Dal 2014 in Italia grazie ad una legge approvata anche dalla Corte Costituzionale la fecondazione eterologa è possibile, ma ci sono alcune limitazioni. È giusto spiegare in modo semplice in cosa questo tipo di fecondazione consista.
L’eterologa è una fecondazione che avviene per donazioni di ovuli provenienti da persone estranee alla coppia o da raccolte di spermatozoi in specifiche sedi. In base alla legge approvata, si è stabilito che i nascituri dovranno avere la pelle, gli occhi e i capelli simili e gruppo sanguigno simili o compatibili a quelli della coppia infertile.
Cos’è la fecondazione eterologa femminile?
Si tratta di una tecnica, che si avvale di gameti diversi da quelli della coppia che vuole concepire un bambino e con un patrimonio genetico diverso rispetto a quello della suddetta coppia. La fecondazione eterologa può essere femminile, maschile o di entrambi. Per quanto riguarda quella femminile, viene chiamata anche ovodonazione: questo processo avviene, procedendo alla fertilizzazione in vitro di ovociti di una donna diversa (la donatrice) da quella della coppia infertile; nell’utero della ricevente verranno messi gli ovuli fecondati dagli spermatozoi del marito o del partner della donna sterile.
In caso di successo, il figlio non porterà il corredo cromosomico materno. L’ovodonazione è solitamente utilizzata in caso di donne che vanno in menopausa prima del tempo (menopausa precoce). Ma vi sono anche altre indicazioni quali l’insufficienza ovarica a causa di qualche disfunzione, la sindrome di Turner (che può essere legata all’insufficienza ovarica di tipo genetico), fecondazioni assistite senza successo o infine se la donna vuole un figlio in età post-menopausale.
Come avviene la selezione della ricevente e del donatore?
La ricevente viene sottoposta ad una serie di domande da parte del ginecologo relativamente alla sua storia clinica e a quella della sua famiglia per evitare possano verificarsi complicanze durante la gravidanza.
In mancanza di patologie ereditarie, si consigliano i seguenti esami emato-chimici o diagnostici: emocromo, fattore Rh, screening per l’epatite, la rosolia, la varicella, l’ HIV, un prelievo endo-cervicale ed infine un semplice Pap-test. A questi si dovrebbero aggiungere una visita cardiologica con ECG (Elettrocardiogramma), ed altri esami come la mammografia ed un’attenta valutazione ecografica dell’utero ed infine una valutazione psicologica.
Generalmente viene scelta una donna con una mappa cromosomica senza macchia, uno stato emozionale normale (stabilità emozionale) e possibilmente di età inferiore ai 34 anni. Una volta scelta, la ricevente dovrà preparare in modo adeguato il suo endometrio prima dell’impianto degli ovuli.
Sembra che il successo della fecondazione eterologa femminile, indipendentemente dall’età della ricevente, sia pari al 70%. Rischi e complicanze sono piuttosto rari, ma l’unico problema che potrebbe nascere è di natura psicologica, ma la prevenzione non è cosa semplice.
In cosa consiste la fecondazione eterologa maschile?
È un tipo di procreazione che si avvale di spermatozoi provenienti da donatori esterni alla coppia. Le modalità possono essere più di una: gli spermatozoi possono essere depositati nella vagina della donna ricevente, nel suo canale cervicale o anche all’interno dell’utero 24 ore prima del suo picco ovulatorio. Una tecnica di secondo livello è quella chiamata FIVET che consiste nella fecondazione degli embrioni in vitro e nel loro trasferimento in utero. Nel caso di uomini sterili, gli spermatozoi possono essere reperibili nelle banche del seme, dove i donatori vengono selezionati dopo aver escluso patologie genetiche o ereditarie. Il successo varia in base alla collocazione degli ovuli e all’età della donna: se la donna ha meno di 40 anni, le probabilità aumentano; se, invece, ha più di 40 anni le possibilità si riducono di molto.
A chi è destinata la fecondazione eterologa?
Questo dipende dallo stato in cui vive la coppia poiché negli Stati Uniti fino ad oggi era ammessa tra le coppie eterosessuali con problemi di infertilità e le coppie omosessuali, mentre in Italia è ammessa e limitata alle coppie eterosessuali.
Quali sono i casi in cui è indicata?
L’indicazione principe al suo ricorso è l’assenza di spermatozoi nel liquido seminale (azospermia), eventuale trasmissione di malattie genetiche o infine la moglie con gruppo sanguigno Rh negativo (e marito Rh positivo). Sicuramente l’aspetto psicologico ha una rilevanza notevole tanto che sarebbe preferibile che le coppie trovassero pieno accordo nella riservatezza nei confronti del bambino o dei conoscenti: donatore e ricevente hanno diritto alla privacy e gli specialisti devono seguire il loro codice deontologico relativo al segreto professionale, per quanto riguarda tutti gli attori.
Conclusioni
È un dato certo ed anche riconosciuto dalla Corte Costituzionale il diritto di seguire la fecondazione eterologa, in caso di una coppia infertile regolarmente sposata o che convive da molto tempo.
È possibile eseguirla sia se la donna è sterile sia se lo è uomo poiché cambiano i donatori: donna preferibilmente giovane e sana per l’impianto di ovuli fecondati dal marito o partner della coppia; o, in alternativa, moglie o compagna sotto i 40 anni che riceve gli spermatozoi da un altro uomo privo di malattie genetiche ed ereditarie.
L’unico problema è di tipo psicologico, in quanto non è mai facile decidere se e quando dire al bimbo che verrà alla luce, come sia stato possibile l’evento.In futuro è in programma lo studio delle cellule staminali per agevolare e risolvere definitivamente il problema dell’infertilità maschile e quindi almeno uno dei due sessi potrà più facilmente diventare più padre.
FONTE: Infertilità umana a cura di C.Sala
