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Ecografia e Doppler

Agobiopsia: scopriamo come si effettua e perché

L’agobiopsia è una procedura diagnostica che consiste nel prelevare mediante un ago cavo del tessuto di un nodulo o di una zona ritenuta sospetta.

Il campione verrà poi analizzato in laboratorio e sottoposto ad un esame istologico per stabilire se è di origine benigna o maligna.

Agobiopsia: quando viene richiesta

agobiopsia L’agobiopsia viene richiesta quando a seguito di altri esami diagnostici come ad esempio un’ecografia, è stata individuata una zona sospetta che necessita di ulteriori indagini.

E’ possibile prelevare sia campioni di masse palpabili, sia di masse non palpabili (individuate ad esempio a seguito di una mammografia).

Agobiopsia: in cosa consiste

agobiopsia guida ecograficaQuesta tecnica, utilizzata soprattutto in campo oncologico, consiste nel prelievo mediante un ago di un frustolo di tessuto per sottoporlo ad un’analisi accurata in laboratorio. Generalmente viene prelevato più di un unico campione e analizzate lesione sospette localizzate in diversi punti del corpo (tiroide, seno, polmoni..).

Per prelevare il tessuto nel punto esatto della lesione, generalmente questa tecnica viene eseguita con una guida ecografica, che permette di visionare zone interne del corpo in tempo reale, osservando immagini riportate su di un monitor in tempo reale.

L’unica preparazione necessaria da effettuare prima di sottoporsi all’agobiopsia è quella di interrompere l’assunzione di alcuni tipi di farmaci come gli anticoagulanti, sempre dietro consiglio medico.

Il paziente viene fatto distendere su di un lettino e viene disinfettata la zona della pelle in corrispondenza della lesione da analizzare. L’esame viene effettuato in anestesia locale e prevede una piccola incisione (di circa 1 o 2 mm) nel punto in cui dove verrà inserito l’ago.

L’intera procedura ha una durata massima di circa 30 minuti.

Nel caso in cui il contenuto sia liquido (ad esempio in caso di cisti) è sufficiente sottoporsi ad un ago aspirato, procedura meno invasiva che non prevede l’anestesia cutanea perché non necessita di alcuna incisione prima dell’inserimento dell’ago.

Cosa succede dopo l’agobiopsia

Subito dopo l’agobiopsia viene effettuata una compressione sulla zona in corrispondenza del prelievo per impedire il sanguinamento e applicato del ghiaccio secco, per evitare la formazione di ematomi e alleviare il fastidio.

Il paziente verrà poi tenuto in osservazione per la mezz’ora successiva, per accertarsi che non si verifichino effetti collaterali.

Generalmente l’agobiopsia non comporta complicazioni, solo in casi molti rari potrebbero presentarsi:

  • infezione,
  • febbre,
  • lieve emorragia,
  • svenimento (molto raro e dovuto soprattutto da uno stato emotivo molto ansioso).

Potrebbero comunque comparire lievi ematomi che scompariranno nei giorni successivi.

È opportuno farsi accompagnare da un conoscente perché subito dopo l’esame bisognerebbe evitare di guidare e sottoporsi a sforzi.

Non sempre il tessuto prelevato risulta essere sufficiente per effettuare una corretta indagine in laboratorio; in questo caso, può accadere che il medico richieda nuovamente di effettuare l’agobiopsia, per ulteriori analisi.

È importante chiarire con tempestività la natura della lesione, perché nell’eventualità in cui ci si trovi di fronte ad un tumore maligno è necessario sottoporsi a tutte le terapie per impedirne la diffusione ed arrestarne l’evoluzione.

Nel caso le indagini in laboratorio abbiano riscontrato che la lesione è di origine benigna, in genere, non è necessario sottoporsi nuovamente ad ulteriori prelievi, ma, sempre in base alle indicazioni del medico, sarà sufficiente tenere sotto controllo la lesione con  controlli regolari.

Fonte:

http://www.humanitas.it