Lo scompenso cardiaco acuto è una patologia che colpisce milioni di persone in tutto il mondo, si manifesta quando il cuore non riesce più a pompare la giusta quantità di sangue da fornire all’organismo. Il termine “acuto” indica il manifestarsi in modo del tutto improvviso. Questa condizione può essere dovuta ad un’alterazione della funzione sistolica del cuore, dovuta a varie cause tra le quali un’ipertensione arteriosa molto grave, una cardiopatia ischemica o anche un ispessimento delle arterie. E’ importante un intervento da parte del medico rapido e corretto al fine di ridurre i casi di mortalità e il periodo di degenza in ospedale.
Scompenso cardiaco acuto: diagnosi tempestiva
Se si viene colpiti dai sintomi di uno scompenso cardiaco acuto, per evitare le gravi conseguenze che questa patologia può arrecare, è importante accertare prontamente la presenza di questo disturbo recandosi al Pronto Soccorso dove i medici effettueranno una diagnosi.
Il sintomo più comune che si presenta è la dispnea ossia una respirazione difficoltosa che però può essere stata scatenata anche da cause non cardiache. Sono quindi necessarie indagini mirate al fine di somministrare la terapia più appropriata in tempi molto brevi.
Otre agli esami strumentali, alcuni studi hanno ultimamente dimostrato l’importanza di nuovi biomarcatori (biomarkers). I biomarcatori sono delle caratteristiche che vengono valutate come indicatori. Ogni sistema biologico (come ad esempio l’apparato cardiovascolare) ha i propri biomarcatori specifici, e attraverso la loro misurazione si può monitorare e valutare una determinata patologia.
Tra i biomarcatori per lo scompenso cardiaco acuto si sono rivelati di grande importanza i neurormoni in particolare i peptidi natriuretici BNP (peptide natriuretico di tipo B) e ANP (peptide natriuretico atriale).
I peptidi natriuretici cardiaci sono ormoni prodotti dal cuore in caso di sovraccarico di pressione e volume dei ventricoli.
I livelli ematici di BNP e NT-proBNP, insieme ad altri esami clinico strumentali effettuati in Pronto Soccorso, si sono rivelati di grande aiuto per una diagnosi di dispnea legata all’attività cardiaca. In base al loro valore è infatti possibile escludere la presenza di uno scompenso cardiaco acuto.
I valori che possono escludere la presenza di scompenso cardiaco acuto sono:
- BNP inferiore a 100 pg/ml,
- NT-proBNP pari a 300 pg/ml.
I valori che possono far sospettare uno scompenso cardiaco acuto sono:
- BNP compreso tra 100 e 400 pg/ml,
- NT-proBNP maggiore di 450 ed età inferiore ai 50 anni,
- NT-proBNP maggiore di 900 pg/ml ed età tra 50-75 anni,
- NT-proBNP maggiore di 18.000 pg/ml ed età superiore ai 75 anni.
Altri tipi di biomarcatori sono NGAL (Lipocalina umana associata alla gelatinasi dei neutrofili) può aiutare a identificare la presenza di un danno renale acuto, PCT (Procalcitonina) può aiutare ad individuare infezioni batteriche dei polmoni presenti spesso in caso di scompenso cardiaco, e inoltre St2, Copeptina, Galectina-3, Troponine, ADM e MR-proADM.
Per interpretare al meglio i risultati ottenuti il medico analizzerà il quadro clinico completo del paziente anche constatando la presenza di altre patologie come ad esempio insufficienza renale, fibrillazione atriale e obesità, situazioni ricorrenti nello scompenso cardiaco.
Fonte:
www.acsa-onlus.it