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Ginecologia e Ostetricia

Fertilità: alcuni consigli per preservarla

Se ci si guarda intorno, ci rendiamo conto che si inizia a pensare al bisogno di preservare la propria fertilità, che potrebbe diminuire per cause di tipo fisiologico o venire meno per ragioni di natura patologica.

E’ possibile difendersi? Cosa è lecito fare per mantenersi fertili? Considerando che le donne raggiungono il più alto livello di fertilità tra i 18 e i 25 anni e che il concepimento del primo figlio si ha mediamente tra i 30 e 35 anni se non oltre, viene da pensare alla propria fertilità – in particolare in caso di patologie future e soprattutto donne a rischio da un punto di vista genetico o congenito.

fertilitàNon è un caso, infatti, ma è un dato oggettivo, l’aumento della richiesta di congelare i propri ovociti nei paesi anglosassoni e negli Stati Uniti.

Ma perché non farlo negli altri paesi?

In Italia, ad esempio il numero delle richieste sta crescendo, poiché le coppie pensano sempre di più a posticipare per diverse ragioni il concepimento di un figlio.

Nei paragrafi successivi si delineeranno alcuni utili suggerimenti su cosa e come fare per preservare la propria fertilità, per sentirsi appagate soprattutto quando si sta vivendo una malattia cronica o a lungo termine che potrebbe influire sul vostro apparato riproduttivo o quando si sono prese con il proprio partner determinate decisioni.

Stessa esigenza c’è da parte degli uomini che tendono a voler conservare i propri spermatozoi poiché la vita quotidiana di oggi potrebbe influire negativamente sulla loro attività sessuale e sulla propria fertilità in vista di una famiglia futura.

Fertilità: quali sono le strade percorribili per preservarla?
fertilità preservarla

Tra le più seguite sono da menzionare:

1) Assunzione di farmaci che hanno la stessa finalità del “GnRH” (Gonadotropin Realising Hormon), ovvero dell’ormone che insieme agli altri 2 (FSH e LH) regola l’attività dell’ovaio rilasciando gonadotropina. Tali medicine servono a limitare gli effetti collaterali comuni, per esempio, in caso di trattamenti chemioterapici; la somministrazione dipende dall’età della donna, dal tipo di neoplasia e dalla presenza o assenza di un partner. Solitamente sono ben tollerati, anche se non c’è garanzia assoluta riguardo alla loro efficacia.

2) Congelare gli embrioni: è una tecnica adottabile nel caso in cui la donna deve sottoporsi ad intervento chirurgico o sta svolgendo trattamenti anti-tumorali. E’essenziale vi sia il consenso della coppia, sia stato certificata l’infertilità dei due e il partner sia sempre lo stesso. L’unico neo è che, in caso di trattamenti chemio o radioterapici, la stimolazione ovarica potrebbe far posticipare la cura.

3) Congelare gli ovociti:  è tra le tecniche più utilizzate, poiché di più semplice attuazione. Gli ovociti vengono conservati nell’azoto liquido e si mantengono fertili per lungo tempo. Ovviamente, il successo dipende dall’età della paziente e dalla quantità di ovuli che si riescono a raccogliere; l’inconveniente è identico al precedente, dato che lo stimolo per la produzione degli ovuli arresta l’effetto dei farmaci chemio o radio terapici che vanno ritardati.

4) Congelare il tessuto che riveste le ovaie: Attraverso un intervento chirurgico con anestesia generale si procede alla laparoscopia e al recupero del tessuto poi posto in soluzione di azoto liquido. Questo metodo ha il vantaggio di poter iniziare dopo pochi giorni qualsiasi tipo di terapia ed è adatto nel caso in cui la paziente fosse in età pre-puberale o puberale (10-13 anni); in questo periodo, è molto più probabile il recupero delle attività svolte dall’ovaio e dagli organi della riproduzione. Sembra infatti che il tessuto, una volta reimpiantato, possa produrre di nuovo gli ovociti e gli ormoni femminili. Un piccolo problema è rappresentato dalla durata della fertilità, ossia per quanto tempo sarà in grado di generare ormoni?

Fertilità: quali coppie possono richiedere il congelamento ovocitario?

fertilità congelamentoE’ opportuno sapere che se si hanno problemi etici o di natura religiosa, la Chiesa ammette il congelamento poiché gli ovociti non sono fecondati e dunque non sono embrioni.  Tutte le donne che devono sottoporsi a cure chemio-terapiche o devono essere sottoposte ad interventi chirurgici, quelle che hanno casi in famiglia di menopause precoci o pretermine (quale che sia l’anticipo) come anche le donne che soffrono di endometriosi  – o che hanno casi in famiglia – hanno la possibilità di richiedere il congelamento. A queste si aggiungono, ovviamente, le coppie che non hanno problemi ma che decidono di posticipare la gravidanza.

Ma quali probabilità ci sono di poter aver un figlio seguendo questa tecnica?

Non è semplice stabilire se e quando potranno avere un figlio, poiché la crioterapia consente agli ovociti di rimanere vitali – per poi essere fertilizzati – per circa 10 anni; per questo differiscono dall’altra tecnica di fecondazione in vitro, con la quale gli ovociti sono fecondati e poi trapiantati in utero.

La crioconservazione non garantisce la sopravvivenza degli ovociti ed è preferibile farne prelevare un alto numero (tra i 20 e 25) in età giovanile 25-30 anni; così ad esempio entro 5-7 anni la gravidanza è abbastanza probabile.

Concludendo, si sa che per avere o non avere un figlio o in altre parole partorire in età fertile senza particolare ricorso a una qualche tecnica vanno considerati i giorni fertili del ciclo di una donna e va seguita una dieta più idonea al raggiungimento dello scopo. Vale esattamente lo stesso per coloro che intendono mantenersi fertili e scelgono di avere un figlio al momento opportuno. Queste metodologie da seguire per la tutela della propria fertilità dovrebbero comunque essere accompagnate da una dieta corretta e da regolari controlli dallo specialista. La cosa più importante è che oggi queste pratiche trovano unanime consenso ed hanno una buona probabilità di successo.

Fonte:

www.incontradonna.it

www.nostrofiglio.it