Diversi studi si stanno concentrando da tempo non solo sui fattori genetici e psichici relativi ai disturbi alimentari e all’insorgenza dell’obesità tra gli adolescenti e gli adulti.
Anche i fattori familiari e l’ambiente domestico sono importanti per un sano rapporto con il cibo, come esempio di alimentazione e pratica all’attività fisica.
L’importanza dei pasti in famiglia, le pratiche alimentari dei genitori, l’incoraggiamento ad un’attività fisica costante, la regolamentazione del gioco o visione degli schermi TV o computer. Tutti fattori che incidono sulle abitudini di alimentazione e di salute dei bambini e degli adolescenti.
Comportamenti alimentari in casa e rischio sovrappeso
Le varie ricerche che vengono svolte a livello mondiale, ovviamente, tengono conto dei diversi fattori culturali dei paesi dove sono eseguite e nei paesi occidentali diverse sono le ore di svago e di attività fisica programmata in attività sportive, la pressione sui modelli sociali di estetica è alta e le pressioni a mangiare o non mangiare sono superiori che in altre culture.
Di certo una corretta alimentazione parte dall’ambiente familiare, come è stato rilevato nel caso di alimenti a preparazione veloce o precotti, snack e bevande ricche di zuccheri, che portano a comportamenti sregolati per la facile accessibilità al cibo in casa.
L’obesità è un fattore di rischio già in età molto giovane e, per questo, è necessaria una corretta prevenzione sul controllo del peso e i comportamenti alimentari.
Sovrappeso infantile
Diverse sono le forme di peso eccessivo valutate nei più piccoli, anche in base alla sede del corpo dove si accumulano i grassi.
La più rilevante è quella dell’obesità addominale oppure obesità centrale, che è la forma più grave e responsabile dello sviluppo delle disfunzioni endocrino-metaboliche. In particolare, è importante la prevenzione al sovrappeso infantile per evitare situazioni di rischio diabete infantile e insulino-resistenza.
Nel tempo la situazione di obesità in adolescenza crea una ridotta capacità motoria e l’insorgenza possibile di patologie croniche in età adulta, ma anche negli stessi adolescenti, come i disturbi cardiovascolari, i disturbi endocrini e una ridotta aspettativa di vita.
La prevenzione, quindi, parte già in età scolare, con l’attenzione verso cibi salutare e l’abitudine ad evitare cibi altamente energetici ogni giorno. Inoltre, la sedentarietà porta ad uno scarso dispendio delle energie accumulate mediante il cibo, e all’accumulo di grassi in eccesso.
Obesità, cause e rischi per la salute
Oltre ai fattori di rischio diabete, sono alti i rischi per chi soffre di obesità, anche per altre patologie che derivano dalle predisposizioni all’obesità stessa. Ovvero, diverse cause organiche possono predisporre all’obesità, come l’ipotiroidismo e fattori genetici ereditari.
Di regola, però, l’ambiente esterno di comporti alimentari errati favorisce l’insorgenza del sovrappeso e dell’obesità.
L’ipotiroidismo, in particolare, può essere una causa e un fattore scatenante, che può aggravarsi se non adeguatamente curato.
L’obesità causa rischi di altre patologie correlate come le alterazioni fisio-metaboliche che provocano osteoartrite, sindrome da apnea notturna, alcune forme di tumore e incidenti cardiovascolari come infarto e ictus, oltre alle dislipidemie (valori del colesterolo e dei trigliceridi troppo elevati), possibilità di iperuricemia, aterosclerosi.
Già negli adolescenti a rischio andrebbe seguito un programma di dieta personalizzata, stilata da un nutrizionista esperto, in grado di valutare i diversi fattori ambientali e le possibili cause genetiche o patologiche dell’obesità.
Dieta per l’obesità
Ogni dieta deve essere stilata seguendo criteri personalizzati in base all’età e alle condizioni psico-fisiche del paziente, per questo un’accurata visita dietologica o da un nutrizionista esperto, è in grado di rendere un quadro complessivo della possibile dieta dimagrante in caso di obesità.
In ogni caso, diverse indicazioni sono comunemente condivise, per poter far fronte a situazioni di obesità infantile e adolescenziale, dall’abolizione del cosiddetto junk-food (cibo-spazzatura) e da un’analisi accurata dello stato psicologico, nel caso di disturbi alimentari come la bulimia, l’alimentazione compulsiva o la depressione.
L‘educazione alimentare deve essere il fine di un periodo anche protratto di dieta, che possa favorire la perdita di peso.
Di solito si agisce sulla ipocaloricità, ovvero una dieta ipocalorica con apporto ridotto di calorie, rispetto all’alimentazione usuale, che non sia però drastico dato che le necessità metaboliche di un individuo obeso sono differenti a chi ha un metabolismo molto più attivo.
Carboidrati e lipidi devono rispettare il minimo possibile, il limite inferiore, senza eliminare grassi essenziali e amminoacidi, importanti per il metabolismo complessivo.
È fondamentale valutare anche l’apporto di vitamine, sali minerali, fibre alimentari e una conservazione dell’idratazione. A tal proposito, possono essere utili degli integratori alimentari di vitamine e sali minerali, sempre che la dieta non sia sufficientemente ricca di queste sostanze.
Fonte
http://secure.jbs.elsevierhealth.com/action/cookieAbsent