Avete mai provato a domandarvi cosa sente il vostro bambino che sta crescendo dentro di voi? Sentirà se sono ansiosa, arrabbiata, felice? Quale sarà il suo rapporto con i suoni e la musica in gravidanza?
Nel quadro dell’ultima ricerca scientifica americana, vi è l’immagine di un grafico nel quale sono state disegnate tutte le reazioni dei feti ai suoni fatti ascoltare sul ventre materno attraverso dispositivi collegati ad un monitor. I feti rispondono! Come …lo si è scoperto è quello che andremo ad analizzare.
Musica in gravidanza: cosa percepisce il feto
Quale conseguenza ci sarà o ci saranno sui feti, sui neonati, sui bambini, in caso di gestanti ansiose?
L’ansia può essere provocata da numerose ragioni e non va presa “sotto gamba”, poiché si ripercuote sulla gestante/madre e sul feto/neonato/figlio. Stress da lavoro, paura di non essere all’altezza di diventare madre, tocofobia (paura di partorire).
Qualche volta possono essere malattie cardiache a creare ansia, altre volte l’uso di alcuni farmaci; l’importante è essere ansiosi per qualcosa che esiste e che dà ansia reale; in qualche caso si ha paura, ma non si è pienamente consapevoli del perché. Solo in quest’ultimo caso c’è forse da preoccuparsi un po’ di più, poiché questo stato è cronico e si avrà sempre paura di qualcosa che potrebbe accadere. In altri casi, la situazione può essere controllata meglio, dopo aver esaminato attentamente la sintomatologia:
· battito cardiaco accelerato ed irregolare (lieve o moderata aritmia),
· sviluppo crescente di adrenalina,
· ormoni come il cortisolo in azione,
· produzione di glucosio in quantità non regolare.
Ma perché va considerato questo stato? La risposta è evidente, se si pensa al ruolo della placenta: il feto viene ad assorbire tramite la placenta questi ormoni e si potrebbe andare incontro ad una parto pre-termine, ad un ritardo di crescita, a neonati con crani più piccoli della norma, ad una futura ed eventuale condizione di persona ansiosa da adulto. Andrebbe altresì precisato che le future mamme cercano di difendere i loro nascituri da manifestazioni di stress nel futuro dei loro bambini; infatti, dal 3° al 6° mese di gestazione viene prodotto dalle madri stesse un enzima che blocca o limita l’azione del cortisolo, trasmettitore dello stress; potrebbe essere una difesa che ha una buona durata, ma che perde la sua efficacia se lo stress materno dovesse essere più duraturo.
Cosa sappiamo sulle sue sensazioni se provi un dolore, se sei arrabbiato, se sei contento…?
Premettendo che il feto inizia a sviluppare la percezione a partire almeno dalla 26ma settimana proviamo a spiegare se, quando e perché un bimbo nel grembo materno può provare dolore. Se si pensa che quando il bimbo è nel pancione riesce a diventare partecipe e in simbiosi con la vita della madre e a sentire in quale ambiente potrà nascere potrebbe risultare tutto più chiaro. Ebbene, secondo uno studio di due ricercatori inglesi, a partire da quell’età gestazionale, ovvero quando iniziano a svilupparsi il tessuto nervoso, il dolore viene percepito dal feto in modo diverso rispetto al neonato o all’adulto. Non è semplice comprendere il processo attraverso il quale nell’età pre-natale si sviluppi la percezione, ma è accertato che nei feti c’è una risposta agli stimoli provenienti dall’esterno. Ogni creatura sente per via indiretta: percepisce che la madre sta cercando di alleviare una qualche sensazione fastidiosa o un dolore vero e proprio spostandosi; la madre potrebbe poi assumere qualche farmaco, che a sua volta talvolta potrebbe essere ingerito dal feto tramite la placenta. Come il dolore anche il piacere è assorbito dai bimbi perché quando le mamme sono particolarmente felici producono endorfina ed altri ormoni della felicità: si è visto che nei bimbi quando la mamma aveva piacevoli sensazioni si formavano nei flussi cerebrali delle curve indicanti sensazioni piacevoli di benessere.
