Il fritto fa bene o male? Anche se negli ultimi decenni la scienza dell’alimentazione e la medicina in generale hanno avuto degli incredibili passi in avanti ci sono ancora molti dubbi.
Su tutti ci si interroga su quali cibi siano effettivamente benefici e quali, al contrario, facciano male al nostro organismo. Si dibatte tutt’ora, ad esempio, sulla stessa dieta mediterranea che secondo alcuni specialisti non è sufficientemente equilibrata quando ormai centinaia di studi ne hanno dimostrato i suoi innegabili benefici.
Anche le uova sono state spesso nel centro del mirino passando per essere prima il cibo del demonio e poi, invece, la panacea di tutti i mali. Per non parlare anche del latte…
Oltre a evidenti difficoltà, dal punto di visita scientifico e statistico, per valutare le vere proprietà degli alimenti che ogni giorno mettiamo in tavola ci sono anche, purtroppo, motivazioni che vanno oltre la salute. Può capitare che gli stessi studi su un alimento siano commissionati proprio dai produttori dello stesso.
E il fritto fa bene? Molti aspettavano da tempo una risposta alla domanda che sembrerebbe più importante della ricerca del Graal!
Il fritto fa bene? La risposta degli scienziati spagnoli.
Gli studiosi dell’Università di Granada hanno voluto dare una risposta alla domanda se il fritto fa bene. La Spagna, a onor del vero, è uno dei maggiori produttori e consumatori al mondo d’olio d’oliva.
Hanno comparato vari metodi di cottura per capire quale tra questi avesse la miglior capacità antiossidante, massimizzandone il contenuto di composti fenolici dei vegetali che fanno parte della dieta mediterranea come pomodori e patate.
Gli antiossidanti sono contenuti nella dieta di tipo mediterraneo in grandi quantità specialmente grazie alle verdure e all’olio extravergine d’oliva utilizzato. Il modo con cui vengono cucinati può aumentarne o diminuirne la loro concentrazione.
L’esperimento della patatina fritta.
I test sono stati condotti in condizioni di controllo, sono stati cotti 120 g di patate, zucche e pomodori (tutti sbucciati e senza semi) tra 3 specifici metodi di cottura:
- Fritti.
- Bolliti.
- Cotti con un mix di olio extravergine d’oliva e acqua.
Il risultato è stato, a detta degli scienziati spagnoli, sorprendente. Friggere con l’olio extravergine d’oliva ne ha diminuito il contenuto di grassi, al contrario degli altri metodi.
Cuocere con olio d’oliva aumenterebbe il livello dei composti fenolici, cosa che non accade se si cuoce solo con l’acqua. Questo dipenderebbe dal fatto che i fenoli vengono trasferiti dallo stesso olio d’oliva ai vegetali migliorandone le proprietà nutrizionali.
Gli scienziati spagnoli hanno dimostrato, quindi, che friggere con l’olio d’extravergine d’oliva migliora la qualità dei cibi migliorandone anche le proprietà antiossidanti.
Il fritto fa bene, e gli altri metodi di cottura?
I risultati dimostrerebbero come l’olio extravergine d’oliva sia il metodo di cottura più efficace per incrementare le proprietà antiossidanti di patate, zucche e pomodori. In più aumenterebbe anche il livello di fenoli negli stessi alimenti.
In pratica sono arrivati a comprendere che tutti e tre i metodi di cottura utilizzati per l’esperimento migliorano le proprietà nutrizionali e organolettiche dei vegetali. Più nello specifico è stato riscontrato come maggiori sono questi elementi nutrizionali e maggiore è l’incremento prodotto dalla cottura con l’olio extravergine d’oliva.
In questo studio dell’Università di Granada sono stati valutati solo alcuni benefici della fritta con l’olio extravergine d’oliva senza tenere in conto anche degli effetti negativi.
C’è anche da sottolineare come lo studio dell’Università di Granada sia focalizzato soltanto su determinati benefici che friggere con l’olio extravergine d’oliva dovrebbe dare. Non vengono presi in considerazione, però, i benefici che gli altri due metodi di cottura apporterebbero.
Mangiare cibi fritti troppo spesso durante la settimana non è considerato dagli esperti nutrizionisti molto salutare visto il grosso carico di grassi e di lavoro che il fegato deve svolgere.
Gli stessi nutrizionisti, però, consigliano di mangiare fritti circa una volta a settimana (o anche due settimane) perché permetterebbe al fegato di “allenarsi” e non impigrirsi.
Conclusioni: il fritto fa bene?
Da questi concetti appare chiaro come gli stessi esperti tendano a non condannare alcun alimento e, allo stesso tempo, non trasformarne altri in elisir di lunga vita. Una dieta bilanciata sia dal punto di vista calorico che della varietà degli alimenti è probabilmente uno dei migliori strumenti che abbiamo per aiutarci a rimanere in salute.
Il fritto fa bene, quindi? Sicuramente mangiarlo una o due volte a settimana, con olio extravergine d’oliva (senza riutilizzarlo più volte) di certo non farà male. Facendo attenzione anche alla quantità di calorie ingerite.
Non esiste quindi neanche un metodo di cottura migliore che dia soltanto benefici, dipende dal tipo di alimento che si desidera cucinare e dagli stessi vantaggi ai quali si mira.