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Ecografia e Doppler Ginecologia e Ostetricia

Ecografia perché e quando farla: ecco le risposte

Ecografia perché e quando, tema importante.
L’ecografia è un mezzo di valutazione dell’andamento di una gravidanza, utilizzato sia per controllare o monitorare un’eventuale gravidanza, sia per evidenziare anomalie, patologie o “intrusi” che infastidiscono l’apparato genitale femminile. Sto parlando per esempio di ovaio policistico, fibromi, neoplasie o endometriosi.

Ecografia perché e quando: prima un po’ di storia…

Nei tempi passati e precisamente fino a 40 anni fa, l’ecografo era un illustre sconosciuto; erano il ginecologo e l’ostetrico che capivano con la visita, semplice strumenti (speculum, spatole…o altro ancora usato ancora comunque con altri finalità) tests e la sintomatologia se si era in presenza di madri in attesa, donne infertili o affette da una qualche patologia e disfunzione.
Inizialmente, l’ecografo permetteva di trasmettere su un monitor i risultati ricavati da sonde ad ultrasuoni poste sull’addome della donna, dopo che era posto una sostanza gelatinosa all’esterno della parte da esaminare; con il tempo, la tecnica si è perfezionata e si è in grado di avere immagini sempre più precise e a più dimensioni ossia a 3D o 4D.
Ecografia perché e quando foto copertinaGrazie poi alle sonde vaginali, è possibile eseguire l’ecografia in 3D unita all’esame dell’elettrocardiografo; pertanto, si possono ottenere ecografie cosiddette “office” finalizzate ad avere una visione più precisa dell’andamento della gravidanza stessa. Questo esame completo non è nocivo né alle mamme, né ai feti; ma, dal momento che non si conoscono gli effetti sull’embrione, si consiglia di effettuarlo a partire dalla 10-12ma settimana di gestazione.

Ecografia quando e perché quali risposte si aspetta una donna dall’esame ecografico?

Iniziamo con la distinzione fra donne che aspettano un bambino (donne gestanti) e donne che invece fanno l’ecografia a complemento della visita ginecologica (donne non gestanti).

Donne gestanti

(Primo trimestre)
1) La conferma di aspettare un bambino attraverso un’immagine.
2) La valutazione di una gravidanza intra o extra-uterina
3) Stimare l’età gestazionale
4) Osservare se la gravidanza sia plurima
5) Escludere una patologia gravidica (mola vescicolare)
6) Escludere anomalie morfologiche a livello fetale.

(Secondo e terzo trimestre)
1) Stima precisa dell’età gestazionale
2) Valutazione crescita fetale
3) Sanguinamento vaginale
4) Individuazione causa di un eventuale dolore pelvico
5) Incontinenza cervicale (problemi dell’utero a trattenere il feto)
6) Disposizione fetale
7) Valutazione del benessere generale del feto
8) Valutazione quantitativa e qualitativa del liquido amniotico
9) Posizionamento della placenta
10) Misurazione del feto (lunghezza, lunghezza femorale, grandezza della testa e della circonferenza addominale.

Tra la 18ma e la 22ma settimana sarebbe comunque opportuno analizzare con un ecografista esperto e con il vostro ginecologo il regolare accrescimento degli organi, lo sviluppo del cervello e del cervelletto, così come del torace ovvero la separazione tra atri e ventricoli, va visualizzato lo stomaco, i reni, l’apparato urinario ed infine la formazione della colonna vertebrale e degli arti superiori ed inferiori.

Donne non gestanti
L’ecografia si effettua per:
1) Identificare le cause di sanguinamenti vaginali ed uterini (lesioni, verruche, polipi, cisti, fibromi nonché neoplasie o noduli).
2) Osservare i motivi che causano dolori pelvici o addominali
3) Escludere una gravidanza.
4) Diagnosticare malattie o disfunzioni: endometriosi, endometriti, etc. etc.

L’ecografia può essere transvaginale o transaddominale. Si aggiunge che con questo esame si può anche rilevare un’interruzione del flusso venoso ed un eventuale coagulo all’interno del vaso. Mentre, se si ipotizza un’embolia polmonare, è preferibile fare un’angio-tac, una scintigrafia ed una risonanza magnetica in quanto l’ecografo anche più sofisticato potrebbe trovare difficoltà nell’individuare embolie.

Qual è la differenza fra ecografia transvaginale e transaddominale?

L’ecografia transaddominale è meno invasiva, ma nello stesso tempo non precisa quanto quella transvaginale o meglio le immagini sul monitor risultano nel primo caso meno nitide. Nel primo tipo il ginecologo, dopo aver messo un gel nella zona addominale esterna (sulla pelle dell’addome), prende una sonda ad ultrasuoni posta appunto sull’addome e nel monitor vengono proiettate le immagini del vostro apparato genitale interno (ovaie, utero, vescica etc); è consigliabile per ottenere immagini nitide, bere almeno 1 litro d’acqua o bibite non gassate almeno 1 ora prima dell’esame e trattenere l’urina fino alla fine dell’esame stesso (solitamente dura circa 10-15 minuti).

Conclusioni

I vantaggi dell’esame ecografico portano a concludere che l’esame andrebbe fatto ed è richiesto in quanto indolore e poco invasivo. Le diagnosi, alle quali permette di arrivare l’ecografo semplice o quello più sofisticato tridimensionale, sono molteplici: dalla valutazione del corretto sviluppo fetale in gravidanza all’individuazione di coaguli o interruzioni del flusso sanguigno ed altre patologie dell’apparato genitale che potrebbero non essere evidenziate.
In caso di gestanti, il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) riconosce una sola ecografia per trimestre: la prima, tra la 10 e la 12ma settimana, tra le 18 e la 22ma ed infine tra la 28 e la 32ma; quanto alle altre, sarà il vostro ginecologo a suggerirle.
È importante analizzare correttamente l’ecografia, poiché in caso di anomalie, lo specialista saprà indirizzarvi nei centri specifici che possono risolvere il vostro problema. In caso di dubbi, talvolta e soprattutto nei casi di gravidanze a rischio, potrebbe essere richiesta una risonanza a complemento dell’ecografia stessa.
In sintesi, perché dunque non farla?

 

Fonte: www.my-personaltrainer.it