Ma come posso capire le reazioni dei feti ?
A formarsi per primo è il tatto nel feto e la sua pelle è pronta a reagire già a partire dalla 7ma settimana: è possibile che il feto senta il calore del liquido amniotico e di alcuni organi materni; la sua risposta la si vede osservando il battito del suo cuore. Dalla 25ma settimana anche l’udito è sviluppato e le mamme sentono i loro figli muoversi e scalciare quando sbattono una porta o usano strumenti casalinghi rumorosi (frullatori, tritacarne…). Durante l’ecografia è possibile talvolta rendersi conto, o meglio i ginecologi lo vedono nell’immagine proiettata nello schermo dell’ecografo, come reagiscono i bimbi nell’utero materno: se, in completo relax, le mamme vengono invitate a parlare ai loro bambini in modo dolce la frequenza delle pulsazioni diminuiscono e a volte anche l’espressione del volto risulta più rilassata.
Musica in gravidanza: cosa succede quando i feti vengono stimolati con suoni ed ultrasuoni?
Appena inizia il 6° mese, nell’orecchio del feto si sono già sviluppati martello, incudine e staffa. Quando le onde elettromagnetiche giungono alla coclea, vengono ritrasmesse nella forma di segnali elettrici al cervello; ne consegue che da questo momento lo sviluppo dell’udito può dirsi in uno stadio avanzato che si concluderà nell’ottavo o nono mese, ovvero iniziano a percepirsi i suoni in modo scandito. E’stato condotto un esperimento in più di un utero materno che si trovava all’8°- 9° periodo di gestazione: sono stati posti alcuni microfoni di piccolissime dimensioni vicino alla testa del feto, passando per la cervice uterina. Le conclusioni sono state che il feto assorbe e percepisce suoni ritmici simili a quello dell’acqua a bassa pressione o all’aria nello stomaco materno e ciò che sente si ripercuote nel battito cardiaco della stessa mamma. E’emerso inoltre che nonostante un ambiente protetto i suoni riescono a raggiungere l’utero.
Musica in gravidanza: qual e’ il rapporto madre/feto/musica?
Dal momento che i molti rumori provenienti dall’esterno sono percepiti dal feto, secondo alcuni specialisti anche la musica in gravidanza non può rimanere inascoltata o impercettibile.
La musica in gravidanza può arrivare ai nascituri, grazie a segnali acustici, percepiti attraverso l’orecchio interno e le vibrazioni ossee: le reazioni dei feti ci sono state e dipendevano dal volume, dal timbro e dalla frequenza dei suoni; infatti i movimenti fetali aumentano considerando come parametri il battito cardiaco, la respirazione e riflessi. Se i suoni avevano decibel molto alti, questi potevano influire negativamente sullo stato del feto; per esempio i suoni simili a quelli di una discoteca sono accolti da repentini cambi di posizione del feto o sbalzi consistenti nell’utero materno (paura, chissà? Riflesso ?). Questi studi confermano la possibilità di una sensibilità del bambino quando è in utero, appena nato o in età adulta.
Questi risultati portano a ribadire che pur non essendoci accordo unanime fra i medici specialisti ovvero tra ginecologi, neurologi, psichiatri e psicologi, così come è stato dimostrato che ansia, felicità, rabbia ed altre sensazioni – che fanno secernere sostanze o ormoni assorbiti dalla placenta – possono essere trasmesse da madri a figli, anche per i suoni e per la musica può essere lo stesso. Questa trasmissione della musica in gravidanza avvenire solo dopo che l’organo dell’udito si è formato pressoché completamente, ossia a partire dall’ottavo mese di gravidanza. E’ stato accertato che i bimbi nella fase pre-natale percepiscono e distinguono i suoni alti dai suoni bassi; ciò, in teoria non esclude la possibilità che possano sentire e sviluppare un orecchio musicale.
Diventeranno piccoli grandi Chopin, Beethoven o Bach chissà? Niente si può escludere….presto lo si potrà dimostrare….!
FONTE:
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