Iniziamo con il dire che la mola vescicolare è la patologia che dà il nome alla gravidanza molare.
Al momento del concepimento, come è noto, l’uovo è fecondato dagli spermatozoi, ma le cellule placentari agendo in modo anomalo portano alla formazione di un raggruppamento, non previsto, di cellule all’interno dell’utero materno; questo gruppo di cellule fuori dalla norma prende il nome di “mola”, la quale impedisce al feto di diventare bambino.
In altre parole, la gravidanza è definita molare se non ha successo.
L’insorgenza di tale patologia varia in percentuale in modo diverso a seconda delle aree in cui ci troviamo: per esempio, in Europa e in America del Nord l’incidenza è bassa e si aggira intorno all’1‰, mentre in America del Sud e in Asia è più alta e risulta di circa 1-2%; l’età materna e paterna potrebbe influire sulla formazione della mola stessa così come le multipare hanno una maggiore probabilità rispetto alle nullipare. Se una donna è andata incontro ad una gravidanza molare, il rischio possa ripresentarsi è il doppio rispetto a chi non ha avuto figli.
Mola vescicolare: le forme della gravidanza molare
E’ stato stabilito dalla Società Scientifica Internazionale che diverse sono le forme della gravidanza molare:
- mola vescicolare completa ovvero senza strutture embrionali,
- mola vescicolare parziale ovvero con la presenza di villi coriali a forma di grappolo d’uva e di aspetto normale (in questo caso potrebbe esservi il feto, ma non potendo svilupparsi, muore).
- mola vescicolare invasiva nella quale il villo degenerato penetra nel miometrio e pur partendo da una forma di neoplasia benigna può evolvere in maligna e dar luogo al coriocarcinoma.
Perché si forma la mola vescicolare?
Le ricerche citogenetiche (sulle cellule) hanno portato a concludere che nella mola completa potrebbero esservi cause genetiche di tipo paterno in assenza di cause materne e dunque androgenetiche: due spermatozoi fecondano contemporaneamente un ovocita. In altri casi le ragioni potrebbero essere molteplici ed alquanto difficili da poter prevedere.
Come si diagnostica la mola vescicolare?
Normalmente per valutare inizialmente l’evoluzione di una gravidanza si esegue un esame per il dosaggio di betaHCG (ormone prodotto dal villo coriale): se si nota un valore elevato di questo ormone pari a circa 10 volte il valore della normale gravidanza, si sospetta una gravidanza molare e si indaga con l’ecografia da effettuare tra la X e la XVI settimana di gravidanza. Durante l’esame, lo specialista individua un utero contenente la mola, anziché un feto ovvero vede tante vescicole che portano ad aspetto definito a “tempesta di neve”; se la mola è parziale la diagnosi può essere più tardiva, in quanto non è chiaro il punto alterato della placenta e lo si ricava indirettamente dalle ovaie nelle quali si intravedono alcune immagini di corpuscoli a forma di ortica. Vi sono comunque anche dei sintomi che la caratterizzano, quali ad esempio:
- sanguinamento vaginale,
- salivazione abbondante,
- vomito,
- presenza di alcune vescicole d’acqua.
Una volta accertata la presenza di una gravidanza molare, l’unica soluzione sembra essere lo svuotamento dell’utero e un successivo esame istologico; si effettuerà poi il raschiamento, intervento con il quale si rimuove la mola e una piccolissima porzione di parete uterina ed inoltre si valuta il graduale abbassamento del betaHCG fino alla sua scomparsa.
La persistenza del betaHCG e la sua risalita implica una seconda revisione uterina o il ricorso ad una monochemioterapia basata sulla somministrazione di un solo farmaco da prendere fino a che non risponde più; questo o le altre medicine vanno prese al fine di prevenire la formazione del coriocarcinoma, ovvero una complicanza della mola.
La mola nel nostro paese ha una bassa incidenza e si può dire si tratti una gravidanza rara. Il sospetto si basa su altissimi valori del betaHCG, sull’esclusione di una gravidanza multipla nell’ecografia e sulla presenza in utero di vescicole acquose anziché del feto.
Si può e si deve far prelevare la mola attraverso il raschiamento ed è necessario effettuare un regolare controllo relativo ad un anomalo valore del betaHCG per stare tranquilli. Nel caso in cui non si riuscisse a bloccare questo ormone, si dovrà eseguire un altro intervento di revisione uterina e passare ad una chemioterapia adiuvante ovvero precauzionale.
Dopo una gravidanza molare, è consigliabile aspettare almeno 6 mesi /1 anno per non correre il rischio possa ripresentarsi.
Fonte:
Peter Callen, Ecografia in ostetricia e ginecologia, Elsevier, 2009.