Epilessia e gravidanza: volendo capirne i rapporti, forse è necessario dare una definizione della prima per spiegare meglio di cosa parliamo. Ebbene, si tratta di una malattia che colpisce il nostro sistema nervoso ed è scatenata da alcune anomalie all’interno del nostro cervello.
Non si manifesta in ognuno di noi allo stesso modo, anzi tutt’altro; è improvvisa e potrebbe comparire in età giovanile (il picco sembrerebbe essere prima dei 20 anni). Perché insorge? Non si sa, forse per cause di tipo genetico, forse per danni a livello cerebrale, ma in questo i forse abbondano.
Epilessia e gravidanza: la malattia può influire sulla fertilità della donna?
Non sono state riscontrate fino ad ora problemi di influenza o coinvolgimento sulla fertilità femminile; infatti la gravidanza è possibile senza particolari disagi e in caso di gravidanza potrebbe essere colpita solo una piccolissima percentuale (0,2-0,7%).
Se la donna aspetta un bambino, solitamente riesce a portare avanti la gravidanza; il numero degli attacchi epilettici potrebbe però aumentare soprattutto se la donna inizia a soffrire di epilessia prima della gravidanza stessa. In altre parole, non sembra vi sia alcuna influenza sulla fertilità della donna che generalmente riesce a portare a termine la gravidanza.
Epilessia e gravidanza: sai cosa fare?
Dal momento che gli attacchi tendono ad aumentare di circa ¼, le donne colpite dalla malattia non vivono una gestazione particolarmente diversa dalle altre, soprattutto perché le crisi si manifestano solo in donne che già ne soffrivano prima. A parte la possibilità di crisi durante i mesi della gravidanza, solo nel 40% dei casi, l’epilessia si può presentare durante il travaglio di parto o 24 ore dopo dallo stesso se non si è gestita adeguatamente la situazione; va detto che la maggior parte delle donne partoriscono serenamente.
È raccomandabile chiedere la consulenza a più specialisti, i quali possono interloquire fra loro per garantire una maggiore tranquillità durante i nove mesi e dopo il parto. Ci si dovrebbe rivolgere ovviamente al ginecologo, ma anche al neurologo, neonatologo, genetista e pediatra. Questo gruppo di specialisti monitora eventuali problemi di ritardo nella crescita del feto, lo stato di salute generale del nascituro, specialmente la sua respirazione, e l’apparato cardio-circolatorio.
L’assunzione di farmaci appropriati e raccomandati, tuttavia, non riesce ad evitare figli con danni cerebrali e neurologici in particolare se l’handicap è dovuto a ragioni di tipo genetico. È opportuno pertanto seguire le donne in gravidanza facendo fare controlli più ravvicinati al fine di valutare l’effetto dei farmaci che si prendono.
In effetti i farmaci non andrebbero sospesi durante tutta la gravidanza, ma piuttosto integrati con dosaggi ematici mensili al fine di aggiustare la dose terapeutica. L’amniocentesi va effettuata normalmente come nelle altre gestanti, così come un’ecografia morfologica tra la 20ma e la 22ma settimana da ripetere mensilmente dalla 23ma in poi. Durante l’ecografia verrà valutato lo sviluppo della colonna vertebrale e l’accrescimento dell’encefalo. Dalla 28ma settimana andrebbe aggiunta all’ecografia la flussimetria per verificare la circolazione all’interno della placenta materna.
Il parto potrà essere effettuato spontaneamente, ma è consigliabile richiedere un’anestesia peridurale/epidurale per eliminare stress e dolore. Per l’allattamento è il caso di sentire ginecologi e pediatri e trovare una risposta univoca, poiché c’è chi è favorevole e chi è contrario.
Epilessia e gravidanza: quali tipi di epilessia esistono?
Generalizzate/idiopatiche: sono le forme che non compaiono in tenera età o nell’adolescenza; erano, una volta, chiamate piccolo male ed avevano una durata di più giorni consecutivi. Se veniva nella fascia tra i 6 e i 35 anni si chiamava “grande male“; avveniva generalmente al risveglio ed aveva una breve durata, ma provocava forti mal di testa. Inoltre poteva dare disturbi di fotosensibilizzazione.
Le epilessie generalizzate sono quelle caratterizzate da una sensazione simile ad una scarica elettrica a livello degli emisferi cerebrali e sono precedute da formicolii, odori anormali, stati di ansia nonché dolori articolari. Questa tipologia ha il vantaggio di rispondere ai farmaci ed è anche quella che ricorre più frequentemente. Pur comparendo in età post-adolescenziale, è comunque scatenata da problemi genetici, inclusi altri casi in famiglia. Le rare volte che insorge in età compresa tra i 10 e i 17 anni, ha una durata più lunga, ma si riesce a debellarla con successo con terapia farmacologica.
Sintomatica: è la forma più varia in quanto può coinvolgere le tempie ai lati e centralmente, la fronte, i lobi occipitali e l’ipotalamo. I nomi di queste forme differiscono a seconda della parte coinvolta (Ohtahara: appare nel neonato, intorno ai tre mesi e comporta alcune crisi toniche e spastiche che coinvolgono i muscoli fino al blocco del movimento temporaneo; è definita anche burst-suppression, ossia una fase alternata di alta produzione di onde cerebrali “burst” e un’interruzione della stessa “suppression”.
Può degenerare nella forma West: più frequente al 1° anno, con un picco tra il quarto e il settimo mese. Si può arrivare a spasmi durante la flessione dei muscoli e ad una lenta scomparsa dei movimenti da parte delle articolazioni e dei muscoli.
Poi abbiamo la sindrome Dravet: anch’essa propria dei primi mesi ed anno di vita è caratterizzata da forti convulsioni provocate da stati febbrili, iperattività e stati simili a bambini che soffrono di autismo; talvolta coinvolgono lo sviluppo cerebrale ma scompaiono all’età di 2 anni. Più raramente subentrano forme più gravi che rimangono insolute finché il neonato riesce a rimanere in vita.
Lennox-Gastaut: compare più tardi, tra i 2 e i 7 anni, dà luogo crisi epilettiche di diversa tipologia o coinvolge la respirazione, o i muscoli, o è assente per poi ricomparire ad intervalli; non sono ancora note le cause.
Infine, la sindrome Landau-Kleffner: è chiamata anche afasia epilettica acquisita che compare tra i 4 e i 7 anni; come sintomatologia troviamo il ritardo nell’apprendimento a fasi alternate che provoca disturbi nel parlare e nello scrivere.
Idiopatica: si definisce idiopatica la forma che vede coinvolte le zone nervose del cervello e dà luogo ad epilessia occipitale benigna, epilessia notturna, epilessia temporale.
Oltre a quelle elencate, si aggiungono le forme di epilessia che provocano stati confusionali, convulsioni neonatali (ossia sporadiche e benigne), o altri sottogruppi legati a questa sindrome.
Conclusioni su epilessia e gravidanza
La donna affetta da epilessia può programmare una gravidanza, sapendo che corre un rischio basso di malformazioni fetali, pari al 6-7%, e che non deve sospendere alcuna terapia farmacologica, ma integrarla con dosi ematiche.
È preferibile assumere anche acido folico per aumentare la fertilità ed impedire danni alla colonna dei nascituri.
Dopo aver seguito i consigli del ginecologo e del neurologo, si potrà avere serenamente un figlio partorendo naturalmente e spontaneamente con una raccomandabile anestesia epidurale.
Fonte: www.farmaciegravidanza.gov