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Genetica Medica

La terapia genica e le cure alle malattie incurabili del secolo scorso

Nella seconda metà del 1900 assistiamo ad una vera rivoluzione in campo terapeutico poiché si scoprono, sperimentano ed attuano terapie nuove per sconfiggere malattie definite “incurabili”.

Per fare un po’ di storia va detto che nel 1970, Rogers aveva proposto l’utilizzo di DNA (patrimonio cromosomico) buono per sostituire quello mal funzionante. Nel 1990, W. Freud realizzò il primo esperimento su una bambina affetta da SCID (non riusciva a produrre le difese immunitarie). Successivamente purtroppo la bambina subì un arresto cardiaco, una delle complicanze dei primi esperimenti; poi in Francia, fu adottata per alcuni casi che a loro volta soffrirono di leucemia.

Attualmente la terapia genica è seguita per curare con risultati incoraggianti, non solo malattie genetiche, ma anche altre patologie e sindromi come i tumori, l’HIV, l’Alzheimer, il Parkinson.

In cosa consiste la terapia genica?

La terapia genica consiste nel trasferimento di un frammento di cromosoma all’interno del cromosoma difettoso. Esistono due tipi di terapia genica, una può essere effettuata sulle cellule germinali (ovocellule, spermatozoi) ed altre sulle cellule somatiche. Nel primo caso, bisogna prestare molta attenzione poiché si trasmette alla prole e può dare problemi non ancora risolvibili; nel secondo caso, l’applicazione è sulle cellule staminali in grado di generare qualsiasi tipo di tessuto sulle cellule adulte.

Come può essere eseguita?

Esistono due modalità denominate ex vivo e in vivo.

La tecnica “ex-vivo” prevede il prelievo di alcune cellule dell’organismo, in genere, la cute per poi essere messe in coltura al fine di farle moltiplicare ed inserire il gene buono. L’inserimento del gene si chiama transfettazione. Le cellule transfettate vengono poi reimpiantate o reinfuse nell’individuo deficitario. È la metodica più praticata anche se con bassa resa.

La tecnica “in vivo” viene attuata in tutti quei casi, in cui non possono essere prelevate (cuore, cervello, visceri addominali, arterie). Per inserire il gene si potrebbero seguire più tecniche: metodi chimici, fisici o virali. Il primo si avvale di un vettore quale il liposoma da integrare nel DNA dell’individuo malato; con quello fisico si procede ad un bombardamento con una speciale pistola ad altissima velocità i cui proiettili sono rappresentati dal gene da transfettare sulle cellule malate.

Nel terzo metodo ovvero quello virale, si utilizza il virus, privato del proprio corredo cromosomico per evitare che possa replicarsi, ma dotato del nucleo cellulare del materiale genetico che gli era stato inserito. I virus più utilizzati sono gli adenovirus o quelli associati all’herpes virus. Anche in questo caso c’è un inconveniente ovvero la risposta immunitaria da parte del paziente e la conseguente, eventuale ricomparsa della malattia.

Come si procede prima della transfettazione?

Per prima cosa è necessario conoscere la storia clinica del paziente e della malattia iniziando a trattare i geni alterati. Una volta individuato il gene, questo viene amplificato, fatto moltiplicare; viene poi individuata la posizione all’interno del cromosoma per conoscere meglio la sua specifica funzione. In un secondo tempo, si inserisce il gene buono nelle cellule e potrebbe accadere o che si vada incontro ad un’integrazione o che rimanga all’interno della cellula.

L’integrazione permette la replicazione che non potrebbe verificarsi nell’altro caso, anche se in quest’ultimo non si esclude un possibile agganciamento e quindi una replicazione.

Quali malattie si possono curare con tale terapia?

La distrofia muscolare che causa nel tempo una perdita di tonicità nella muscolatura fino all’arresto respiratorio. Oltre a questa troviamo la fibrosi cistica nella quale vengono a mancare le secrezioni e si ha difficoltà respiratoria. E poi l’emofilia, nella quale manca il componente necessario alla coagulazione del sangue fuoriuscito dal suo letto.

Si aggiungono poi il diabete, malattie metaboliche, le neoplasie mammarie e ovariche; nelle neoplasie i risultati che si stanno avendo sono più che soddisfacenti. Nelle forme neoplastiche, il gene immesso riesce a bloccare lo sviluppo delle cellule tumorali e ad arrestare la neoplasia.

Si può inoltre studiare l’aspetto genomico del carcinoma e produrre i vaccini ovvero anticorpi specifici che aiutano nella guarigione.

Conclusioni

La terapia genica si è sviluppata nell’ultimo ventennio del XX secolo e grazie ai progressi compiuti fino ad oggi è possibile sconfiggere alcune malattie gravi. E’ stato fondamentale lo studio delle metodologie, finalizzate alla gestione e all’immissione dei geni buoni sul DNA malato. In futuro, si prevede di migliorare ulteriormente le tecniche, riducendo gli effetti collaterali e si punta a risultati sempre più brillanti.

Molte sperimentazioni si trovano ancora alla fase iniziale (studio dei possibili effetti dannosi); alcune sono arrivate alla fase III soprattutto quelle applicazioni della terapia nell’uomo per valutare la reale efficienza.

Vanno risolti alcuni problemi relativi alle risposte immunitarie alle cellule; dovrebbero poi essere messe a punto una tecnica che favorisca una migliore selezione delle cellule curate per far sì che possano moltiplicarsi più velocemente.

In altre parole, ogni qual volta un individuo è colpito da una patologia genetica o in cui il colpevole è un gene malato è raccomandabile rivolgersi al genetista per sapere lo stato dell’arte relativo al suo male.

 

FONTE: Terapia genica a cura di A. Falaschi (Enciclopedia della Scienza e della Tecnica).