Colposcopia e videocolposcopia sono tra gli esami che potrebbero essere suggeriti quando il risultato del Pap-Test induce il ginecologo ad effettuarli. Vi è mai capitato ? Avete idea di cosa sia, quando si faccia, chi lo faccia?…
Se non siete ancora riuscite a rispondere a queste domande, ecco a voi una breve spiegazione.
Cos’è la colposcopia?
Il termine viene dal greco kolpos (seno, grembo e vagina) e skopeo (osservare, esaminare). L’esame si effettua tramite uno strumento, il colposcopio costituito da un tubo terminante con una lente (una specie di binocolo) posto nella parte esterna della vagina.
Questo esame permette al ginecologo di analizzare in profondità l’anatomia e i tessuti dell’apparato genitale ed in particolare della cervice: si possono individuare lesioni o anomalie grazie all’utilizzo di un particolare liquido che fa evidenziare forme iniziali di neoplasie. Non necessita di anestesia e dura circa 15 minuti; l’unico fastidio che si potrebbe avere deriva dalle conseguenze della colposcopia stessa o dall’eventuale biopsia; ad essa potrebbero infatti seguire lievi emorragie che si fermano generalmente da sole o richiedono l’intervento del ginecologo che applicherà tamponi vaginali. In ogni caso, una volta eseguita la colposcopia, biopsia o meno, viene comunque consigliato di astenersi dai rapporti sessuali per circa una settimana, di non fare uso di assorbenti interni e bagni particolarmente caldi.
Durante l’età fertile, l’esame va fatto al di fuori del ciclo mestruale come del resto il Pap-Test, e preferibilmente dopo almeno due giorni in cui non si sono avuti rapporti sessuali, non si sono usate creme o tamponi, poiché tutto ciò potrebbe impedire una diagnosi più sicura. Infine, quando si ha un ritardo del ciclo mestruale, dovrebbe essere avvisato il medico perché dovrà prima verificare ed escludere una gravidanza.
All’osservazione, segue l’indagine più approfondita attraverso l’esame istologico, con il quale si viene a conoscere la natura dei tessuti eventualmente colpiti.
Generalmente viene suggerito quando il pap-test, che appartiene agli esami di screening per valutare la presenza di infiammazioni, infezioni, iniziali o più avanzate neoplasie. Una risposta positiva al pap-test non è necessariamente indice di una presenza neoplastica nel collo dell’utero e va confermata attraverso la colposcopia.
Una volta diagnosticata una neoplasia, bisognerebbe tenere sotto controllo la situazione sottoponendosi a controlli ginecologici regolari più ravvicinati rispetto alla norma: almeno 2 volte l’anno andrebbe ripetuto il pap-test ed eventualmente la colposcopia.
Da ultimo può effettuarsi in gravidanza.
Colposcopia: quale tipo di neoplasia può essere evidenziata?
Considerando che il tumore della cervice uterina è possibile identificarlo esaminando la parte terminale dell’utero che termina in vagina, la colposcopia si rivela essenziale per formulare una diagnosi precisa. Questo tumore è causato principalmente dal virus HPV ed è diffuso quanto quello alla mammella.
Esiste comunque un vaccino che previene l’HPV di solito somministrato alle bambine o alle adolescenti che ha una validità ed un’efficacia di lungo termine.
Se le donne non l’hanno praticato è facile capirlo in quanto l’HPV colpisce alcune cellule cervicale rendendole di forma anomala. È comunque importante valutare in tempo la presenza poiché la sintomatologia si presenta quando ormai è difficile porre rimedio; è possibile prevenire ed intervenire dopo aver fatto gli opportuni controlli ginecologici. Più le lesioni sono controllabili, più alte sono le possibilità che la chirurgia possa risolvere il problema.
Che tipo di chirurgia si applica?
Tutto dipende dal tipo di lesioni che si hanno; talvolta si può intervenire anche in ambulatorio con la diatermocoagulazione, crioterapia, termocoagulazione e con la vaporizzazione a laser.
Il chirurgo deciderà un intervento più profondo se vede la necessità di usare il bisturi scegliendo la conizzazione con bisturi, laser o altre tecniche.
Solitamente ognuno di questi tipi di intervento che si dovesse eseguire ha un’alta percentuale di successo, e soprattutto il percorso preventivo può in linea di massima evitare l’eventuale formazione di una neoplasia più grave.
A cosa può servire la colposcopia, oltre che a diagnosi di neoplasie alla cervice uterina?
Non essendo né invasiva, né dolorosa, la colposcopia potrebbe essere richiesta per tenere sottocontrollo la situazione a livello cervicale ed uterino in caso di terapie seguite per la normalizzazione della zona genitale.
Oltre a monitorare, l’esame viene eseguito per diagnosticare malattie sessualmente trasmesse o altre infezioni curabili senza particolare difficoltà come condilomi o altre verruche, micosi genitali, piccoli polipi.
Esiste anche la videocolposcopia: in cosa consiste?
L’unica differenza è la trasmissione delle immagini del colposcopio su un video o monitor collegato ad videoregistratore o ad una telecamera. Le immagini possono essere riviste anche dopo l’esame e si può controllare meglio lo sviluppo dell’eventuale intervento ambulatoriale che dovesse rendersi necessario.
Conclusioni
Pur essendo un esame considerato di secondo livello in quanto è eseguito solo a seguito di pap-test dubbio, è comunque utile per la conferma del tipo di neoplasie presenti, di infezioni. Inoltre, il colposcopio è uno strumento sussidiario come l’ecografo i cui scopi e di conseguenza il loro utilizzo sono però diversi.
Perché dunque non diagnosticare in tempi brevi e preventivamente eventuali sviluppi di malattie che potrebbero aggravarsi? Parlatene e seguite il consiglio del vostro ginecologo.
Fonte: http://salute.pourfemme.it/