica e a seguire la stenosi aortica. Queste anomalie potrebbero comunque, attraverso esami emodinamici, venire considerati insignificanti ad eccezione delle insorgenze durante la gravidanza.
In genere nella gestazione la patologia cardiaca si aggrava di una classe. Una corretta condotta deve coinvolgere un team di specialisti che comprendono ginecologi, cardiologi ed anestesisti.
Chirurgia per la cardiopatia in gravidanza
Una paziente cardiopatica acquisita potrebbe risolvere il suo problema chirurgicamente con un inserimento di valvole meccaniche, ma con il rischio di emorragia; se le valvole non fossero meccaniche è più alta la possibilità di rischio di malfunzionamento.
Se la stenosi mitralica o aortica dovessero determinare uno scompenso cardiaco, è necessario ricorrere ad intervento chirurgico da eseguire preferibilmente alla XX settimana.
In conclusione, le cardiopatie congenite più gravi sono state corrette nell’infanzia e quindi la gravidanza non dovrebbe creare problemi, nelle classi I-II acquisite va limitata l’attività fisica e consigliata una vaccinazione preventiva di eventuali infezioni.
A partire dalla III classe le donne che intendono avere i figli andrebbero adeguatamente informate sui rischi ai quali potrebbero andare incontro e seguire un opportuno percorso terapeutico inclusa una prolungato ricovero.
Alcune cardiopatie possono comparire nell’ultimo mese di gravidanza o nel post-partum e sono molto pericolose poiché c’è il rischio di dover effettuare un trapianto cardiaco.
Le cardiopatiche congenite, inoltre, possono trasmettere il problema ai loro figli. Possono effettuare l’anestesia epidurale e il parto naturale è preferibile al cesareo, anche se la procedura richiede cautela ed un controllo maggiore. Andrebbe seguita una particolare profilassi dopo il parto e incoraggiato l’allattamento.
Alle cardiopatie sopra descritte vanno aggiunti e analizzati separatamente problemi di ipertensione arteriosa che si può avere pre-gravidanza, durante e dopo ma che generalmente nelle donne non cardiopatiche scompare dopo poco il parto.
Attenzione dunque alla pressione alta o bassa, chiedete consiglio ai vostri specialisti!
Fonte:
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