La neoplasia in questione può colpire la vulva, che si trova nella parte esterna dell’apparato genitale femminile.
Una neoplasia vulvare insorge di rado, ed è stato calcolato che la percentuale di incidenza è pari a 7-8 casi su 100.000, anche se a partire dai 65 anni il rischio potrebbe aumentare.
Come diagnosticare la neoplasia vulvare?
Pur insorgendo in uno dei distretti anatomici di più facile e semplice accesso diagnostico, tuttavia la neoplasia potrebbe non essere diagnosticata nella sua fase iniziale. Questa diagnosi ritardata è imputabile a diversi fattori: la donna anziana è restia ad andare dal ginecologo, la sua sintomatologia è aspecifica e talvolta il medico di base ha poca esperienza di lesioni vulvari per inviarla poi dallo specialista.
Dove si localizza?
Il carcinoma vulvare si localizza solitamente nella parte anteriore della vulva sulle piccole e grandi labbra, sul clitoride, più raramente nelle ghiandole vestibolari maggiori (Bartolino) e minori. Le lesioni vulvari caratterizzate da atipie cellulari precedono di anni la forme invasive. Il termine VIN (vulvar intraepitelial neoplasy) raggruppa l’insieme delle alterazioni cutanee che istologicamente risultano atipiche.
Esistono tre gradi di VIN: 1, 2, 3 in rapporto alla quantità delle lesioni epiteliali.
Le malattie di Bowen, eritroplasie di Queyrat, il morbo di Paget, il lichen scleroatrofico sono classificati come VIN.
Questi ultimi clinicamente si presentano come zone cutanee con alterazioni del colore, spesso con aspetto eczematoso.
Il carcinoma può presentarsi con l’aspetto di un nodulo o di un ulcera simile ad un cavolfiore; la sua diffusione avviene per contiguità, estendendosi verso la vagina e l’uretra o per via linfatica. I linfonodi primitivamente interessati sono gli inguinali superficiali e solo nelle neoplasie più avanzate gli inguinali profondi e le stazioni iliache.
Quanto rischio corre una donna con carcinoma vulvare
La sopravvivenza a 5 anni delle donne affette da neoplasia inserita nella vulva è legata allo stadio del tumore e alla sua diffusione linfonodale.
Nello stadio I (T1) tumore limitato alla vulva e non più largo di 2 cm la sopravvivenza è pari al 77%, nello stadio II (T2) tumore maggiore di 2 cm ma con linfonodi negativi, la sopravvivenza è del 50%, negli stadi III e IV (T3 e T4) con linfonodi positivi esterni alla vagina la percentuale si aggira al 40-43%.
Qual è il sintomo che deve portare la donna dal ginecologo?
Nei tumori iniziali la donna riferisce una formazione rilevata al tatto e comparsa di recente. Nel tempo il sintomo, il prurito insistente e resistente alla terapia, bruciore, perdite maleodoranti, sanguinamento e dolore fanno indurre lo specialista a diagnosticare la presenza di metastasi vulvari e dunque segni tumorali.
La diagnostica della neoplasia vulvare
L’ispezione ad occhio nudo permette al ginecologo di individuare con facilità una neoplasia in stato avanzato, mentre più difficile è riconoscere una lesione pre-invasiva. Vale comunque il principio per il ginecologo che qualsiasi lesione produttiva o ulcerativa va bioptizzata. La biopsia va effettuata poiché attraverso il prelievo di un frammento, effettuato in anestesia locale da inviare al patologo, lo specialista potrà interpretare e capire meglio la tipologia di VIN.
Quali sono le tipologie di VIN
Il VIN è stato suddiviso in 2 tipi istologici:
- VIN classico o indifferenziato più frequente nelle donne giovani e correlato al virus HPV, meno soggetto a progressione.
- VIN simplex o differenziato: più comune nelle donne di una certa età e più soggetto alla forma invasiva.
Le neoplasie invasive sono epiteliomi squamosi tipici o carcinomi basaloidi, condilomatosi o verrucosi, l’adenocarcinoma delle ghiandole del Bartolino.
Quali le possibilità di cura
Le lesioni vulvari possono essere asportate con bisturi o elettrobisturi, o meglio con laser a CO2, mentre l’applicazione locale con un farmaco specifico risulta essere dispendiosa e poco efficace. In particolare nel caso di carcinoma di I e II grado VIN, è sufficiente l’emivulvectomia con l’asportazione del nodulo sentinella; se negativo, l’intervento è concluso in caso contrario è necessaria un’ulteriore indagine.
Negli stadi più avanzati, III e IV è necessaria la radio e la chemioterapia. Tra i tumori, quali in particolare il melanoma vulvare abbastanza raro; la diagnosi richiede l’epilumenescenza e la lesione pigmentata va asportata con ampi margini di sicurezza.
Va ricordato che vulva e vagina spesso si contagiano fra di loro: i melanomi ricorrono nel 6% dei tumori vulvari, particolarmente nel clitoride e piccole labbra, e nel 9%; si tratta di tumori che hanno origine dalle cellule che fanno sviluppare i pigmenti che colorano la pelle. Da ultimo i sarcomi (2% dei tumori vulvari) che possono colpire anche in età giovanissima.
Fonti
Atti Convegno SIGO 2014: Requisiti essenziali per il trattamento delle neoplasieginecologiche. http://www.gfmer.ch/Guidelines/Neoplasie_genitali_femminili_it/Neoplasie_genitali_femminili_mt.htm