L’utilizzo del sale iodato nella nostra dieta, in base al parere degli esperti, sarebbe di grande aiuto per sopperire la carenza di iodio nella nostra alimentazione quotidiana.
Scopriamo di che tipo di sale si tratta e perché lo iodio è così importante per il nostro organismo.
Il sale iodato è diverso dal sale da cucina?
Il sale iodato è un tipo di sale proveniente dalle miniere di salgemma o dall’acqua di mare al quale viene aggiunto una quantità di iodio. Quest’ultima è diversa a seconda della popolazione di riferimento per la quale è destinato il consumo, ed è frutto di un’analisi sulla carenza dello iodio nell’alimentazione di quella determinata popolazione.
Ad esempio in Italia la quantità di iodio che viene aggiunto al sale per ottenere il sale iodato è pari a circa 30 mg di iodo per chilogrammo di sale, mentre in Giappone, dove viene fatto generalmente un uso quotidiano di alghe ricche di iodio, la quantità di iodio aggiunta è minore.
A seconda delle caratteristiche del terreno, lo iodio viene assorbito in maniera diversa e quindi se ne trova una quantità diversa negli animali o nella vegetazione appartenenti a differenti posti della terra.
Sale iodato: perché usarlo
La quantità di iodio che il nostro corpo dovrebbe assumere quotidianamente è pari a 150 microgrammi per adulti, 175 microgrammi per donne in stato di gravidanza, 200 microgrammi per le donne che allattano.
Non tutti gli alimenti contengono iodio e quindi, se non si segue una dieta ricca e varia, generalmente si tende ad avere una carenza di iodio nel proprio organismo, che potrebbe determinare nei bambini ritardi nello sviluppo sia fisico che mentale, mentre negli adulti alcuni problemi come il gozzo, l’ipotiroidismo e il rischio di aborto nelle donne in cinta.
Molti esperti consigliano quindi di sostituire il normale sale da cucina con il sale iodato, perché in questo modo è possibile garantire una dose minima giornaliera di iodio nella propria alimentazione.
In quali alimenti è contenuto lo iodio?
Lo iodio si può trovare in alcuni pesci e crostacei, in alcune verdure come zucchine bianche, spinaci, bietole, cime di rapa, nei fagioli e nei fagioli di soia, in alcune alghe marine (alga kelp, laminaria japonica, laminaria digitata), e in quantità inferiori anche nel latte latticini, uova, carne e cereali.
Sarebbe preferibile consumare lo iodio “crudo” perché la cottura potrebbe compromettere le proprietà di questo minerale.
Sale iodato: per chi è sconsigliato
Alcuni esperti tendono per precauzione a sconsigliare l’uso del sale iodato alle persone soggette ad ipertiroidismo, perché lo iodio stimola l’attività della tiroide. L’organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha comunque stabilito che un uso quotidiano massimo di 4-5 grammi non comporta problematiche per chi ha una patologia tiroidea in atto. Mentre, in presenza di cancro della tiroide, non bisogna assumerlo in previsione di una scintigrafia o di una terapia con iodio radioattivo.
Inoltre, come anche il normale sale da cucina, il consumo eccessivo potrebbe favorire l’insorgenza di alcune malattie cardiovascolari, perché provoca un aumento della pressione. Quindi è sempre bene non eccedere nella quantità.
Per questo è sempre meglio affidarsi a medici competenti che possano consigliarci le soluzioni migliori per il nostro caso personale.
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