Ogni neomamma vive un periodo un po’ particolare dopo aver partorito, poiché per circa 40 giorni – periodo chiamato puerperio – le donne provano le stesse sensazioni, gli stessi sintomi o disturbi che manifestavano durante la pre-gravidanza.
La depressione dopo il parto
Forse alcune mamme lo sanno già, sentendone i discorsi da altre neomamme o forse perché lo hanno letto e si sono informate sulla depressione successiva al parto. Altre, invece, non pensano di poterne soffrirne e non capiscono cosa stia succedendo loro ma i dati parlano di percentuali tra il 15 e il 18%, di mamme che potrebbero soffrire di quel che viene chiamata “depressione post-partum”.
Cosa succede a livello fisico e ormonale
Le madri sono soggette a repentini sbalzi di umore dovuti ad un riequilibrio ormonale, che evidentemente fatica a riprendersi.
Ad esempio, dovrebbero ricomparire le mestruazioni, ma fanno i capricci: anziché il ciclo, talvolta compare un flusso per 3 o 4 settimane consecutive prima color rosso vivo, poi piano piano va ad attenuarsi fino a smettere completamente; il fenomeno si chiama lochiazione.
Possono verificarsi anemie causate dall’abbondante perdita di sangue durante il parto, sia che sia avvenuto per via vaginale sia cesareo; in questo caso, solo lo specialista può trovare una soluzione.
In altri casi si hanno problemi circolatori che portano ad avere caviglie e gambe gonfie, la cui soluzione più semplice è iniziare a camminare o a fare ginnastica al più presto.
Non si escludono poi alterazioni del pavimento pelvico, per il quale è necessario effettuare degli esercizi ginnici per il rafforzamento muscolare (come per esempio attraverso la ginnastica di Kegel che consiste nel contrarre i muscoli, trattenere la pipì qualche minuto e poi procedere alla minzione).
Inoltre, le donne potrebbero essere soggette ad incontinenza – in particolare, nel caso in cui ci siano stati tagli chiamati dai medici episiotomie utili a favorire il passaggio del bambino dal canale uterino.
Sempre legata all’utero avviene la regressione, cioè il ridimensionamento dell’utero da più grande alla grandezza normale; durante la gravidanza ovviamente l’utero aumenta di volume, per ospitare il feto che cresce al suo interno, poi dovrebbe tornare alle dimensioni e alla posizione che ha prima della gravidanza. Talvolta, in questa fase, si hanno dolori addominali o crampi nella zona genitale. Da aggiungere che i problemi di insonnia tendono ad aumentare.
Quando si possono riprendere i rapporti sessuali
Teoricamente la risposta sarebbe più o meno dopo 1 o 3 settimane dal parto, poiché le pareti uterine devono chiudersi e cicatrizzarsi perfettamente per evitare eventuali infezioni. Il problema è che la depressione post partum porta ad un calo del desiderio sessuale e, fin quando la donna non si riprende psicologicamente, i rapporti si complicano: la donna sente di aver perduto la sua capacità di eccitarsi e di avere un orgasmo, l’eros, dunque, inevitabilmente cala.
Le motivazioni del calo del desiderio
Il piacere viene a mancare? Principalmente la nascita di un figlio è un evento che trasforma la vita di una coppia in ogni senso, talvolta rivoluziona ampiamente la sfera sessuale: solo il 15% delle coppie non ha alcun problema di questo tipo, ma ben oltre il 50% non è sicuro di cosa possa accadere diventando madri e padri.
In epoca medievale e fino a qualche secolo fa, alle donne era sconsigliato di avere rapporti per un tempo abbastanza lungo dopo il parto, perché si pensava che il sesso potesse danneggiare il latte materno e la donna poteva contrarre più infezioni. Nonostante i cambiamenti di prospettiva e maggiori conoscenze scientifiche sulla depressione post partum e i suoi sintomi, anche oggi le coppie vivono momenti piuttosto difficili soprattutto per motivi psicologici.
Le statistiche riguardanti l’aumento o la diminuzione del desiderio sessuale sono molto variabili e cambiano soprattutto nel caso delle primipare (primo figlio); quest’ultime tendono a riprendere la loro attività sessuale dopo 3 o fino 12 mesi del parto.
Oltre alle cause psicologiche, tra cui il fatto che la mamma non ha più solo un partner/ un marito da coccolare ma anche il proprio bambino, per il calo del desiderio vi sono anche ragioni di tipo organico:
- gli estrogeni calano
- la vagina è meno lubrificata e più stretta
- i vasi sanguigni hanno una minore congestione
- aumento della paura di provare dolore a causa del taglio per il parto
- sanguinamenti vaginali e dolori di diversa natura
- dispaurenia (dolori durante i rapporti sessuali)
- Eventuali problemi nella produzione di latte: sono necessari almeno 3 o 4 giorni che la madre produca il latte, ma nelle mamme depresse non è detto che accada e a volte alle mamme non piace allattare e nutrire il bimbo.
Cosa succede ai bambini
I bambini, totalmente indifesi, potrebbero risentire della depressione materna, nel caso sia prolungata e non adeguatamente gestita. Se la mamma trova difficoltà nell’alimentarli, nel fargli il bagnetto, nel cambiarli, nel tenerli in braccio e nel sopportare i loro pianti, ne consegue che possono crearsi alterazioni psicologiche e di comportamento in età più “avanzata”, con conseguenti problemi di relazione non solo con la madre ma anche con altre figure affettive.
La sola cura a questo problema è la prevenzione e, soprattutto, la consapevolezza del fatto che le donne possono soffrire di questa patologia. Per evitare forme di depressione post partum con sintomi più seri, informati durante la gravidanza o il puerperio consultando anche insieme al tuo partner/marito, sessuologi o ginecologi.
Fonti
Graziottin A, Rovei V., Sessualità in puerperio e igiene intima: il ruolo del ginecologo Giorn. It. Ost. Gin. Vol. XXVIII – n. 6 Giugno 2006
www.psicolinea.it