Buone notizie sul fronte degli infarti. Durante l’ultimo congresso dell’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO) si è rilevato come i decessi fra chi arriva nelle Unità di Terapia Intensiva Coronarica siano crollati al 4 per cento appena. Merito delle cure, sempre più appropriate e tempestive, ma anche dei pazienti che arrivano sempre prima in pronto soccorso.
Riferisce Giuseppe Di Pasquale, coordinatore della ricerca e Direttore della Cardiologia dell’Ospedale Maggiore di Bologna che i cardiologi ANMCO hanno raccolto nel registro MANTRA i dati di oltre 6000 pazienti ricoverati entro 24 ore dall’inizio dei sintomi in una cinquantina di UTIC sparse in tutta Italia. Il 64 per cento dei pazienti è stato sottoposto ad angioplastica primaria, il 16 per cento a trombolisi; solo il 20 per cento non ha ricevuto terapie specifiche. La mortalità è scesa attorno al 4 per cento, rispetto al 5 per cento di una precedente indagine simile; purtroppo la percentuale di decessi raddoppia fra i pazienti non sottoposti ad angioplastica.
Tutto questo significa che se una vittima di infarto arriva presto in ospedale, la mortalità è molto bassa. Certo, si tratta di dati raccolti in UTIC particolarmente all’avanguardia: la sfida, adesso, è fare in modo che le linee guida vengano applicate al meglio anche laddove la situazione non è così rosea anche se bisogna sottolineare che comunque la mortalità in ospedale non supera mai l’8 per cento.” Non possiamo pensare di dotare di un laboratorio di emodinamica per fare angioplastiche tutti gli ospedali italiani: dobbiamo migliorare la rete dei soccorsi”, conclude Di Pasquale. E la situazione, in verità, è già migliorata stando ai dati della Campagna sul Ritardo Evitabile nell’infarto, presentati durante il congresso ANMCO che mostrano come in appena due anni la maggioranza degli ospedali abbia migliorato le prestazioni, con effetti positivi sulla gestione dei pazienti.
L’indagine, condotta fra il 2009 e il 2011, mostra che il ritardo evitabile nei soccorsi continua a ridursi: ”Innanzitutto abbiamo “guadagnato” dieci minuti nel ritardo pre-ospedaliero: i pazienti arrivano prima in pronto soccorso, la metà entro un’ora dai sintomi” – spiega Marino Scherillo, presidente ANMCO –. Nel generale miglioramento della situazione, continua a persistere il problema dei piccoli centri, quelli meno attrezzati. «Oggi i pazienti chiedono aiuto sempre prima, per cui tanti possono beneficiare al massimo delle cure: non possiamo permetterci di perdere da 60 a 90 minuti per allertare una sala di emodinamica od organizzare un trasferimento, come purtroppo tuttora accade nei centri più piccoli – aggiunge Francesco Chiarella, coordinatore della Campagna –
Il 50 per cento dei pazienti che in prima battuta arriva in un piccolo ospedale riceve l’angioplastica entro 4 ore dai sintomi: un ritardo che dobbiamo assolutamente colmare creando le situazioni perché il 118 indirizzi subito i casi di infarto in ospedali attrezzati per l’angioplastica».
Articolo di Redazione
Fonte: Corriere della Sera, 24 giugno 2011