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Ginecologia e Ostetricia

Inseminazione intrauterina: diventare mamma tra speranza e rischi

Inseminazione intrauterina: da qualche tempo anche in Italia è possibile avere un figlio facendosi assistere con questo modo, diverso rispetto alle coppie con problemi di infertilità, che dà maggiori probabilità di partorire. Certo, la procedura potrebbe avere subito successo ma esistono una serie di “ma”. In generale nelle donne fino a 35-38 anni, la gravidanza può arrivare al termine nel 30% al primo tentativo e con probabilità molto più alte nei tentativi successivi; ma le percentuali variano a seconda delle ragioni per le quali si ricorre all’inseminazione e talvolta dai 40 anni in su spesso non è sufficiente.

Inseminazione intrauterina: in cosa consiste?

È una procedura con la quale viene posto un seme predisposto e preparato allo scopo nella cavità uterina basandosi sull’ora e il giorno dell’ovulazione. Effettuata l’operazione, gli spermatozoi trovano una via più libera per raggiungere le tube; si procede poi con la stimolazione dell’ovulazione che viene tenuta sotto controllo. Se si possono controllare gli ovuli e i follicoli di numero maggiore ad uno, significa che si può monitorare la loro crescita e il loro sviluppo. Sarà infatti la regolare crescita dei follicoli a determinare la sincronizzazione con la deposizione del seme e quindi a dare maggiori probabilità di concepire un feto e portarlo a termine.
Inseminazione intrauterina foto copertinaVa seguito poi un trattamento basato su una stimolazione di carattere farmacologico (clomifene citrato o gonadotropine) e va controllato attraverso regolari ecografie e dosaggi ormonali il procedere dell’ovulazione. Oltre all’ecografia, le donne dovrebbero effettuare un semplice prelievo per valutare e dosare gli ormoni FSH, LH e l’ESTRADIOLO – solitamente nel terzo giorno del ciclo – ; in base alle risposte della paziente stessa, si decide se è il caso di procedere con la stimolazione.
In quel giorno sarà inoltre anche l’uomo a partecipare attivamente con la raccolta del liquido seminale prodotto dal rapporto sessuale usando un preservativo debitamente consegnato dallo specialista o dai suoi assistenti. Il seme lavorato in laboratorio verrà inserito nella cavità uterina senza che la paziente provi alcun dolore.

Inseminazione intrauterina: in quali casi è consigliata?

È stato studiato che l’inseminazione è possibile quando l’uomo o il partner ha una produzione di spermatozoi regolare o l’infertilità non sia grave e le tube femminili siano perfettamente sane. Nello specifico si intende che la si può fare in caso di oligo-astenospermia (la produzione di sperma sia lievemente alterata o ridotta), moderata endometriosi, problema a livello cervicale (della cervice), la produzione luteale non è sufficiente. Va aggiunto poi, che l’inseminazione è consigliabile, anche in caso di fattori di tipo immunologico, qualora vi siano le condizioni di infertilità idiopatica che non comprometta però la salute delle tube.

Inseminazione intrauterina: quanto è efficace?

La risposta è che verosimilmente l’efficacia è accertata, ma il problema nasce dalle ragioni per cui la coppia non riesce a concepire spontaneamente.
Se è l’uomo o il fattore maschile, sembra che nel 15% circa dei casi si ha successo; se, invece, è la donna a presentare endometriosi, la percentuale si aggira intorno al 15% e tende a diminuire in base al tipo di endometriosi (lieve-moderata-grave), raggiungendo lo 0% nel caso più grave.
In caso di problemi alla cervice, il livello di fecondità nella coppia è pari a circa il 30%.

Inseminazione intrauterina: a quali rischi va incontro la donna?

Non sono stati riscontrati particolari rischi si vada incontro a seri problemi, ma è anche vero che la tecnica si avvale di farmaci a base di ormoni che potrebbe infastidire la donna o provocarle dolore quando le ovaie aumentano di volume; spesso il dolore si riesce a tollerare, e solo nel 2% dei casi può essere insopportabile. Talvolta potrebbero comparire problemi renali o di coagulazione del sangue. In casi ancora più rari, l’utero o l’apparato genitale potrebbe subire piccole lesioni o ferite durante l’impianto o altri piccoli interventi che si dovessero rivelare necessari.
Tra le vere complicanze che potrebbero insorgere nei casi di donne molto giovani, ossia al di sotto dei 30 anni, vi sono rischi di gravidanze multiple (il 20%) che potrebbero portare anche alla mortalità di madre o feto. Non possono escludersi figli sani e figli con qualche deficit motorio o psichico; sono più frequenti i parti prematuri, come del resto accade per le gravidanze gemellari. A scopo preventivo, in alcuni paesi è stata introdotta la tecnica “single embryo trasfer”con la quale si seleziona un embrione e l’altro si congela.
Un altro, ma forse l’unico vero grave rischio per la madre è dato dall’aumento delle probabilità di poter andare incontro a neoplasie causate dall’assunzione di determinati farmaci. Tuttavia sono terapie farmacologiche impiegate ormai da diversi anni, con casi di neoplasie che tendono sempre più a ridursi; in altre parole non si può escludere la formazione di una neoplasia, ma ciò comunque si verifica di rado.

E il feto?

In primo luogo il nascituro potrebbe andare incontro a problemi genetici ossia alla trasmissione di deficienze o malformazioni, ma la percentuale di rischio è di poco superiore a quella dei figli nati da gravidanze naturali complicate, 4% contro il 3%.
In ogni caso, come sempre nulla, può essere garantito al 100% riguardo alla gravidanza e ancora meno si può prevenire l’imprevedibile, ma se le donne e la coppia possiedono tutti i requisiti adeguatamente analizzati dallo specialista, avremo sicuramente un aumento di mamme e papà felici ed orgogliosi dei loro bambini.

 

Fonte: www.nostrofiglio.it