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Appendicite in gravidanza: cosa dovresti sapere

Appendicite in gravidanza, cose da sapere.

Per appendicite si intende un’infiammazione dell’appendice che si verifica quando la valvola ileo-cecale del nostro intestino si ostruisce a causa, per esempio, di semi, ossi e nocciole ingerite involontariamente, o per la presenza di parassiti intestinali, o ancora per problemi alla mucosa e sub mucosa intestinale.
Se accade, la circolazione linfatica e venosa verso quell’area sono bloccate; ciò provoca la necrosi dei tessuti e l’ascesso locale. Quando poi l’infiammazione prosegue e coinvolge anche il peritoneo, l’appendicite si trasforma in peritonite.
Comunque, quanto all’appendicite in gravidanza, anche se l’incidenza è bassa (1:1.000-1.500), bisogna intervenire chirurgicamente e gli interventi di appendicite sono circa il 65% rispetto agli interventi possibili in gravidanza.

appendicite in gravidanzaLa diagnosi in gravidanza risulta essere più difficile rispetto a quando la donna non è nello stato gravidico, ma sarebbe consigliabile farla riconoscere in tempo per evitare danni alla mamma e al feto nel proseguo della gravidanza stessa.

Come si riconosce l’appendicite in gravidanza?

La sintomatologia dell’appendicite classica è rappresentata da nausea, vomito, dolore più o meno intenso e dal rialzo termico della temperatura corporea.
Sono due i tipi di approcci: o appoggiando delicatamente i polpastrelli nella zona presumibilmente infiammata, ritirando via le dita velocemente, o appoggiando una mano nella parte inferiore destra dell’addome e con l’altra colpire come se si avesse un martelletto in mano; se si ha forte dolore in entrambi i casi, si può diagnosticare l’appendicite.
Ma per l’appendicite in  gravidanza?
Il dolore è dapprima localizzato in sede peri-ombelicale, poi si concentra gradatamente su una linea che congiunge la spina iliaca nella parte superiore dell’ombelico. Il problema nasce in primo luogo da dolori comuni ad una normale gravidanza, in secondo luogo dalla posizione dell’appendicite data l’espansione uterina.

Man mano che passano i mesi l’appendice si sposta, arrivando quasi sopra la cresta iliaca all’8° o 9° mese. In altre parole si assiste ad una rotazione in senso orizzontale che fa spingere l’appendice dalla posizione usuale alla regione subcostale.
Il dolore, dunque, può variare; inoltre, a seconda della provenienza, l’appendice si chiama appendicite ascendente retro cecale se situata dietro il ceco con il dolore che proviene dalla parte alta a destra dell’addome, e appendicite pelvica se, invece, l’appendice si spinge all’interno della pelvi provocando dolore nella parte inferiore dell’addome vicino alla vescica.
Nell’appendicite in gravidanza, lo specialista dovrà formulare altre domande oltre quelle relative ai sintomi; infatti dovrà sapere per esempio sia da quanto tempo e da dove proviene il dolore, sia se era diffuso o è aumentato gradualmente.
La paziente dovrebbe poi essere sottoposta ad alcuni esami di laboratorio, come una semplice analisi del sangue dalla quale si dovrà valutare il numero dei globuli bianchi (più numerosi in caso di appendicite) e la quantità di neutrofili tra i leucociti (di solito maggiore rispetto alla norma). Quando lo specialista verificherà che il numero di globuli bianchi è pari a 15.000 e i neutrofili superiori ad 80, si può confermare la diagnosi.

Con quali patologie o condizioni cliniche può essere confusa l’appendicite?

È molto frequente si possano avere dei dolori nel quadrante inferiore nell’addome, soprattutto in gravidanza, e bisognerebbe interpretarli come spia di qualcosa.
Potrebbe trattarsi di patologie o condizioni patologiche a carico degli organi endopelvici (torsione ovarica, mioma, fibroma nella parete uterina, una semplice colica renale); se in gravidanza, potrebbe forse trattarsi di colica epatica.

Appendicite in gravidanza intervento chirurgico
Epidural Anesthesia (Photo by: BSIP/UIG via Getty Images)

Grazie all’ecografia è possibile solitamente interpretare meglio la causa che provoca il dolore; se si tratta di appendicite, quest’ultima appare ingrossata e piena di un liquido corpuscolato; rimane tuttavia aperto un problema poiché l’ingrossamento dell’utero spesso non permette una visuale precisa e si tende ad andare per esclusione.
Si potrebbe approfondire la situazione facendo una risonanza magnetica che aiuterebbe ad una diagnosi differenziale e a togliere qualche dubbio in più.

Cosa succede se l’appendicite in gravidanza non viene diagnosticata?

Un’appendicite in gravidanza non diagnosticata porta a conseguenze pericolose sia per la madre che per il feto, poiché è altamente probabile una perforazione del peritoneo e dunque una peritonite acuta, con dolori molto forti e risultati imprevedibili e rischiosi.

Conclusioni

Una gestante che presenta dolori addominali dovrebbe quanto prima recarsi dallo specialista per poter fare i dovuti controlli e gli eventuali accertamenti, accompagnati da eventuali esami ecografici ed ematici. Talvolta i dolori non si presentano soli, ma con vomito, nausea ed alterazione febbrile. Se il dolore non passa dopo l’assunzione di antispastici, si inizia a supporre che possa trattarsi di appendicite.
Ad un primo sospetto è consigliabile recarsi nuovamente dallo specialista per decidere, a distanza di 1 o 2 ore, l’opportunità di un intervento chirurgico, quando il quadro clinico è manifesto e non ci sono molte altre alternative.
Perché in medicina l’importante è sempre riuscire a prevenire gravi conseguenze, in questo caso su madre e feto.

 

Fonte: Manuale di Gastroenterologia. 2013-2015