Un sistema sanitario spendaccione, una crisi economica che non dà tregua, eppure gli italiani continuano ad essere tra i più longevi al mondo. Quando la rivista scientifica Lancet ha pubblicato l’imponente studio “Global burden of disease“, dedicato al peso mondiale delle malattie, uno studio molto serio basato sulla raccolta dati di 187 paesi nell’arco di 5anni, la BBC, meravigliata dai risultati, ha contattato l’Istituto Superiore di Sanità per chiedere lumi.
Volevano capire come mai gli italiani vivano più a lungo degli inglesi, pur ritenendosi loro (è risaputo) un paese molto più civile del nostro. La risposta, ancora una volta, sta nella famosa dieta mediterranea, e cioè in quelle consolidate abitudini che ci fanno preferire il piatto di pasta con olio e pomodoro e un bicchiere di vino a qualsiasi altro (improbabile) manicaretto affogato in salse grasse e piene di burro.
Spiega Stefania Salmaso, la dirigente dell’Istituto Superiore di Sanità contattata nei giorni scorsi dagli inglesi, che dagli anni sessanta, grazie al boom economico, la dieta degli italiani è migliorata con il consumo di pesce, frutta, verdura e l’uso costante dell’olio d’oliva mentre, per dirne una, nella dieta britannica continuano a dominare incontrastati i grassi di origine animale.
La morale è che l’aspettativa di vita nel Belpaese tocca gli 81 anni e mezzo, ben un anno e mezzo in più che nella Gran Bretagna e che solo il Giappone ci supera in longevità (82 anni e 6 mesi). C’è da sperare che la crisi economica non ci faccia precipitare nelle ultime posizioni della classifica anche in questo campo.
Articolo di Redazione
Fonte: La Repubblica, 23 marzo 2013