Finalmente si è capito perché in tutto il mondo i governi stanno, chi più chi meno, allungando l’età lavorativa della popolazione: è perché sono preoccupati della nostra salute, in particolare delle malattie nervose che attaccano il nostro cervello. Devono tutti aver letto (o finanziato?) uno studio americano che è arrivato alla conclusione che la pensione è l’anticamera della smemoratezza. I paesi dove si lavora fino a età più avanzata, infatti, sono quelli dove si registrano risultati migliori nei semplici testi di memoria. Un test semplicissimo, basato su una lista di 10 parole da ricordare subito e dopo dieci minuti. Il risultato migliore nella media è stato raggiunto negli Stati Uniti, mentre Italia, Francia e Spagna sono risultati tra i peggiori della classifica.
Contemporaneamente un’altra ricerca ha evidenziato come il movimento, inteso anche come semplice passeggiata (perlomeno una percorrenza di circa 10 chilometri la settimana) dimezzi il rischio della demenza in età avanzata. Poichè le dimensioni del cervello diminuiscono con l’avanzare dell’età e questo può favorire lo sviluppo della smemoratezza e della demenza senile, lo studio in questione ha dimostrato che i soggetti presi in esame che nei nove anni precedenti avevano camminato tra i 10/15 chilometri a settimana avevano un volume di materia grigia superiore a quella dei pigri sedentari. Resta da chiarire se esista davvero un rapporto causa effetto tra la pensione, la sedentarietà e il calo di memoria, e una volta che fosse universalmente riconosciuto bisognerà anche spiegare quali aspetti della vita lavorativa ci proteggono dal decadimento fisico, se, in altri termini, hanno più effetti benefici sul nostro fisico una lavata di capo del superiore o una promozione con adeguato aumento di stipendio. Ma, anche dando per scontata la validità di questi studi, c’è da chiedersi come si faccia, in un’epoca di esuberi, licenziamenti, ristrutturazioni, inoccupazione e disoccupazione, a conservare il lavoro fino alla veneranda età di 70 anni. Se ce lo svelassero, forse, invece che passeggiare, saremmo disposti anche a correre.
Articolo di redazione
Fonte: Panorama.it