Recenti studi di genetica hanno messo in luce la possibile relazione tra la bilirubina e il diabete.
È forse una potenziale causa dei fattori scatenanti il diabete di tipo 2?
Tra le complicazioni che sono legate all’insorgere e alle cause del diabete mellito, diverse sostanze collegate ai processi metabolici sono da tempo oggetto di studio su più fronti.
La ricerca di un team di ricercatori della University Medical Center Groningen (Paesi Bassi),nello specifico si sta occupando dei livelli di bilirubina nel sangue.
La bilirubina, cos’è.
Contenuta nella bile, la bilirubina è data da un pigmento liquido prodotto dal catabolismo dell’emoglobina, ovvero si forma dalla distruzione dei globuli rossi e dai processi metabolici di proteine del sangue come mioglobina, catalasi, citocromi, perosidassi.
La bilirubina indiretta che il nostro corpo produce è insolubile e diventa trasportabile a livello di circolazione legandosi alla proteina dell’albumina, prodotta dal fegato. A questo punto passa alle cellule epatiche, distaccandosi dall’albumina e unendosi con l’acido glucoronico, andando a formare la bilirubina diretta (o coniuga) e raggiungendo il fegato e poi riversandosi, tramite altri processi, nell’intestino tenue, trasformandosi in urobilinogeno.
Diabete e bilirubina, causa o effetto?
I vari passaggi della bilirubina possono interessare anche patologie del metabolismo come il diabete e, dagli studi condotti è stato evidenziano come i livelli elevati di bilirubina sono associati ad un rischio minore di diabete di tipo 2 cosiddetto DT2.
Sono in corso degli studi per capire se l’associazione tra diabete e bilirubina sia diretta oppure mediata da altri fattori, che possono confondere le ricerche e, inoltre, è ancora al vaglio la possibilità che la concentrazione di bilirubina sia una conseguenza del diabete, e quindi non ne sia causa ma effetto.
Ricerche sulla relazione tra i due fattori.
Per capire al meglio quanto questo aspetto di inversa proporzionalità tra i due fattori sia diretto, il team di ricerca olandese ha utilizzato la Randomizzazione Mendeliana su vari soggetti non affetti da diabete, con studi sulla genetica che hanno coinvolto oltre 3.000 partecipanti dai 28 ai 75 anni.
In particolare il gene UDP37 che, sottoposto ad una variabile, è in grado di codificare la UDP-glucuronosiltransferasi del fegato (UGT1A1), un enzima che è coinvolto nei processi di coniugazione della bilirubina e nella sua regolazione dei livelli.
Questa variabile strumentale genetica è il genoma SNP rs6742078, scelta in quanto associato ai livelli di bilirubina e al rischio diabetico. Le ricerche hanno condotto ad una valutazione del fatto che all’aumento dei livelli di bilirubina potevano ridursi del 25% i rischi di diabete, con una funzione protettiva.
Questo rapporto di casualità apre nuove luci sulle possibilità di cura dato che la bilirubina circolante, un antiossidante naturale, potrebbe essere oggetto di studi per nuovi farmaci per il diabete o rimedi per tenere sotto controllo i livelli di glicemia.
Studi genetici sul diabete e randomizzazione mendeliana
Nello studio dei rischi di malattie come il diabete, la ricerca genetica e in particolare la ricerca epidemiologica, procedono per individuare i fattori di rischio modificabili. L’identificazione dei fattori di rischio diabete che possono essere modificati, e quindi non provocare più l’insorgere della malattia, è fondamentale per ogni intervento di prevenzione e terapeutico.
Il metodo della randomizzazione mendeliana è una strategia utile a tali fini, e viene utilizzato per calcolare la natura causale di un’associazione tra due fattori.
Il principio è quello dell’assortimento indipendente dei caratteri di Mendel: i geni parentali vengono trasferiti in maniera casuale (randomica) ai figli, nel momento della formazione dei gameti. Negli studi di randomizzazione mendeliana si valuta l‘effetto delle varianti genetiche sulla malattia, per capire il rapporto esistente tra un fenotipo e il rischio che sviluppi una malattia.
Il gene polimorfico (o variabile strumentale) diventa uno strumento per creare interferenze di casualità fra il suo prodotto (la proteina che determina il fenotipo) e la malattia, fuori da ogni confondimento dovuto allo stile di vita e dai fattori ambientali.
Fonti
http://www.siditalia.it/ricerca/journal-club/genetica-del-diabete-e-delle-complicanze/227-la-genetica-getta-una-nuova-luce-sulla-relazione-tra-bilirubina-e-diabete
http://diabetes.diabetesjournals.org/content/early/2014/10/28/db14-0228