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Cardiopatia ipertensiva: attenzione alla pressione alta!

cardiopatia ipertensivaMolte persone sono soggette ad avere uno stato ipertensivo alto ma spesso tendono a trascurare questa loro condizione che in un primo momento può essere silente e quindi non presentare sintomi particolari, ma a lungo andare può portare ad una cardiopatia ipertensiva che potrebbe provocare alcune conseguenze come un’ipertrofia del miocardio ventricolare e una successiva dilatazione, ictus, insufficienza cardiaca o anche un attacco cardiaco.

Le persone che presentano una pressione alta dovrebbero affidarsi d un cardiologo qualificato per evitare di incorrere in possibili rischi cardiaci.

Cardiopatia ipertensiva: sintomi

Quando siamo di fronte ad uno stato ipertensivo il muscolo cardiaco viene messo “sotto sforzo” ossia è costretto a pompare una quantità maggiore di sangue verso le vie periferiche perché la pressione all’interno dei vasi sanguigni è maggiore, necessitando di conseguenza di più ossigeno. La pressione alta provoca un ispessimento delle pareti e quindi un aggravamento dei rischi connessi all’aterosclerosi, ossia il deposito di grasso sulle pareti dei vasi sanguigni.

Spesso la cardiopatia ipertensiva non presenta sintomi ma a lungo andare può provocare danni cardiaci con conseguente:

  • dispnea (a seguito di insufficienza cardiaca),
  • tachicardia,
  • dolore al torace (dovuto ad insufficienza coronarica).

Cardiopatia ipertensiva: fattori di rischio

La cardiopatia ipertensiva può dipendere da un regime alimentare scorretto, situazioni ambientale e fattori genetici. Gli esperti hanno riscontrato che le persone colpite da cardiopatia ipertensiva spesso assumono:

  • bevande alcoliche,
  • droghe,
  • alimentazione ricca di grassi,
  • alimentazione con eccesso di sale.

Possono inoltre essere soggetti a forti stati di stress ed avere persone in famiglia che hanno già presentato nella loro vita questa patologia.

cardiopatia ipertensiva cosa fareCardiopatia ipertensiva: cosa fare?

Le persone colpite da questa patologia dovrebbero effettuare una visita cardiologica, durante la quale il cardiologo potrebbe prescrivere alcuni esami come un elettrocardiogramma, una radiografia al torace e un controllo della pressione arteriosa. La tendenza dei medici di oggi è quella di consigliare al paziente un monitoraggio della pressione di tipo dinamico delle 24 ore, ossia con una strumentazione che supera il metodo tradizionale dello sfigmomanometro che valuta la pressione del paziente in un unico momento preciso della giornata e che inoltre può essere influenzato da fattori esterni come la cosiddetta “ipertensione da camice bianco” che possono alterare i valori da esaminare.

Il medico potrebbe prescrivere una terapia farmacologica per cercare di ridurre la pressione sanguigna come beta-bloccanti, diuretici per ridurre la ritenzione idrica, ACE inibitori che rilassano i muscoli.

Non ci sono degli interventi chirurgici che curano la cardiopatia ipertensiva, ma quest’ultima potrebbe scatenare alcune patologie che a loro volta possono essere curate con la chirurgia. Potrebbero ad esempio essere necessari interventi sulle valvole cardiache, inserimento di valvole artificiali o anche un bypass coronarico.

Il medico in genere anche a livello preventivo potrebbe consigliare di seguire una dieta bilanciata povera di grassi saturi e zuccheri, con un basso consumo di latticini, che elimini l’assunzione di bevande alcoliche, ricca di frutta, verdura, potassio, pesce, carni bianche e cereali integrali.

Inoltre per prevenire o migliorare molte patologie cardiache (come la cardiopatia congenita) potrebbe suggerire di svolgere attività fisica con regolarità, e in caso di obesità di cercare di raggiungere il proprio peso forma.

Fonte:

Aied