Attualmente, in virtù delle ultime tecniche è possibile ottenere con il laser risultati brillanti ma del tutto insperati solo pochi anni addietro.
In effetti, sembra che gli strumenti utilizzati permettano un’indagine più approfondita per identificare eventuali patologie di minore o maggiore importanza e di conseguenza esiste la possibilità di intervenire in tempi brevi e con poca invasività chirurgica.
In più con la chirurgia ed in particolare la microchirurgia con l’uso del laser, si riducono le complicanze e si prospettano alle pazienti veloci riprese delle attività.
Come è possibile ottenere questo con il laser?
Per quanto riguarda i problemi di ordine ginecologico e partendo da quelli minori affrontiamo i condilomi. Le “verruche genitali”, chiamate più scientificamente, condilomi si possono curare attraverso l’uso di strumenti che producono CO2 o tullio; questi ultimi si possono applicare in piccoli interventi durante la colposcopia o la laparoscopia.
Di conseguenza la paziente riuscirebbe ad evitare le precedenti tecniche chirurgiche a cielo aperto.
La strumentazione nella quale si fa uso del laser è adoperata nei casi di problemi di displasia vulvare, vaginale o in alcune patologie che insorgono all’interno dell’utero o dell’endometrio come per l’endometriosi: nel primo caso, solitamente il laser è applicabile durante la colposcopia, nel secondo, invece, durante la laparoscopia o l’isteroscopia; lo specialista può valutarlo in base all’entità del problema.
Va aggiunto che per lo più questi piccoli interventi richiedono generalmente anestesia locale e sono fattibili in ambulatorio a prezzi accessibili e comunque inferiori economicamente all’intervento in sala operatoria.
E’ inoltre utile sapere, comunque, che questo tipo di chirurgia può dare ottimi risultati anche se usato in sala operatoria.
Laser: perché e quando usarlo
Si è parlato prima di colposcopia ed, in effetti, se abbinato al colposcopio, il laser aiuta ad eliminare ogni tipo ferita o verruca ed in particolare dove l’entità del problema è minima. Possono adottarsi metodiche attraverso le quali si uccide o si brucia: si possono trovare diverse soluzioni, ma tra le più semplici, si potrebbe decidere di eliminare la lesione, conservando ogni singolo organo dell’apparato genitale coinvolto; potrebbe esserci la necessità dell’esame istologico, ma la scelta dell’esame dipende dalla tecnica scelta per risolvere il problema: ablazione o vaporizzazione?
La risposta all’alternativa è la spiegazione per l’utilizzo o meno dell’esame istologico.
In caso di CIN 1 (acronimo tradotto in italiano con neoplasia intraepiteliale cervicale, seguito dal grado 1, 2, 3 che indica lo stadio ovvero lieve, medio ed avanzato) che include la displasia, l’hpv ed altre patologie che si possono individuare anche tramite un semplice Pap-test, è consigliabile l’uso del laser poiché attraverso l’uso di un microscopio c’è una maggiore garanzia ottenendo la massima precisione nell’esecuzione dell’intervento; inoltre è particolarmente efficace e dunque quasi sempre risolutivo.
Esso si può praticare in ambulatorio e in linea di massima le cicatrici tendono a riassorbirsi per lo più facilmente; talvolta, quando rimane, ciò che si vede è un piccolo segno.
Appartiene alla ginecologia oncologica o meglio ai ginecologi oncologi o ai soli oncologi la tecnica chiamata vaporizzazione o conizzazione escissoriale: la prima è generalmente applicata nei casi di displasia della mucosa della cervice o con infezioni da virus HPV (Papilloma); la seconda prevede l’asportazione di una piccola porzione di utero con un disegno chirurgico morfologico simile ad un cono, da cui il nome. Ad essi vanno i casi di VIN (neoplasia intraepiteliale vulvare) e VAIN (neoplasia intraepiteliale vaginale).
In alternativa alla colposcopia o meglio al laser più il colposcopio, che non è indicato per tutte le patologie, si è affermata la laparoscopia ovvero l’utilizzo di un laparoscopio associato ad uno strumento che si avvale del laser CO2, adatto nei casi di chirurgia addominale più interna. Attraverso questa tecnica, la complicanza o il rischio di danneggiamento dei tessuti è limitato.
Non è un caso, se per gli americani, la laparoscopia con laser CO2 appartiene al gruppo abbreviato con WYSIWYG ovvero what you see is what you get (ciò che vedi è ciò che riesci ad ottenere). Si applica preferibilmente in patologie presenti in zone un po’ nascoste e profonde quali l’intestino, l’uretere e la vescica. C’è inoltre chi utilizza un laser costituito da un set di fibre flessibili che consente all’operatore di toccare con le dita l’organo da trattare.
Oltre alla colposcopia e alla laparoscopia esiste e viene scelta anche l’isteroscopia ovvero un isteroscopio che indaga in profondità l’utero e il laser adeguato. In questi casi il laser dovrebbe essere dotato di particolari fibre che dovrebbero attraversare l’isteroscopio con più facilità; di conseguenza ci possono essere diversi vantaggi:
1) le cicatrici, all’interno dell’utero sono minime o del tutto assenti,
2) non è ridotto il volume uterino,
3) si riducono i costi sanitari e l’intervento è estremamente veloce e non eccessivamente invasivo.
Si aggiunge che il laser o meglio la luce laser potrebbe agevolare ed aiutare al ringiovanimento vaginale. In base ad un esperimento su un gruppo di donne, in Italia e precisamente a Milano, è stato effettuato un test: la luce laser rende più veloce la formazione di un collagene che combatte e previene l’atrofia o secchezza vaginale. Più semplicemente il laser durante la menopausa potrebbe essere visto come una valida alternativa alle metodologie impiegate fino ad oggi per combattere la secchezza vaginale, il prurito come anche i dolori durante i rapporti sessuali in età menopausale.
Chi può farsi curare con il laser?
In effetti l’unico problema è dato dal fatto che il laser non è sempre possibile ed in particolare è sconsigliato in gravidanza o in presenza di problemi circolatori o ematici. Sarà lo stesso specialista a valutare se, come e quando intervenire con il laser, poiché talvolta potrebbe essere sostituito da altre terapie.
Attualmente è possibile trovare alternative alle metodologie o alle terapie tradizionali poiché in molte situazioni il laser applicato al colposcopio, laparoscopio o isteroscopio permette allo specialista di operare in modo più preciso e alla paziente di subire meno complicanze o rischi. E’ utilizzabile in alcuni disturbi o problemi che si hanno solitamente in menopausa, è indolore e soprattutto non è particolarmente invasivo. In sintesi, le patologie o i problemi trattabili generalmente con successo dal laser nelle sue diverse composizioni e tipologie sono:
- l’endometriosi (anche se il buon esito dipende sempre dall’avanzamento della patologia),
- presenza di aderenze per precedenti infezioni o interventi (escissione e coagulazione avvengono contemporaneamente ed è ridotto il trauma dei tessuti).
Ad essi potrebbero essere aggiunti: fibroma uterino ed ovarici (sembra che il laser sia meglio del bisturi usato per l’elettrochirurgia), prolassi uterini, polipi, utero setto, policistosi ovarica, cisti del Bartolino, miomi, atrofia vaginale, incontinenza grave, displasie ed alcune neoplasie.
Fonte:
www.medicallaser.it/ginecologia