I problemi di ipofisi in gravidanza riguardano appunto l’ipofisi, una ghiandola endocrina situata nel cranio ed è unita all’ipotalamo – altra area del cervello – attraverso un cordone ricco di fibre e vasi sanguigni. Si divide in tre parti: la parte davanti è chiamata adenoipofisi; la parte intermedia; e poi quella posta dietro, neuroipofisi.
L’adenoipofisi produce gli ormoni STH, TSH, ACTH ed infine FSH e LH:
- il primo (STH) è quello preposto alla crescita;
- il secondo (TSH) regola la funzione della tiroide spingendola a produrre altri ormoni;
- il terzo (ACTH) si occupa della produzione da parte delle ghiandole surrenali;
- il quarto, infine, è l’ormone che stimola il follicolo luteinizzante (LH) ed insieme a quest’ultimo ha la funzione di dare un ordine all’attività ovarica nella donna e alla produzione degli spermatozoi nell’uomo.
Problemi di ipofisi in gravidanza: come funziona la tiroide in maternità?
La tiroide in gravidanza ha un compito preciso ed è particolarmente importante che funzioni correttamente per evitare problemi cerebrali al nascituro.
Questa ghiandola subisce un sovraccarico di lavoro poiché si trova a dover sintetizzare un numero maggiore di ormoni tiroidei, come ad esempio la globulina che si lega alla tiroxina (Thyroxine-Binding-Globulin o TBG) stimolata dagli estrogeni placentari. Se il livello dei TBG aumenta, sono maggiori anche quelli del TSH, ossia l’ormone dell’ipotalamo che influisce sul lavoro maggiorato della tiroide stessa.
In altre parole, in gravidanza sia il TSH che la tiroxina ed il TBG sono più alti della norma, come anche la quantità di estrogeni – in particolare l’estriolo placentare -. Un incremento si ha anche relativamente al volume del plasma e del sangue circolante; cosa che si verifica durante tutta la gravidanza. A far lavorare di più la tiroide è anche la necessità di compensare un giusto numero di ormoni tiroidei, poiché anche la placenta aumenta di volume dal 3o mese di gestazione.
Durante la maternità si stabilisce inoltre un rapporto tra la gonadotropina corionica (HCG o BetaHCG, l’ormone della gravidanza che inizia ad essere prodotto a partire dalla seconda settimana, raggiungendo il suo apice dal terzo mese) e la tiroide, in quanto quest’ultima viene stimolata di più rispetto alla condizione normale, ma meno rispetto allo stimolo provocato dal TSH.
Detto ciò, si può calcolare che la tiroide debba sintetizzare un 40-60% in più degli ormoni tiroidei, che riceva un maggiore apporto di iodio e che infine possa aumentare di volume, almeno del 10%.
Ma se le cose non vanno per il verso giusto e si interrompe o cambia qualcosa nel meccanismo di produzione tiroidea?
Problemi di ipofisi in gravidanza: cosa succede in caso di disfunzioni?
Si potrebbe rispondere a questa domanda partendo dal tipo di disfunzione, ossia considerando con attenzione se si tratta di una bassa o troppo bassa produzione di estrogeni con la conseguente riduzione del FSH e dell’LH o se, invece, si assiste ad un’iper-produzione di estrogeni.
Nel primo caso si potrebbe pensare ad un tipo particolare di amenorrea o ad un problema ovarico; nel secondo, si può ipotizzare la presenza di una neoplasia benigna rappresentata dagli adenomi distinti in micro o macro.
Problemi di ipofisi in gravidanza: quali conseguenze per il nascituro?
Considerando che gli ormoni tiroidei sono indispensabili alla crescita e allo sviluppo dei tessuti e del sistema nervoso centrale, andrebbe controllato l’andamento dell’ipotalamo-ipofisi e tiroide del feto. Nel feto quest’asse dovrebbe svilupparsi di pari passo, ed in modo proporzionale, all’avanzamento della gravidanza.
Com’è noto, il feto è protetto dalla placenta, che impedisce il contatto tra gli ormoni tiroidei e del TSH materni con quelli fetali: per far sì che il feto non ne risenta, tra la 10 e la 12ma settimana le future mamme dovrebbero avere la giusta quantità di ormoni tiroidei nel sangue, così come mantenere un livello di iodio pari a 220-250 mg al giorno. Se non è monitorata la funzionalità tiroidea, i nascituri potrebbero subire un ritardo di sviluppo a livello del sistema nervoso, dando luogo a fenomeni di cretinismo o cretinismo congenito. I nascituri potrebbero riscontrare problemi ossei ed articolari che arrivano al nanismo o problemi ai cinque sensi come il sordomutismo.
Per evitare tutto questo o meglio per cercare di prevenire queste patologie, anomalie e disfunzioni è consigliabile effettuare lo screening per individuare prima possibile casi di ipo o iper-tiroidismo. A causa dell’ipotiroidismo si rischiano forme ipertensive aggravate talvolta da preeclampsia, distacco placentare, neonati con il cuore che ormai non batte più, bimbi con malformazioni, emorragie post-partum; se, invece è l’iper-tiroidismo a non essere trattato, le donne corrono il rischio di soffrire di preeclampsia, di dover partorire prima del tempo e i feti potrebbero nascere già morti o vivere poco.
L’ipertiroidismo potrebbe essere causato dalla malattia di Graves-Basedow, che influisce negativamente in quanto produce anticorpi contro i recettori dell’ormone TSH e sollecita troppo l’attività endocrina della tiroide.
Problemi di ipofisi in gravidanza: cosa dovrebbero fare le donne che vogliono avere un bambino?
È consigliabile sottoporsi, soprattutto se in famiglia esistono casi con problemi di ipo-iper tiroidismo, a semplici esami ematici prima o subito dopo che si è iniziata la gravidanza. Va controllato appunto il dosaggio del TSH, degli anticorpi anti TPO e dei valori T3 e T4 per poter eventualmente intervenire con farmaci adeguati e debitamente consigliati dal ginecologo o dall’endocrinologo.
Conclusioni sui problemi di ipofisi in gravidanza
Il controllo del funzionamento dell’asse ipotalamo-ipofisi-ovaio è necessario a garantire il regolare ciclo mestruale a sua volta indispensabile ad una futura gravidanza. È importante l’analisi del sangue, poiché le malattie dell’ipofisi possono comportare problemi a livello ovarico e quindi mestruale così come alle ghiandole periferiche. In caso di iperfunzione o ipofunzione sono necessarie terapie: nel primo caso servono farmaci che forniscono gli ormoni mancanti o deficitari; nel secondo, invece, altre terapie o più raramente bisogna intervenire chirurgicamente.
È raccomandabile rivolgersi al ginecologo prima e durante la gravidanza per farsi consigliare come prevenire o curare le malattie tiroidee, ma anche dall’endocrinologo prima e mentre si sta vivendo la gestazione, in caso di patologie legate a disfunzioni tiroidee.
Fonte: Guida allo studio dell’endocrinologia, a cura di M. D’Armiento